8.let me know

532 59 6
                                        

Taehyung si svegliò di pessimo umore, quella mattina.
Si trascinò fuori dal letto, rabbrividendo per la differenza di temperatura tra le coperte calde e l'aria gelida che riempiva la piccola stanza.
Aprì le tende della finestra posta accanto la scrivania, lasciando entrare la luce. Fuori, la città era già piena di vita. 
Oh, Dio, che ore sono?

Il ragazzo afferrò il telefono riposto sul comodino, per controllare l'orario. Era quasi mezzogiorno, ormai. 
Trovò una chiamata persa da Seokjin, di appena un paio d'ore prima. Taehyung sorrise.

Era passato un anno e mezzo da quando aveva lasciato la Corea del Sud per gli Stati Uniti. Inizialmente, il castano aveva avuto paura che i suoi amici si sarebbero scordati abbastanza in fretta di lui; fu una sorpresa scoprire che, invece, le cose andarono esattamente nella direzione opposta.
Ogni sera, puntuale come un orologio svizzero, subito dopo aver cenato, Seokjin telefonava a Taehyung. Si raccontavano della loro giornata -quella appena conclusa di Jin, e quella sul punto di cominciare di Taehyung-, del lavoro: Seokjin faceva sempre mille domande a Taehyung in merito al suo stage -ormai terminato da circa sei mesi- e al suo nuovo ruolo di tirocinante; Taehyung gli chiedeva di descrivere il clima di Seoul, la fioritura degli alberi in primavera, la neve d'inverno.
Per quanto fosse accattivante e divertente per un giovane uomo, l'America non era la Corea, non era Seoul, non era casa.
Poi, a fine telefonata, c'era un'ultima domanda che non sempre il ragazzo trovava il coraggio di porre all'amico. Lo capiva, Seokjin. Quando la voce di Taehyung si faceva più flebile, dopo diverso tempo trascorso a ridere e parlare, sapeva che era arrivato il momento. E, quando il castano non trovava il coraggio di chiederglielo, il maggiore restava in attesa, incoraggiandolo silenziosamente a farsi avanti.
Era un'abitudine, per Taehyung, parte integrante della sua routine. Oltre Seokjin, il ragazzo sentiva abbastanza spesso anche il ragazzo del maggiore, Namjoon, e Hoseok.

Il castano sbloccò lo schermo del cellulare, facendo scorrere il dito sulla casella che segnava un messaggio in segreteria. Con la mano tremante, pressò sulla notifica, aspettando.
Tuttavia, la voce che sentì non fu quella che si aspettava.
《Taehyungie! Scusa se ti disturbo, tesoro, immagino tu stia ancora dormendo.》Seokjin sembrava piuttosto nervoso.《Fammi il favore di chiamarmi appena ti svegli, va bene? Io farò in modo di aspettarti sveglio.》fece una pausa. Taehyung lo sentì sospirare.Per favore, Taetae, è urgente.》
Il ragazzo ignorò totalmente il messaggio dell'amico, cercandone un altro.
Niente, non c'era nulla. Com'era possibile?
Non aveva mai saltato un solo giorno, Yoongi.

《Che cazzo è successo?》parlava ad alta voce, Taehyung, nonostante nessuno fosse lì con lui.
Non c'era mai davvero nessuno, con lui. Il ragazzo non aveva stretto legami con nessuno da quando era lì, anzi, c'erano volte in cui la telefonata quotidiana con Seokjin era l'unico momento della giornata in cui parlava realmente con un altro essere umano.

I messaggi in segreteria lasciati da Yoongi erano un'altra costante nella nuova vita di Kim Taehyung. 
Taehyung non era nemmeno sicuro che Yoongi sapesse che ascoltava ogni suo messaggio vocale, ogni giorno.
《Gli ho detto che usi un altro numero, uno americano.》gli aveva detto Seokjin, un giorno.
Eppure, nonostante Taehyung non avesse mai risposto, nonostante Yoongi non avesse mai avuto alcuna conferma del fatto che quei messaggi in realtà arrivavano a destinazione, il ragazzo non aveva mai, mai mancato un giorno. Anche fino al giorno prima, il messaggio era arrivato come sempre.

《Mi manchi così tanto, Taetae.》la voce roca di Yoongi, come ogni mattina, gli riempiva le orecchie. Se non fosse stato per quei messaggi in segreteria con cui il castano si svegliava ogni giorno, probabilmente Taehyung non avrebbe nemmeno avuto un valido motivo per abbandonare il letto e vivere -o, almeno, provarci-.《Non riesco più a suonare da quando sei partito. Non sorrido più, cazzo, niente è lo stesso senza di te.》silenzio. Una lunga pausa. Taehyung poteva giurare di averlo sentito trattenere un singhiozzo.《Ti ho già detto che ho tinto i capelli? Sono sicuro che ti piacerebbero un sacco.》Sono i miei preferiti, hyung, pensò il castano.《Manchi anche a lui, sai? Chiede di te a Jin, ma non mi dice mai nulla. Credo che sia consapevole di quanto mi farebbe male sapere che ti sei rifatto una vita senza di me.》una risata amara. Al castano si strinse il cuore. Gli mancava da morire.《Forse l'ha capito anche lui. Dio, non so nemmeno come faccia a stare con me sapendo che è te che amo.》quella volta, il singhiozzo fu chiaramente udibile. Taehyung lo sentì tirare su col naso. Non era la prima volta che piangeva durante quelle telefonate a senso unico, ma, ogni volta che succedeva, il cuore del più piccolo si stringeva, iniziava a fargli male il petto, anche prendere fiato diventava tremendamente faticoso.《Buona giornata, amore mio, ti amo.》indipendentemente da tutto, era sempre così che si concludevano i messaggi che il maggiore gli lasciava.

dead leaves; taegiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora