Passarono alcuni giorni e io cominciavo ad abituarmi a quello stile di vita.
In effetti, non era per nulla complicato; sembrava che fossi nata per essere così. Ogni cosa mi veniva naturale e spontanea, senza che dovessi sforzarmi o altro. Ero finalmente felice
Vedevo Puck per i corridoi quasi ogni giorno, gli facevo un cenno con la testa e lui rispondeva con un altro, sorridendo. Parlammo un paio di volte, ma di sfuggita, prima di entrare in classe
Parlando di corridoi: Quando camminavo per la scuola, tutti gli sguardi erano puntati su di me. Non so se perché ero "la ragazza nuova", o perché, da quando mi vestivo in quella maniera, era impossibile non guardarmi. In più, gli sguardi di tutti si abbassavano quando li incontravo. Era divertente ad essere sinceri: finalmente ero io a incutere timore alla gente, e non il contrario, come era sempre successo.
Se a scuola andava tutto bene, a casa mia era tutt'altra cosa.
Il mio nuovo look era diventata questione di stato, non si parlava quasi di altro, e immancabili erano i commenti di mia madre ogni volta che posava gli occhi su una delle mie magliette stracciate o sul mio giacchetto di pelle.
Era divertente sentire i suoi commenti, anche se non osavo ridere di fronte a lei (avevo fatto quell'errore una volta sola, ed ero assolutamente decisa a non rifarlo).
Mio padre non aveva voce in capitolo, e ogni volta che mia madre chiedeva lui un parere, o, la maggior parte delle volte, il suo appoggio, lui si limitava ad alzare le spalle e dire "non mi intendo di moda io, siete voi le esperte".
Sapevo che sotto sotto era dalla mia parte.
Quel giorno mi svegliai alla solita ora, mi alzai, andai a farmi una doccia e a prepararmi con calma.
La "solita ora" era comunque troppo tardi per arrivare a scuola in orario, e ad essere sinceri, facevo di tutto per ritardare il più possibile la mia entrata a scuola.
Dovevo farmi pur notare in qualche modo no? Puck stava cominciando a non salutarmi più nei corridoi, e mi serviva qualcosa per farmi notare da lui.
Bhè, quel giorno mi sarei fatta notare più degli altri.
Avevo già fatto 3 entrate in ritardo quella settimana, e la politica della scuola (che per quanto mi sforzassi non riuscivo a capire) prevedeva che con 4 ritardi non giustificati, scattasse la punizione il pomeriggio stesso. Tuttavia non mi affrettai e feci le cose con calma.
Arrivai a scuola verso le otto e trentacinque, quando l'entrata massima erano le otto e venticinque, e alle otto e quaranta feci la mia grande entrata in classe.
"Buongiono" dissi spalancando la porta e chiudendola alle mie spalle con un braccio
"Fabray è in ritardo" disse la professoressa di storia alzando gli occhi dal libro e puntandoli su di me
"Davvero?" chiesi ironicamente facendo finta di guardare un orologio al mio polso. "Oops"
"Sarebbe dovuta entrare mezz'ora fa" disse calma. "Ha il foglio dei ritardi firmato dai suoi?"
"Non proprio"
La professoressa abbassò gli occhiali sul naso come suo solito e mi guardò:
"E' il suo quarto ritardo questo, e lei è ancora minorenne, i genitori devono essere informati"
"Ma lo sono" risposi scrollando le spalle
"Si aspetta che la creda? Sa che devono firmare, è la politica della scuola"
"La politica è stupida"
"Lei crede? Lo faccia presente al preside allora. Ora vada a sedersi, è in punizione oggi pomeriggio"
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Glee- Sweet sixteen
FanfictionTi capita mai di sentirti stanca/o di te stessa/o? Di voler cambiare radicalmente la tua vita? Di voler ricominciare? Ecco, Quinn si sente esattamente così, da molto tempo ormai. Finalmente però, ha la possibilità di cambiare le carte in gioco, di c...
