CAPITOLO 5- Emily

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Aprii la porta di vetro di Tom's Bar e con il fiatone corsi attraverso il bar, scusandomi ogni volta che battevo contro la sedia di qualche cliente.
Arrivata Diana, l'avevo lasciata con Oudette per prepararmi per il mio turno ma riuscii a fare tardi comunque.
"Sono qui!" Annunciai, infiltrandomi dietro al bancone. Jennifer, l'altra barista, appena mi vide mollò il bicchiere che stava pulendo dentro al lavandino e mi lanciò lo straccio, prendendomi in faccia.
"Perfetto! Non ho intenzione di lavorare un minuto di più in questo inferno!"
"O-okay..." mormorai, facendomi da parte per far passare la ragazza.
L'interno del bar era abbastanza grosso, con una ventina di tavolini con la superficie in vetro, le luci erano deboli, per dare un effetto più notturno ma fuori c'era ancora luce e la maggior parte delle persone era seduta ai tavolini esterni.
Poggiai la mia borsa nera sul pavimento dietro al bancone e presi ad asciugare un paio di bicchieri di vetro.
"Ciao, Beth!"
Un'uomo elegantemente vestito appoggiò due bicchieri vuoti sul bancone. Era alto, con i capelli bianchi ben pettinati, una mascella forte e un certo fascino impassabile. Era un bell'uomo.
"Levi, come va?"
Chiesi, mantenendo lo sguardo fisso sui miei bicchieri.
L'uomo si mise a sedere sopra uno sgabello e incrociò le braccia.
"Bene, bene, sono qui con Cornelia."
Indicò con l'indice una donna di cinquant'anni all'incirca, come lui.
Era alta, con dei lunghi capelli biondi e corporatura da modella, con il suo stretto vestito da sera argentato. Seduta ad un tavolino fuori, guardava nella nostra direzione e appena si accorse che parlavamo di lei, sorrise e mi salutò con un gesto lento della mano. Io sollevato il braccio e sventolai il mio straccio nella sua direzione con un sorriso.
Senza smettere di sorridere, mormorai a labbra strette:
"E quella della settimana scorsa? Come si chiamava? Doutzen, no?"
Levi smise subito di sorridere e si guardò attorno con aria ansiosa.
"Ehh... con Doutzen non é andata bene..."
Io misi giù lo straccio e il bicchiere e presi invece i due bicchieri vuoti di Levi, appoggiandoli sulla parte più bassa del bancone, quella interna che serviva a noi baristi. Lanciai uno sguardo di rimprovero verso Levi, stringendo le labbra e alzando un sopracciglio, ma poi sorrisi per fargli capire che scherzavo.
"Dimmi, Don Giovanni, che ti preparo?"
Levi sorrise nuovamente, tornando al suo stato naturale di tranquillità.
"Due rum, cara."
Mi voltai per prendere la bottiglia di rum dallo scaffale, per poi girarmi nuovamente e riempire i due bicchieri.
"Ecco a te." Sollevai i bicchierini e li passai delicatamente a Levi, il quale si alzò velocemente dallo sgabello, togliendomi dalle mani i bicchieri e voltandosi per tornare da Cornelia.
"Divertitevi!"
"Certo!" Gridò lui, prima di uscire.
A parte il fatto che usava le donne come dei fazzoletti, cosa da stronzo livello Daan, era un brav'uomo. Ex direttore televisivo con cinque figli maschi e sette ex mogli, ogni sera era qui con una donna diversa anche se ormai non lo vedevo da una settimana perché era stato in Inghilterra a visitare uno dei suoi figli.
Levi era l'unica cosa che mi ricordava che non era male il mio lavoro. In tre mesi avevo già imparato il nome dei clienti più fedeli, in più il loro drink preferito.
Non c'erano bicchieri vuoti sui tavoli, Jennifer si era già occupata di tutto. Erano ancora le sette e mezzo e a quell'ora non c'era tanta gente. Solitamente mi approfittavo dell'assenza di persone per fumarmi una sigaretta preparatoria prima di lavorare per il resto della sera.
Mi chinai verso la borsa ed estrassi il pacchetto rosso e bianco di sigarette, insieme al mio accendino blu.
Mi avviai verso la parte esterna del bar, salutando un paio di persone che riconoscevo sedute ai tavoli.

Mi avvicinai una sigaretta accesa alle labbra. Il sole stava scendendo lentamente. La piazzetta davanti al bar non era piena come nel pomeriggio, ma c'era sempre un bel pò di gente che chiaccherava e si faceva foto, bambini che correvano e gridavano e ridevano.
Rilasciando una nuvoletta di fumo dalla bocca, mi guardai intorno. Tutti sembravano essere con amici o parenti o fidanzati, ma una persona non lo era. Seduta ad un tavolino in disparte vidi una ragazza bionda con un vestito rosso attillato. Era vestita elegantemente ed era molto bella, ma il suo volto emanava una certa tristezza. Stava fissando un bicchiere vuoto, o almeno sembrava così dalla mia postazione abbastanza lontana. La ragazza alzò lo sguardo e il suo volto si illuminò istantaneamente.
Vedendo il dolce sorriso bianco, la riconobbe immediatamente.
Mi incammina subito verso Emily, abbastanza imbarazzata dal fatto che non avessi riconosciuto una delle mie migliori amiche.
"Em, che ci fai qui?"
Mi fermai davanti al suo tavolino ed incrociai le braccia. Lei strinse le mani attorno al bicchiere e cominciò a batterci contro le unghie lunghe, un suo vizio nervoso.
"Nulla, prendevo un drink."
Non sembrava la solita Emily. Spostava di continuo lo sguardo e si mordeva il labbro inferiore.
"Emily?"
Emily mi guardò con gli occhioni blu.
Emily era decisamente la più tranquilla tra noi sei, ma appena si apriva non c'era modo di tornare indietro. Era l'unica bionda naturale del gruppetto, cosa che rinfacciavamo spesso a Lara.
Feci un'altro tiro di sigaretta.
Aveva il viziaccio di occuparsi dei nostri problemi prima dei suoi, e per questo non aveva molto tempo per curarsi si se stessa, ma quando c'era qualcosa che non andasse lo capivamo.
Nel suo tempo libero scriveva, quello era il suo metodo di sfogo, e voleva studiare psicologia per aiutare gli altri. Solitamente da questo si capiva che personcina d'oro fosse.
"È imbarazzante." Mormorò, tenendo gli occhi fissi sul bicchiere.
Rimasimo entrambe in silenzio per qualche secondo ma poi lei si appoggiò contro lo schienale della sedia e sospirò.
"Non riesco a trovare un ragazzo. È per quello che sono qui."
Io sorrisi leggermente, non so per quale motivo, e inclinai la testa di lato come per esprimere pietà. Mi avvicinai la sigaretta alle labbra e tirai indietro la sedia vuota davanti ad Emily, per poi appollaiarmi proprio lì.
"Em, te sei uscita con vari ragazzi."
Dissi, preparandomi a fare un discorso lungo e drammatico su quanto fosse fantastica e su come pochi ragazzi la meritassero, ma mi interruppe.
"Due. Sono uscita con due ragazzi."
Io sospirai leggermente.
"Em, devi capire che i ragazzi non apprezzano poco quando correggi la loro grammatica o quando critichi la taglia dei loro piedi dicendo che ce l'hanno piccoli o quando gli consigli uni psicologo."
Dissi, facendo una lista di cose realmente accadute durante i leggendari appuntamenti di Emily. Era una ragazza un pò strana ma la amavamo anche per questo.
Guardai il volto della mia amica che si era illuminato leggermente mentre un piccolo sorriso si formava sulle sue labbra.
"Arriverà il tuo cavaliere, okay?"
Mi alzai in piedi e le accarezzai delicatamente la spalla. Lei alzò lo sguardo verso di me e fece cenno di sì con la testa.
"Vieni con me che ti faccio un bel mojito invece di-" sollevai il suo bicchiere vuoto e lo annusai poi aggrottai la fronte, confusa.
"Ma era succo d'arancia?"
Emily aveva l'espressione di una persona completamente abbattuta dalla propria esistenza.
"Si..."
Io scossi la testa lentamente e sospirai. Alcol, tanto alcol per questa ragazza.

"Ed ecco a lei!"
Porsi il cocktail verdognolo alla mia amica seduta davanti al bancone.
Lei fissò la bevanda con aria insospettita, rigirando il bicchiere tra le mani.
"Non è troppo alcolico, vero?"
Io scossi la testa velocemente e con gli occhi spalancati, sempre appoggiata al bancone.
"No, no, è quasi tutto acqua", dissi con una certa innocenza, tentando disperatamente di nascondere il mio sorriso. Avevo aggiunto un pò più di rum di quanto andasse messo solitamente.
Mi raddrizzai e, con lo straccio leggermente bagnato, mi misi a pulire le varie sostanze appiccicose dal bancone.
"Salve, un mojito."
Io ed Emily alzammo lo sguardo insieme, lei con la cannuccia nera in bocca e io ancora intenta a pulire il bancone.
Davanti a noi c'era un ragazzo alto e scuro di carnagione, come di occhi e capelli, un'ammasso castano di ciuffi mossi e dall'aspetto estremamente morbido. Mi stava sorridendo, aspettando tranquillamente una mia risposta, ma io ero troppo occupata dell'ammirare il sorriso perfettamente bianco.
Lui si schiarì la voce e quest'atto mi riportò alla realtà come un vortice freddo e crudele.
"Come?"
"Un mojito, grazie."
"Subito!" Esclamai, buttando in disparte il cencio e tirando fuori da un cassetto un bicchiere pulito. Il ragazzo si sedette sullo sgabello accanto ad Emily, che lo fissava ancora.
"Qui da solo?" Chiesi, cercando di fare conversazione come facevo con ogni cliente nuovo.
"Già. Vedevo di conoscere qualcuno."
Sorrise prima a me e poi ad Emily.
"Sono nuovo da queste parti."
Improvvisamente sentii quella lampadina immaginaria che si accendeva sopra la mia testa e smisi un secondo di preparare il mojito.
"Questa è Emily!" Dissi, forse con un po' troppo entusiasmo.
"Lei adora conoscere nuova gente."
Emily spalancò sia gli occhi che la bocca e si girò verso di me, pronta a protestare ma era troppo tardi.
"Io sono Josh."

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 14, 2018 ⏰

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2 A. M. in AmsterdamDove le storie prendono vita. Scoprilo ora