1. L'omicida seriale e la pistola sul comodino

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L'aria calda avvolge Dante non appena varca l'ingresso del condominio. Alle sue spalle, nello stesso istante, il portoncino si richiude sospinto dal meccanismo a molla.

Il sole scalda l'aria primaverile, fine primavera ormai inizio estate, e illumina il cielo sgombro da nuvole: un cielo dipinto con un azzurro così intenso e terso, libero e infinito, da sembrare più vero di ogni altro cielo che Dante abbia mai visto prima.

Il senso di inquietudine che credeva ormai superato si sta riaffacciando, ma Dante riesce a pensare ad altro così da ricacciarlo indietro. Una passeggiata gli avrebbe fatto bene e, dopotutto, per il momento non aveva altro da fare se non dirigersi verso il centro cittadino che dista poche fermate di autobus da casa sua.

Gli occhi di Dante osservano una miriade di particolari che, sotto quella luce accesa, spiccano quasi per la prima volta, saltandogli addosso: insegne colorate, scritte di ogni forma e dimensione, muri imbiancati a nuovo e altri dal colore crepato e smunto. Alcune vetrine dei negozi brillano di riflessi scintillanti, altre rimandano un'immagine opaca.

Un' edicola attira l'attenzione di Dante: un piccolo chiosco verde smeraldo all'angolo dell'incrocio, dalle saracinesche abbassate ma dagli annunci ancora esposti. Uno di questi riporta la notizia che rimbalzava da qualche giorno nei notiziari: "L'assassino colpisce ancora". Più in piccolo la notizia prosegue: "Ritrovata al fianco del cadavere la lista aggiornata con il nome sbarrato della vittima. La polizia indaga cercando di anticipare le mosse dell'omicida".

Un brivido scorre lungo la schiena di Dante che, guardingo, volta lo sguardo a destra e a sinistra aguzzando la vista e le orecchie.

Un bar è aperto. Fuori capeggia l'insegna "Bar da Cin" e poco sotto l'avviso "Aperti anche a pranzo".

Un cinese sulla quarantina, capelli neri corti e ampio sorriso, lo saluta calorosamente. Dante ricambia il saluto e va verso il bancone, sedendosi su uno sgabello. Ordina da bere: <<Un succo ACE, grazie Cin>>, gli dice mentre il quotidiano, adagiato poco più in là, attira la sua attenzione. I titoli riportano ancora la notizia del killer che, in un paio di settimane, ha posto la parola "fine" alla vita di quattro persone: tre ragazzi e una ragazza.

Dante deglutisce, la gola secca, e un uomo seduto vicino a lui, notando la direzione dello sguardo, inizia a parlare del fatto del momento.

La montatura in metallo dell'anziano signore manda un bagliore accecante, riflettendo i raggi del sole che entrano dall'ampia vetrina. Capelli arruffati di un colore tra il biondo e il castano, sopra quegli occhietti neri che tornano a funestare i pensieri di Dante che si ferma, mani appoggiate al bancone, agghiacciato per un istante.

<<Dovrebbero prenderlo e metterlo sulla sedia elettrica>>, commenta l'altro, al bancone. Un uomo sulla settantina e dagli spessi occhiali a lenti progressive. <<Invece vedrai che, se tutto va come va in Italia di solito, lo prendono e dopo un paio d'anni lo mollano di nuovo>> continua l'avventore rivolgendosi a Dante, scuotendo la testa e alzando la mano a sottolineare il suo disappunto. << Ma prima o dopo trova quello con la pistola che gli spara in testa. Se lo meriterebbe tutto!>>, conclude.

La pistola!

Dante se l'è dimenticata a casa, sopra il comodino.

<<Sì, sì, ha proprio ragione>> gli risponde Dante, con ancora impressa nella mente la figura restituitagli dal riflesso sullo schermo del PC.

Nel frattempo, il succo compare sul bancone, davanti al volto pacioso di Cin.

Dante lo beve in due sorsate, lascia un paio di euro al barista e, dopo averlo salutato distrattamente, si avvia a ritroso per le vie della città; il passo ora più veloce, dettagli che sfumano oltre il limitare del campo visivo.

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