4. Mors tua victoria mea

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Il sole è sorto da almeno un paio d'ore: riflessi arancioni che colorano i muri delle case mentre l'aria inizia a scaldarsi.

Un'auto frena dinanzi ad un condominio grigio, lasciando sull'asfalto due piccole strisce nere. Dal cofano il calore del motore si spande creando un miraggio in piena città.

Lo sportello si apre con un rumore secco, e con un rumore secco si richiude. Ne esce una persona: un maschio di razza bianca caucasica, altezza media e corporatura robusta, capelli arruffati di un colore tra il biondo e il castano sopra piccoli occhi neri, in parte nascosti da uno spesso paio di occhiali da sole dalla montatura nera.

La mano sinistra va al petto, afferra qualcosa dalla tasca interna della giacca di pelle.

L'uomo preme il tasto di chiusura sul comando delle chiavi e l'auto manda bagliori arancioni dalle frecce.

Gli anfibi neri solcano l'asfalto con cadenza regolare e decisa. L'uomo è diretto verso il portone del condominio. Si apposta poco distante, intento ad aspettare la prima persona che apra per andare al lavoro.

Eccone una: una donna di mezza età, magra e piatta con la pelle che mostra i segni de tempo, vestita più come una teenager che come si converrebbe ad una signora.

<<Un'altra che non vuole rassegnarsi>>, dice tra sé e sé l'uomo mentre un sorriso falso si disegna sulle sue labbra sottili. <<Buongiorno, signora>> saluta affabile mentre gli occhi corrono dalla testa ai piedi della donna e lo sguardo si fa penetrante. <<Sto salendo da Dante Accorsi, al 6B>> le dice appoggiando una mano sulla maniglia del portoncino d'ingresso.

<<Prego, prego>> risponde la signora. <<È un suo amico, immagino>>.

<<Il suo miglio amico>> risponde l'uomo con un sorriso raggiante. <<Molto gentile>> aggiunge facendo un gesto galante per farla passare.

<<Oh, grazie>>. La signora sorride di rimando, uscendo dal condominio sui suoi tacchi rumorosi. <<Buona giornata>> aggiunge infine.

<<A lei bella signora>> saluta l'uomo con modi estremamente gentili ed adulatori.

La mano sotto la giacca afferra il calcio di una pistola, accarezza il grilletto.

Dietro di lui il portoncino si richiude, sospinto dal meccanismo a molla. L'eco si spande nel corridoio vuoto, adorno solo di un paio di piante finte. Il tonfo si arrampica sulla tromba delle scale che l'uomo sale con passo leggero e silenzioso.

Tra le labbra sorridenti il respiro si fa un po' più pesante perché l'obiettivo è vicino, la vittoria è vicina e anche la fine di quella questione in sospeso.

<<L'ultimo della lista>> continua a ripetersi l'uomo, un mantra per tenere a bada i nervi e per concentrare la sua mente sul da farsi.

<<6B>> legge sullo stipite della porta: uno stipite di legno verniciato di marrone chiaro come la porta, non eccessivamente spesso, non troppo robusto.

La serratura non è blindata. L'uomo, con la mano libera, estrae dalla tasca dei blue jeans una tessera magnetica che, lesto, infila tra lo stipite e la porta all'altezza della serratura che, dopo un minuto, scatta.

Ora l'uomo può entrare in casa. Un ronzio basso e monotono lo accoglie, rumore solitario nel silenzio generale. Circospetto, lancia un'occhiata a destra, una a sinistra. Dentro, il caldo ristagna come una cappa umida: è acceso solo un piccolo ventilatore per combattere l'afa estiva.

Con passo lento e regolare avanza nell'appartamento: un piccolo mini, dove cucina e salottino si susseguono l'una dopo l'altro nello stesso ambiente. A destra una porta, semichiusa. L'uomo avanza, il volto vicino alla fessura della porta socchiusa. Vede chi cercava, Dante in slip e maglietta bianca che dorme a pancia sotto, scoperto, nel suo letto.

Gli si offre un bersaglio immobile, facile, una schiena larga alla quale sparare nel centro per farla finita, per raggiungere lo scopo e far parlare di sé... Per cancellare dalla lista anche l'ultimo nome.

L'uomo trattiene il respiro mentre alcune gocce di sudore gli scorrono lungo la schiena assieme ai brividi. Un sorriso va allargandosi ancora di più sul volto, mentre la mano estrae dalla tasca della giacca la pistola che, come al rallentatore, punta tra le scapole di Dante. Il braccio dell'uomo si tende, con fermezza e decisione. L'indice accarezza il grilletto, preme su di esso con forza crescente fino a che anche questo scatta!

Dante non ha il tempo di svegliarsi davvero, sente solo un rivolo liquido che dalle scapole gli percorre, come un piccolo torrente, la schiena. La maglietta si bagna di quel liquido caldo, appiccicandosi alla pelle come in un brutto sogno. Ma la coscienza torna, rapida, per qualche istante, prima di poter immaginare cosa sia successo.

Dante manda un grido mentre un brivido freddo lo sconquassa. Ha uno spasmo, si volta sulla schiena mentre una mano si porta laddove l'uomo ha sparato. Le punte delle dita si bagnano.

Dante riesce solo a pensare ad una cosa: "È finita".

Il respiro è pesante, affannato.

<<È finita, Dante Accorsi>> gli dice l'uomo con un sorriso soddisfatto sul volto. Un sorriso che sa di vittoria per lui e di beffa per Dante. <<Eri l'ultimo della mia lista, l'ultimo che avrei dovuto uccidere. Ora sei morto, io ho vinto e tu non puoi farci niente>>.

Con la vista appannata, gola e bocca secche, Dante guarda la pistola appoggiata sul comodino. L'aveva comprata proprio per evitare di essere ucciso, l'aveva comprata apposta per quel momento. Ma la sua mano non va a prenderla... Un ultimo sguardo a quella pistola, prima di richiudere gli occhi.

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