5. Tra incubi e sorrisi

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Lexa's pov
Dopo gli avvenimenti delle ultime ore, la mia testa è nella confusione più totale. Da quando siamo rientrati a Polis i comandanti sono in preda al panico. Ho quasi paura di addormentarmi, non so che incubi potrei avere. Durante tutto il tragitto di ritorno Clarke era molto seria, e non abbiamo avuto modo di parlare molto. Domani sarà il giorno della cerimonia dei defunti, in cui il fuoco concluderà definitivamente la lotta dei caduti. Subito dopo la cerimonia, dovrò iniziare a rendere pubblica la notizia rivoluzionaria. Inizialmente il "sangue non chiama sangue" sarà oggetto di disordini e malcontento, ed è per questo che sta a me chiarire il motivo di questa scelta. Mi recherò presso ogni clan perché tutti possano sentire da me l'idea del loro futuro. Appena sono rientrata a Polis ne ho parlato con Titus, e la sua reazione è stata perfino peggio di come mi aspettavo. Ha timore che questa scelta mi metta in pericolo, ed ovviamente ha cercato in tutti i modi di farmi cambiare idea. Quando gli ho chiarito che non lo avrei fatto, e che quella era una mia decisione che lui avrebbe dovuto accettare, ha proposto che io vada da ogni clan da sola, per cercare di conquistare il consenso di tutti.
Non ho ancora visto Clarke da quando ho finito di parlare con Titus. Sinceramente non capisco i motivi della sua preoccupazione, il suo popolo è praticamente salvo. Mentre guardo fuori dalla finestra, mi ricordo della notte precedente e decido che stavolta busserò davvero alla sua porta. Quando apro quella della mia stanza, me la ritrovo davanti. Il vederla così inaspettatamente non aiuta di certo i miei tentativi di mostrarmi indifferente, infatti resto semplicemente in silenzio a fissarla da capo a piedi. Poi la coscienza mi ricorda che sono Lexa Kom Trikru, comandante dei tredici clan, e riesco a schiarirmi la voce e a dirle: "Ciao Clarke, che ci fai qui?". Spero che il tono della voce non mi abbia tradito.

Clarke's pov
Non so nemmeno io perché sono venuta qui nella stanza di Lexa, ma ora che l'ho vista sono certa che non è stata buona idea. Mi ha praticamente fissato da capo a piedi, forse solo perché era sorpresa di vedermi o magari perché stava uscendo a fare qualcosa e l'ho interrotta. Quando mi ha chiesto perché fossi qui aveva una voce tranquilla, ma aveva un qualcosa di strano. Prima che io possa risponderle, mi invita ad entrare spostandosi di lato per lasciarmi passare e poi si chiude la porta alle spalle. Eccoci di nuovo qui, sole e con mille preoccupazioni per la testa. Noto Lexa che si avvicina alla finestra e la apre, così istintivamente la seguo. Non indossa la divisa da comandante, ed ha di nuovo i capelli sciolti. Il vederla così normale aumenta ancora di più la mia ansia per lei. La sua decisione comporterà delle serie conseguenze, ma non la lascerò sola ad affrontarle. Mi accorgo che il battito del mio cuore è accelerato, anche se non riesco a comprenderne il motivo. Restiamo in silenzio per una decina di minuti a guardare l'orizzonte, la linea dove il cielo oscuro della notte tocca gli alberi. Ecco che mi torna in mente l'idea dei nostri popoli uniti. Alzo lentamente lo sguardo in cerca di stelle ma mi accorgo che stanotte non ce ne sono, si vede solo il primo quarto della luna, parzialmente nascosto dalle nuvole. Poi Lexa rompe il silenzio: "Questa notte sembra che le stelle abbiano deciso di non mostrarsi, strano quanto il cielo sembri più scuro ora no?". Resto sorpresa dalla spontaneità con la quale me lo ha domandato e per l'ennesima volta mi chiedo con chi altro riesca a parlare di argomenti che non siano di politica, guerra o allenamenti. "Sì, sembra quasi voglia mettere paura. Da bambina credevo che quando non c'erano le stelle fosse perché avevo fatto qualcosa di sbagliato, e ne parlavo sempre con mio padre. Mi faceva sentire al sicuro" confesso. Noto che ora mi sta guardando, ed ha un'aria comprensiva. "Ti manca?" chiede. "Mio padre? Sì, moltissimo" le rispondo. Lei annuisce, poi aggiunge: "In realtà mi chiedevo se ti manca sentirti al sicuro". Non mi aspettavo una domanda del genere, in realtà non avevo neanche mai pensato alla risposta. "Per molto tempo mi sono sentita rinchiusa sull'Arca. Ero continuamente sotto controllo, e costretta a fare quello che gli altri volevano che facessi. Da quando siamo scesi qui sulla Terra invece, non c'è stato giorno in cui io mi sia sentita davvero protetta. Inizialmente mi piaceva l'idea di essere responsabile di me stessa, ma poi ho dovuto iniziare a pensare anche agli altri, spesso mettendomi in pericolo. Da quando sono qui a Polis, ho finalmente ritrovato un po' di serenità. Un po' mi ricorda la quotidianità di una vita normale, con eccezione solo il fatto che ora le cose sono cambiate, io sono cambiata. Mi sento una persona diversa.
Ogni singola decisione che ho preso, l'ho presa per il bene della mia gente. Però ogni volta che ho sbagliato, sono stata io a farlo. Ora sento che devo iniziare a pensare anche un po' a me stessa, e a quello che realmente io voglio". Lexa torna a guardare verso il cielo, poi si volta di nuovo verso di me. I suoi occhi sembrano l'unica cosa in grado di illuminare l'oscurità di questa notte.

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