Appena scendo dalla macchina, entro nella cabina telefonica e digito il numero di mio padre con le mani che mi tremano. Sento lo sguardo preoccupato e confuso di Grey che si trova dietro alle mie spalle. Avvicino la cornetta all'orecchio e aspetto impaziente la voce di mio padre. Non sarei mai dovuta partire, rimprovero me stessa, sentendo gli occhi diventare lucidi.
<< Pronto?>>, sento dire da mio padre con voce assonnata. << Papà! Stai bene?>>, gli chiedo, cercando di tenere un tono accettabile, per non farlo preoccupare. << S-sì, perché? Qualcosa non va?>>, dice nello stesso momento in cui qualcuno suona alla porta. Un brutto presentimento mi attanaglia lo stomaco.
<< Papà, non aprire!>>, gli dico d'impulso. << Eh? E perché mai? Magari è la vicina che ha bisogno di qualcosa... vado un attimo a vedere>>, mi dice. << NO, FERMO!>>, gli grido, ma ormai è troppo tardi. Sento mio padre allontanarsi dal cellulare per andare a vedere allo spioncino e dire:
<< Una bambina?>>.
<< Papà, non aprire, ti prego>>, dico invano a mio padre, guardando Grey che mi guarda a sua volta. Poi sento altri passi e qualcuno che bussa insistentemente alla porta.
<< Hannah, oddio perdonami, l-lei è... qui. Ti avrei voluto dire la verità, ma io avevo... avevo paura. Paura che lei ritornasse e ti facesse del male>>, mi dice con la voce tremante. << Papà, ho una gemella?>>, gli chiedo prendendo coraggio.
<< Sì...>>, riesco a capire, sentendo la linea andare e venire. Sento un grande tonfo e una serie di grida. << Ti voglio bene, tesoro>>, mi dice, appena prima che si interrompa la linea.
<< PAPÀ>>, grido in lacrime e lasciandomi cadere per terra. << Hannah, c-cosa ti ha detto?>>, mi chiede Grey, aiutandomi ad alzarmi. << Lo ha preso. Lei lo ha preso. Dobbiamo ritornare a Jacksonville!>>, gli dico, andando verso la macchina.
<< Ehi, aspetta... Prima dobbiamo fermarci in un posto. Forse ti può essere d'aiuto>>, mi dice, prendendomi una mano e facendomi girare.
<< Sarebbe?>>, gli chiedo, ancora agitata per la telefonata.
<< L'orfanotrofio di Downsville>>, mi dice, al che io spalanco gli occhi, sentendomi mancare.
<< Come... come hai scoperto tutto?>>, gli chiedo allibita dopo essere montati entrambi in macchina. << Sai che parli nel sonno? Ecco, hai detto un paio di cose tra cui il nome di questo orfanotrofio. Quindi ho investigato un po' sul tuo conto. Per questo certe mattine mi vedevi sparire per andare chissà dove>>, mi dice Grey, facendo partire la macchina. Lo fisso sempre più allibita. << A proposito, nei sedili posteriori dovresti trovare delle carte...>>, mi dice. Guardo nei sedili posteriori e vedo un plico di carte che non avevo mai notato. Perché non mi ero accorta di niente? Mi allungo e le prendo, sentendo il cuore battere a mille. Le sfoglio e sul primo foglio c'è una foto della mia carta d'identità di quando ero piccola che risale a quando avevo solo cinque anni, ovvero nel 1979. Esamino la foto e rabbrividisco. Assomiglio a lei. Poi mi soffermo sul mio nome e cognome. Hannah Blackwood. << Ma il mio cognome è... Stock>>, dico sovrappensiero ad alta voce. Adesso ne hai la conferma. No, non è possibile. << Hannah, guarda le carte successive>>, dice Grey con voce calma, alternando lo sguardo su di me e sulla strada. Guardo la carta successiva in cui c'è scritto a caratteri cubitali: "Modulo di adozione". Il mio cuore perde un battito quando leggo il mio nome, poi il nome dei miei genitori e successivamente le parole orfanotrofio di Downsville.
<< Allora il mio sogno... era reale>>, dico a nessuno in particolare, sentendomi crescere un gran mal di testa. << Hannah, mi dispiace che lo sei venuta a sapere in questo modo e non da tuo padre>>, mi dice Grey, mettendomi una mano sulla gamba per cercare di consolarmi. Come era possibile che Grey sapesse di più del mio passato che io stessa? Un sentimento simile all'odio cresce nei confronti di mio padre, ma lo blocco subito sentendomi in colpa. Lui l'ha fatto solo per proteggermi... e adesso lui ne sta pagando le conseguenze. << Guarda le altre...>>, mi incoraggia Grey, mentre passiamo Aycock. Prendo il terzo foglio, sentendomi mancare il respiro. È un'altra carta d'identità. La sua carta d'identità. Leggo il suo nome per la prima volta. Grace Blackwood. Ad un certo punto sento delle voci. Le stesse voci del mio sogno dell'orfanotrofio che cantano in coro: << Disgrace, Disgrace, Disgrace...>>. << Hannah, stai bene?>>, mi chiede Grey. <<Lei è reale>>, dico, vedendo mia sorella riflessa nel finestrino con un ghigno.
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Paranormal Love
ParanormalHannah è una ragazza di diciassette anni che vive a Jacksonville, in Florida, e che ogni giorno si nasconde dietro ad un muro fatto di menzogne, mascherate attraverso il suo lato arrogante ed il suo aspetto da ragazza popolare e viziata. In realtà n...
