Sei anni prima
Tel Aviv
Tel Aviv era una città dove Yvan avrebbe anche potuto abitare, ricostruirsi una vita, una professione, o magari solo vivere di rendita, e degli investimenti che aveva sempre saputo fare bene. I segni sulla schiena, dopo gli eventi di due mesi prima in Honduras, erano passati da un rosso acceso a un rosa pallido, e con il tempo sarebbero andati via del tutto. Oramai non gli facevano neanche più male.
Aprì il laptop che aveva comprato il giorno precedente e, seduto nella cucina del suo appartamento, si apprestò a leggere le ultime notizie, mentre terminava la colazione. Aveva aspettato per comprare un pc e una SIM dati, in modo da poter leggere i giornali online francesi. Doveva ancora mantenere un profilo basso, per quanto possibile, anche se ormai tutti i suoi nemici lo cercavano dalla parte opposta del mondo.
Emeric era stato bravo a disseminare finte piste, e a lui bastava solo spostarsi e tenersi alla larga dai luoghi dove veniva falsamente rilevata la sua presenza. Aver imparato, da un suo slave, a intrufolarsi negli archivi informatici dei servizi segreti, anche da un semplice internet point, era risultato piuttosto utile. Aprì quindi il laptop, ma come prima cosa si collegò alla pagina Facebook di Kilian, giusto per vedere se c'erano novità durante gli ultimi mesi nella vita di Emeric, che al contrario dell'amico odiava tutti i social. C'era un suo post come ultima notizia, ma era un'unica frase che lo lasciò piuttosto perplesso:
"Ce la puoi fare."
Yvan rimase a guardare ancora per qualche istante quella frase, con un senso di nausea crescente che non riusciva a spiegarsi. Chiuse Facebook e aprì la pagina di un quotidiano, e il viso gli divenne in un attimo più pallido del solito.
Non è possibile.
Aprì altri quotidiani online, e tutti ripetevano senza sosta la stessa notizia.
Non è possibile, non ci credo.
Yvan non riuscì a ripetersi altro nella mente, mentre leggeva gli articoli che parlavano di una sparatoria in cui Emeric era rimasto ferito in maniera piuttosto grave.
No, non è vero, niente di tutto questo è vero.
Si augurò di svegliarsi presto, perché quello era un incubo, e lui non poteva crederci.
Un altro articolo mostrava la foto dell'uomo accusato di avergli sparato, e Yvan chiuse gli occhi stringendo i pugni fin quasi a conficcarsi le unghie nei palmi delle mani.
Maledetto lui. Maledetto quel pazzo criminale che deve aver architettato tutto questo.
Lo aveva riconosciuto, quello era uno dei più stretti collaboratori segreti di quel maledetto banchiere. Era evidente che avesse preso ormai di mira Emeric, forse temeva che l'investigatore non si sarebbe arreso e avrebbe continuato a stargli con il fiato sul collo per incastrarlo, cosa piuttosto probabile vista la tenacia e l'abilità di Emeric.
Poi Yvan vide quelle foto, il corpo riverso sul marciapiede di fronte alla casa dell'investigatore, i suoi capelli, il suo viso, il sangue che colava dal torace e il volto di Kilian devastato dal dolore.
La verità di quello che stava guardando lo fece alzare di scatto dalla sedia, che cadde per terra dietro di lui. Il respiro gli mancava, l'aria stessa gli mancava.
Ti prego, no.
Non aveva mai avuto attacchi di panico in vita sua, neanche quando pensava di essere a un passo dalla morte, eppure il pensiero di vivere in un mondo in cui lui non c'era più gli stava impedendo di respirare. Con un urlo di rabbia ritrovò il fiato, scaraventando il laptop dall'altra parte della stanza. Chiuse poi gli occhi, e lentamente si lasciò andare fino a sedersi sul pavimento. Respirò a fondo e lasciò che lacrime silenziose sfogassero quel dolore sordo che stava sentendo.
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Mystery / ThrillerUna scia di delitti insanguina Parigi, instillando il dubbio nella mente dell'ispettore Lucien Bertrand, non convinto dalla loro soluzione. Forse dietro tutti quei morti c'è un serial killer, ma l'unico che può scoprirlo è Emeric Lacroix, un uomo br...