Il Marchio Punitivo

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L'errore era stato commesso ormai e noi non potevamo farci più niente. Sentivo un vuoto squarciante che si nutriva del mio stomaco, lì, distesa sul mio letto a piangere la mancanza di un bene che avevo bramato per anni.
Dividevo la stanza con Maria e Chiara, gemelle diverse. Io ero situata nel letto di sopra, Maria in quello sotto di me e Chiara aveva il lusso di dormire in un letto distante dal nostro, sotto la finestra. Maria era uscita a sfogare la rabbia, Chiara continuava a pulirsi gli occhiali ogni qualvolta li bagnasse di lacrime.
Mi sporsi dalla mia sponda e decisi di volerne parlare con Chiara. Non ce la facevo a tenermi tutto dentro.
   «Chiara, parliamone ti prego. Non ce la faccio senza magia, sento come se mi mancasse l'ossigeno. Ci dev'essere un modo per annullare la Punizione.»
   Sentii la ferita aprirsi di più, e lo sentì anche lei... come lo sentì tutto il resto dei colpevoli.
   «Non possiamo, cazzo. Vuoi capire che se ne parliamo, al posto di farla rigenerare, la bruciamo?! Chiudi la bocca e soffri in silenzio, guariremo. E poi, non per fare la stronza, ma era stata tua l'idea di fare una magia così potente da esaurire anche le scorte. Hanno fatto bene i Supremi a metterci il Marchio Punitivo.» disse, e quel dolore lo sentimmo ancora più forte di prima.
   Si udì un grido, fuori dal dormitorio. Ci affacciammo alla finestra e Maria si stava contorcendo agonizzante. Ci fiondammo fuori, saltando dalla finestra, e per poco non ci rompemmo le gambe.
   «Maria!» gridammo all'unisono io e la gemella, ma la ragazza era già in preda agli spasmi, morente.
   «No... no! I Supremi non possono farci uccidere dal dolore, è contro le regole! Chiara? Cosa ti succede?» dissi, il sangue bollente e la vista offuscata.
   Chiara guardava sua sorella con uno sguardo incendiario, e lentamente si voltò verso di me.
   «Cosa mi succede..? Me lo stai chiedendo davvero? Hai appena ucciso mia sorella. Meriteresti la stessa fine.»
Guardai la mia compagna di stanza, incredula. Era davvero tutta colpa mia? Dovevo morire come Maria..?
Mi voltai e corsi più veloce che potevo, fino a farmi mancare il fiato. Crollai a terra e con le braccia annaspai ossigeno, ma non riusciva ad entrarmi nei polmoni. Non riuscivo ad urlare e nemmeno a piangere, potevo solo restarmene lì a godermi i miei ultimi secondi di vita.

***

«Meritava la morte! Come avete potuto salvarla?!»
«È una ragazza potente e una risorsa inestimabile. Non possiamo perderla.»
«È solo una troia. Ci ha messi tutti in pericolo, ci ha fatti Marchiare e ora chi è che viene lodata per l'ennesima volta? Sempre lei! Ma vi svegliate?! Questa qui ci porterà solo alla rovina!»
Un tonfo.
«Lei non è la nostra rovina, deve solo imparare a manipolare bene tutta la sua forza. Il Marchio Punitivo ve l'abbiamo dato per impedirvi di parlare di magia, non per uccidervi. Non è stata Sophia a uccidere Maria, siamo stati noi.»

***

Mi svegliai su un lettino nell'infermeria del dormitorio. Jace, il nostro istruttore, mi teneva la mano. L'accarezzava con il pollice, spalmandomi le lacrime che ci cadevano sopra.
«Jace...» mormorai.
Lui alzò lo sguardo verso di me e mi abbracciò mettendomi un braccio dietro la schiena e uno dietro al collo.
«Va tutto bene, ti abbiamo tolto il Marchio.» disse, staccandosi da me.
A quella notizia mi sollevai di scatto, alzai la mia maglietta e vidi che la mia pancia era intatta. Sorrisi con le lacrime agli occhi e abbracciai Jace, ringraziandolo un milione di volte.
«E... E anche agli altri l'avete tolto?» chiesi, sperando di non essere l'unica privilegiata. Mi avrebbero odiata ancora di più.
«No.» mormorò. Io lo guardai, il cuore che mi scoppiava nel petto.
«Perché?»
«Tu e Maria eravate le più potenti del dormitorio Beta, ma visto che lei è morta per il marchio non potevamo perdere anche te. Verrai trasferita all'Alfa, dove nessuno ti punterà il dito contro. I tuoi vecchi compagni non li vedrai più, starai meglio, te l'assicuro.» spiegò, ed io mi sentii subito più tranquilla. Ma questo significava che avrei perso anche lui?
«Aspetta, ma ciò significa che non vedrò più nemmeno te?» chiesi, timorosa.
«Già...»
Lo guardai negli occhi, mentre pian piano tutta l'adrenalina se ne andava dal mio corpo. Avrei perso Jace, l'unica persona che mi amava. Non potevo scegliere, dovevo attenermi agli ordini, ma Jace... lui doveva venire con me.

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