"I'll use you as a warning sign
That if you talk enough sense then you'll lose your mind
And I'll use you as a focal point
So I don't lose sight of what I want
And I've moved further than I thought I could
But I missed you more than I thought I would
And I'll use you as a warning sign
That if you talk enough sense then you'll lose your mind."
Amber Run, I Found.
Correre mi faceva sentire in pace con me stessa. Era stato Brandon ad insegnarmi quanto potesse essere bello prendersi cura di se stessi. Ero cresciuta sostenendo che se volevo piacere a me stessa dovevo anche lavorare su me stessa ed infatti avevo trovato uno sport che mi piaceva, il tennis e lo avevo portato avanti per tutta la vita. Qualche anno fa però aveva cominciato a non bastarmi più e perciò era subentrata la corsa, che fatta almeno tre volte a settimana mi faceva sentire meglio. Corsi l'ultimo km attraverso il parco e quando il mio timer suonò iniziai a rallentare. Annika mi raggiunse poco dopo. L'avevo convinta ad iniziare l'anno scorso e come me se ne era innamorata subito.
"Frappè?" le domandai non appena mi fu affianco e lei annuì solamente, ma potei vedere il suo viso illuminarsi. Fianco a fianco ci incamminammo verso il nostro parco preferito, ignorando gli sguardi che ricevevamo per le nostre condizioni.
"So che muori dalla voglia di chiedermelo perciò te lo dico già io. No, non l'ho più risentito." la vidi far finta di niente, ma sapevo che si stava tenendo dentro quella domanda da due giorni. Ordinai i due frappè ed andai a sedermi accanto a lei ad uno dei pochi tavoli liberi.
"E come ti senti?"
"Non lo so, normale credo. Non sono arrabbiata, sono più che altro infastidita. Lui è...come una montagna russa. Non capisco mai niente, mi gira la testa ed è sempre tutto in bilico. Ci conosciamo da quasi due mesi ormai e mi aspettavo di riuscire a conoscerlo un po' meglio a questo punto, ma la verità è che io non so niente." presi un respiro profondo e mi appoggiai allo schienale della sedia. Nik mi guardò con comprensione e io storsi lo sguardo perchè odiavo sentirmi così. Presi un lungo sorso del mio frappè fragola e banana appena arrivato e rimasi in silenzio.
"Stasera siete a cena da tuo padre?" lei cambiò argomento e io gliene fui grata.
"Si. Ha anche detto che deve chiederci qualcosa perciò sto morendo dalla curiosità, sai come sono." il martedì era la nostra cena di famiglia settimanale e anche uno dei miei momenti preferiti in assoluto.
"Tu hai finito per oggi, giusto?" chiesi ad Annika, riferendomi alle lezioni ed ottenni un cenno di affermazione.
"Io ne ho ancora una, perciò vado a casa a farmi una doccia prima. Ci sentiamo dopo, ti voglio bene!" le stampai un bacio sulla guancia mentre uscivo dal caffè, tenendomi stretta il mio frappè.
"Secondo te che cosa vuole dirci?" domandai a Brandon mentre stavo seduta sul suo letto. Io mi ero già preparata, vestita nel più semplice dei modi, mentre lui era sempre più lento.
"Cioè a me sta bene tutto, basta che non sia una donna. Una donna proprio no." dissi incrociando le braccia al petto. La testa rossiccia di mio fratello fece capolino dal bagno e la sua espressione mi fece scappare una piccola risata.
"Devi smetterla di essere gelosa. Sei e sarai sempre la donna della sua vita, ma è solo da anni! Non potresti essere felice per lui se trovasse qualcuno?" mi domandò e io misi il broncio come una bambina, borbottando. Mi ci sarebbe voluto del tempo ad accettare mio padre con qualcuno, ma la verità era che volevo solo vederlo felice.
"Ti muovi? Odio fare tardi e non concepisco proprio perchè tu ti stia impegnando così tanto a prepararti."
"Perchè alle dieci dovrei vedermi con Julia." mi irrigidii come al solito nel sentire il nome di quella ragazza che tanto disprezzavo.
"No, Brandon, non stasera." il mio tono fu secco e di certo non ammetteva repliche. Lui aprì bocca per rispondere ma io lo bloccai ancora prima.
"Non vediamo nessuno il martedì, te lo ricordi? E' la nostra serata di famiglia, la nostra serata con papà e non abbiamo orari. Potremmo rimanere lì anche fino a mezzanotte o a dormire, non lo sappiamo ed è per questo che non prendiamo programmi. E' così da anni, mi spieghi che diamine combini ora?" ero infastidita dal suo comportamento. Nostro padre lavorava molto ed a due ore da qui e perciò non lo vedevamo spesso. Tre anni prima avevamo deciso di fare questa serata e di impegnarci per essere solo noi tre, di comune accordo.
"Ti comporti così solo perchè sei sola come un cane. Forse se ti schiodassi e ti trovassi un ragazzo capiresti." il suo tono tagliente rappresentò esattamente come mi sentì in quel momento. Feci un passo indietro e quando lo guardai negli occhi vidi che anche lui si era reso conto di aver esagerato.
"Tu fai come cazzo ti pare, io vado con la mia macchina, così non sono vincolata a te e alla tua troietta." il disprezzo nella mia voce fu chiaro anche a lui, che serrò nuovamente le labbra senza dire niente. In meno di un minuto recuperai le cose di cui avevo bisogno e partì.
Quando aprì la porta io fiondai immediatamente tra le sue braccia, come se avessi ancora cinque anni. Lui non disse niente e mi tenne stretta a sè finchè non fui io a staccarmi.
"Ciao papà." dissi con un sorriso che andava da parte a parte e chiusi la porta alle mie spalle.
Brandon ci raggiunse solo mezz'ora dopo e per non rovinare la serata io feci finta di niente, come se le sue parole ancora non mi rimbombassero nelle orecchie.
"Spero che siate affamati perchè mi sono fatto preparare la migliore lasagna del mondo." e non appena aprì il forno il profumo invase la cucina. Io mi alzai per aiutarlo, andando a recuperare la spatola per servirla. Una volta che fummo tutti a sedere, come di routine, lui cominciò con le domande per noi due.
"Gli esami sono andati bene, passati con 83% e 90% perciò non mi lamento. Adesso sto solo studiando come non mai in attesa della sessione estiva." il sorriso non mi lasciava mai il viso quando ero con lui. Mio padre aveva fatto del suo meglio ogni giorno per dare a me e mio fratello la vita che meritavamo. Era stato il nostro eroe, la nostra roccia, il nostro maestro e noi non avremmo mai potuto desiderare di meglio.
"Brandon, come va con Julia invece?" domandò mio padre e io cercai di non dare a vedere l'espressione infastidita che sicuramente mi era apparsa sul viso.
"Oh, mh, bene papà. Va...tutto bene." la risposta di Brandon non fu convincente, ma io non dissi niente perchè mi ero tirata fuori da quella situazione mesi prima.
"E tu, principessa? Novità sul fronte amoroso?" quasi mi strozzai con la lasagna, ma coprì il tutto con un colpo di tosse. Mi pulì le labbra con il tovagliolo prima di alzare la testa ed incrociare gli occhi di entrambi che mi fissavano.
"No, sono sola come un cane. Dovrei proprio trovarmi un ragazzo." parlai con voce schietta e guardai Brandon negli occhi,per fargli recepire il messaggio. Mio padre la prese come una battuta e ci rise sopra.
Finita la cena aiutammo entrambi a sparecchiare e poi io mi congedai un attimo per andare in bagno. Avevo bisogno di due minuti per riprendermi da quell'atmosfera pesante che si era creata tra me e mio fratello perchè mi stava opprimendo. Prima che potessi tornare giù però, lui aprì semplicemente la porta.
"Non puoi aspettare? Ci sono io qui." gracchiai senza nemmeno guardarlo e finì di lavarmi le mani.
"Bree mi dispiace. Sono stato uno stronzo." potei sentire nella sua voce che era seriamente dispiaciuto. Mi voltai per affrontarlo, con le braccia incrociate al petto.
"Non lo penso davvero. E' che ero nervoso e-- mi dispiace, davvero." aspettai qualche secondo ma poi gli accennai un sorriso.
"E' tutto okay. Torniamo di sotto ora." le sue spalle si rilassarono in maniera visibile e lui mi abbracciò, quasi stritolandomi. Io ricambiai l'abbraccio, rendendomi conto che lui mi avrebbe potuto fare o dire qualsiasi cosa, ma io l'avrei sempre perdonato.
"Okay ragazzi, prima di continuare con la seconda stagione di Suits devo dirvi di quella cosa che vi avevo accennato." annunciò mio padre dopo che l'avevamo raggiunto sul divano. Noi ci sedemmo nelle nostre solite postazioni, io con un cuscino stretto al petto e le gambe incrociate ed aspettammo.
"Purtroppo non vado ringiovanendo e la mia compagnia è sempre più grande e con sempre più clienti. Sai che sarà tua, Brandon, quando ti sarai laureato, ma per il momento ho bisogno di aiuto. Ho assunto un assistente, o meglio un pupillo, che credo abbia del vero talento. Per celebrare la firma del contratto ho invitato lui e sua moglie a cena venerdì e vorrei ci foste anche voi due. E' un passo importante per me." parlò senza prendere fiato, con un tono serio e torturandosi le dita come facevo anche io quando ero nervosa.
"Papà se pensi che questo sia il meglio per te a noi va bene, siamo con te. E ci saremo venerdì." parlò Brandon per primo ed io annui vigorosamente.
"Esatto. Siamo sempre dalla tua parte."
Lui ci abbracciò con un sorriso a trentadue denti e poi si lanciò nel suo posto, in mezzo a noi due.
Guidando per tornare a casa mi resi conto di quanto fosse stato stupido prendere due macchine per andare da lui, ma ormai era successo. Brandon era proprio dietro di me e lo vedevo cantare nella sua macchina, scena che mi fece spuntare un sorriso. Non trovando traffico ci mettemmo meno del previsto ad arrivare a casa e parcheggiamo quasi contemporaneamente. Mentre cercavo le chiavi nella borsa vidi una figura a sedere sui gradini.
"Ma che diamine...Adrian? Sono le una di notte!" esclamai, sorpresa nel vedere la sua presenza.
"Lo so, sono venuto per parlare circa quattro ore fa, ma poi mi sono ricordato che è martedì e che sei da tuo padre. Non volevo mancare il tuo ritorno a casa però, perciò sono...rimasto qui."
Brandon mi affiancò e potei sentirlo irrigidirsi.
"Ti prego, possiamo parlare?" mi domandò ed io respirai profondamente. Guardai Brandon e gli feci cenno di entrare.
"Sei sicura?" domandò lui. Io gli accennai un sorriso, mi sollevai in punta dei piedi per dargli un bacio sulla guancia e lo rassicurai. Lui superò Adrian, ma poco prima di entrare in casa si fermò di fianco a lui.
"E'già la seconda volta che ti trovo qui a chiedere scusa. Fa si che non ce ne sia una terza." la sua voce fu roca, bassa, ma sicura e poi ci lasciò ufficialmente soli.
"Sei arrabbiata, vero?" domandò lui, avvicinandosi a me.
"No, ma sono infastidita. Non so cosa ti fosse preso, ne perchè, ma a me queste scenate del cazzo non mi piacciono e voglio che sia chiaro." lui aprì la bocca per dire qualcosa, ma la richiuse subito dopo.
"Mi hai lasciata lì, idiota. Diamine non mi hai nemmeno lasciato una giacca, la mia era nella tua auto e sono morta di freddo. Ma ti sembra un comportamento decente?" alzai le braccia al cielo per il nervosismo. Mi resi conto in quel momento di quanto ero stupida. Mi stavo lamentando che non mi avesse lasciato una giacca, ma non della sua irrazionale gelosia nei confronti di quel povero ragazzo. Forse ero stupida come lui.
"Hai ragione, mi sono comportato di merda. Ma stavamo passando una bella serata e mi ha dato noia vederti parlare con quello. C'erano un sacco di ragazze che mi facevano l'occhiolino, ma io non ho rivolto la parola a nessuna di loro."
"E' stato lui a rivolgere la parola a me, Adrian! E si è no ci siamo detti tre frasi prima che tu, beh, diventassi un Rottweiler." lo vidi sospirare per calmarsi, prima di rispondere nuovamente.
"Davvero non gli avresti dato il tuo numero di telefono?"
"Lo giuro." quella risposta mi uscì prima ancora di rendermene conto. Ero sicura di ciò e per qualche strana ragione volevo che ne fosse sicuro anche lui.
"Ma anche se glielo avessi dato, quale sarebbe stato il problema?" nei suoi occhi vidi un turbinio di emozioni, come se stessero combattendo dentro di lui per uscire e lui le stesse trattenendo.
"Nessuno."
"Adrian..." allungai una mano per prendere la sua, ma lui non me lo permise.
"Ho detto nessuno. Solo il mio enorme ego maschile." fu in quel momento che realizzai di saper riconoscere quanto mentiva. E quella era una bugia.
"Ti va di entrare a bere una tisana? Così magari ci calmiamo entrambi. La posso correggere con la vodka, se vuoi." il sorriso che mi fece mi liberò il petto da una peso che ancora una volta non mi ero accorta di avere.
Senza dire altro, entrammo in casa.
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Our Pistanthrophobia.
Romance"Avevano entrambi il cuore talmente spezzato da essersi scordati cosa significasse essere felici. E se fossero destinati ad essere l'uno la felicità dell'altra?" Pistanthrophobia: la paura di fidarsi di qualcun'altro.
