"I still fall on my face sometimes and I
Can't color inside the lines 'cause
I'm perfectly incomplete
I'm still working on my masterpiece"
― Jessie J; Masterpiece
Gli diedi uno schiaffetto sul braccio mentre parcheggiava, sforzandomi di non ridere. Mi slacciai la cintura e mi allungai verso i sedili posteriori per prendere la mia borsa.
"Non salterò mai una lezione per te, che ti sia chiaro." dissi alzando un dito per mostrarmi seria, ma la verità era che stavo trattenendo una grossa risata a fatica. Lui alzò e mani a segno di reso ed io uscì dalla macchina, rivolgendogli un ultimo cenno di saluto prima di entrare nell'edificio.
Mi avvicinai ad Annika da dietro, poggiandole poi le mani sulle spalle all'improvviso, enunciando un piccolo grido, seguito subito dal suo.
"Ma sei impazzita? Poteva venirmi un infarto!" rispose lei con la voce alzata di un'ottava, portandosi una mano al petto. Io in risposta risi solamente, andando ad appoggiarmi al muro di fronte a lei.
"Mi ami. Allora, stasera andiamo a mangiare sushi. Siamo io, te, Brandon, Chloe, Adrian e un suo paio di amici che non conosciamo."
"I suoi amici sono sexy?" domandò lei, con fare altezzoso.
"Non ho chiesto, ma penso che lo scoprirai solo se verrai, mh?" domandai io, inarcando il sopracciglio sinistro.
"Va bene. Allora...mr. sexy ti ha portato qui per le lezioni eh?" mi fece una domanda implicita, ma il senso era chiaro dalla sua leggera gomitata che mi arrivò nel fianco.
"Gradirei sul serio tu la smettessi con queste allusioni, sai che siamo solo amici. E' una settimana che o andiamo a pranzo insieme o a prendere un caffè ed è più comodo usare una macchina sola, tutto qui!" risposi io con indifferenza prima di riappoggiare la mia borsa in spalla.
"Vado a lezione, ci sentiamo dopo." le soffiai un bacio con la mano e mi avviai verso la mia classe.
"Quindi fammi capire--" Adrian dovette trattenere una risata giusto il tempo di mandare giù il boccone e poi si rivolse nuovamente ad Annika. "Lei lo ha preso a pugni? Proprio in faccia?"
"Esattamente. Non so cosa le fosse preso, ma quel ragazzino non faceva che farle dispetti e lei con tutta la forza che una bambina di dodici anni potesse avere, si è girata e gli ha dato un pugno dritto sul naso. Dopo di che si è alzata, ha guardato la maestra, ha affermato a testa alta che se lo meritava e senza battere ciglio è uscita dalla classe. E' stata una scena epica." la mia migliore amica proseguì il racconto, facendo scoppiare tutto il tavolo in una sonora risata. Io mi portai le mani al viso, cercando di contenermi a mia volta.
"Che posso dire, adoravo essere una reginetta del dramma." alzai le mani al cielo e tentai di cambiare soggetto.
"Nik vogliamo parlare di quando per impressionare un bambino che ti piaceva a dieci anni hai morso un evidenziatore fino a romperlo, poi ti sei girata con tutta la bocca fosforescente e gli hai sorriso? Sei dovuta andare al pronto soccorso subito dopo per avvelenamento." tutti ricominciarono a ridere ed Annika diventò rossa nel tentativo di giustificarsi.
"Adrian invece aveva un debole per una ragazza quando nove anni, perciò tutti i giorni le lasciava una margherita sul banco prima delle lezioni. Un giorno un nostro altro compagno fece lo stesso e lei lo vide, così convinta che fosse sempre stato lui gli diede un bacetto sulla guancia. Dovevate vedere la faccia di Adrian quando se ne accorse, imperdibile." raccontò Mike, un suo amico ed ancora una volta scoppiammo tutti in una fragorosa risata ed io lo guardai, mostrandogli il labbro in fuori come ad imitare un broncio.
"Okay okay, siamo stati tutti degli incredibili personaggi da bambini." esclamò Brandon tra una risata e l'altra.
La cena proseguì senza che la conversazione mai cadesse nel silenzio e permise a tutti di ridere e dimenticarsi dei problemi almeno per un po'. Non volendola terminare decidemmo di andare a ballare almeno per qualche ora in un locale vicino.
La musica era assordante e l'odore era ancora peggio, ma già sapevo che ci si faceva l'abitudine dopo un po'. Rivolsi uno sguardo ad Annika, era la prima volta che uscivo a ballare dalla storia con Zach. Al solo pensiero l'umore mi andò sotto i piedi ed il desiderio di tornare a casa si fece più forte.
"Che cosa vuoi da bere?" mi domandò Adrian avvicinandosi. Io non avevo voglia di bere, ma non mi andava nemmeno di rovinare la serata.
"Un gin e tonic grazie." gli accennai un sorriso e tornai dal gruppo. Annika mi si avvicinò e mi strinse la mano ed io non potei che esserle grata. Anche Brandon mi fu accanto in un secondo e mi rivolse il sorriso che preferivo, quello della comprensione. Quel sorriso mi faceva sentire sicura, protetta. Sapevo che lui era lì per qualunque cosa avessi bisogno.
Non feci in tempo a dirgli niente che arrivarono i drink e nel tentativo di non pensare presi subito un lungo sorso del mio.
I ragazzi non ci misero molto tempo a buttarsi in pista e ridicolizzarsi davanti a tutti con delle mosse assurde che mi fecero ridere. Adrian si muoveva in maniera disastrosa e continuava a guardarmi per incitarmi a ballare con lui, nonostante il mio scuotere la testa. Fu dopo aver terminato il drink che anche noi decidemmo di buttarci in pista. Non avevo mai studiato danza, ma la gente mi aveva sempre detto che sapevo muovermi e così mi affidai al ritmo della musica.
"Vado a prendere un altro drink, tu vuoi qualcosa?" mi sussurrò Adrian all'orecchio e io dovetti trattenere un brivido.
"No grazie. Sono a posto per ora." lui si allontanò annuendo ed io continuai a ballare con Annika. Mi stavo iniziando a divertire, potevo sentire il mio corpo rilassarsi e la mia mente svuotarsi passo passo. Notai un ragazzo alto e moro fissare intensamente la mia migliore amica e così le feci un cenno.
"Ti sta mangiando con gli occhi. Su forza, vai!" la incitai e quando lei si allontanò io tornai a ballare con il resto del nostro gruppo, che piano piano si stava scemando. Chloe era con il suo ragazzo, Brandon aveva trovato una castana e gli altri amici di Adrian avevano decisamente fatto amicizia. Prima che potessi allontanarmi dalla pista, Adrian mi raggiunse e mi prese la mano per farmi roteare in una gira volta.
"Ti avevo già detto che sei bellissima stasera?" dovette urlare per farsi sentire, ma io riuscì a comprendere le sua parole.
"No, ma lo sapevo già." risposi fingendo un fare altezzoso.
"Potresti tingerti i capelli di biondo, sai?" domandò lui e io roteai gli occhi al cielo. Il whisky che aveva bevuto si palesò attorno alle mie narici e io mi costrinsi ad ignorarlo.
Continuammo a ballare per almeno un'altra ora, esagerando tutte le mosse che conoscevamo e piegandoci insieme dalle risate. Prima che potessi essere sollevata dall'avere un'amicizia che non sembrava tramutarsi in qualcosa di più, Adrian si avvicinò fino ad abbracciarmi da dietro.
Mi mise le mani sui fianchi e poggiò la sua testa sulla mia spalla. Cercai di non allarmarmi, di non comportarmi come una bambina, ma la mia testa riusciva solo a pensare che l'ultimo ad avermi toccata così era Zach. Le sue mani erano grandi e calde, scendevano lungo il mio corpo, il modo in cui mi teneva mi suscitava delle sensazioni incredibili, ma io non volevo sentirle.
Io non ero pronta a sentirle.
Mi voltai per poterlo vedere in viso, mettendo subito una mano tra me e lui.
"Adrian, no." le mie parole furono chiare, ma decisamente non gradite.
"Sul serio? Esagerata, non sto facendo niente. Dai, Bree." mi incitò lui, prendendomi la mano per ritrarmi a se. Io mi riavvicinai a lui nuovamente, ma qualcosa nei suoi occhi blu profondi mi fece scattare un allarme.
"Ho detto di no." ripetei nuovamente e lui mi lasciò andare, in maniera scocciata.
"Sei proprio noiosa, lo sai? Qualunque sia il tuo problema risolvilo, perchè così non piaci a nessuno." le sue parole mi arrivarono dritte al petto, ma prima che potessi aprire bocca per rispondere lo vidi allontanarsi verso una ragazza bionda di spalle. Distolsi lo sguardo immediatamente perchè non ero interessata a vedere la scena. Recuperai la mia borsa ed uscì fuori, a prendere una boccata d'aria. Aveva bevuto, non pensava davvero quelle cose. Continuai a ripetermelo nella mia testa cercando di convincermene, ma in fondo sapevo che non importava perchè ormai le parole mi erano entrate dentro.
A testa alta rientrai nel locale e senza pensarci due volte raggiunsi Brandon. Gli avrei rovinato il divertimento, ma ero sicura che non gli sarebbe importato perchè si trattava di me e noi eravamo così.
"Mi porti a casa per favore?" gli chiesi non appena gli apparsi davanti. Lui senza nemmeno battere ciglio annuì, si allontanò dalla ragazza e mi mise una mano sulla schiena per scortarmi fuori. Fu proprio sull'uscita che sentì qualcosa tirarmi il braccio.
"Vai via così presto? Dai, resta a ballare con me ancora un po'." biascicò lui, inclinando il suo bellissimo viso di lato. Mi fece quasi tenerezza e forse gli avrei anche risposto di sì, ma mio fratello capì il problema senza che glielo spiegassi. Mise una mano sul petto di Adrian e lo allontanò da me. Non gli disse niente, ma si capirono al volo e lui tornò dalla sua bionda.
Il viaggio verso casa fu estremamente silenzioso. Sapevo che lui moriva dalla voglia di chiedermi cosa fosse successo, ma non lo avrebbe fatto, sarebbe rimasto in mia attesa.
Feci la doccia più veloce del mondo, ma dopo aver indossato il pigiama invece di andare in camera mia andai in quella di Brandon. Mandai un messaggio veloce ad Annika per chiederle scusa e dirle che ero a casa per poi infilarmi sotto le coperte.
Lui mi raggiunse solo dieci minuti dopo e lo potei sentir sospirare di tensione accanto a me.
"Mi ha messo le mani sui fianchi e mi ha fatto sentire delle sensazioni che non sentivo dai tempi di Zach, che non ero pronta a sentire di nuovo. Quando l'ho allontanato mi ha detto che ero noiosa, che avevo un problema e qualunque fosse dovevo risolverlo perchè così non sarei mai piaciuta a nessuno." spiegai con tono piatto e se prima il sospiro era solo di tensione, ora c'era pure della rabbia.
"Aveva bevuto. Io so che non lo pensa davvero. Non ha tutti i torti però, ho un problema e non riesco a superarlo."
"Non c'è un tempo massimo per soffrire, Bree. Nessuna legge dice che il cuore guarisce dopo un mese o dopo un anno. Ti è stato spezzato il cuore, hai il diritto di affrontare la vita come meglio per te in questo momento. Devi darti tempo, devi essere paziente. Non hai un problema, hai un trauma da superare, con i tuoi tempi e se le persone non lo capiscono forse non dovrebbero far parte della tua vita. Sei straordinaria, non dimenticartelo mai."
Dopo aver ascoltato attentamente le sue parole sussurrai un grazie, prima di girarmi dall'altra parte e cercare di addormentarmi.
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Our Pistanthrophobia.
Romantik"Avevano entrambi il cuore talmente spezzato da essersi scordati cosa significasse essere felici. E se fossero destinati ad essere l'uno la felicità dell'altra?" Pistanthrophobia: la paura di fidarsi di qualcun'altro.
