Raccolte di poesie e pensieri.
Nasco come scrittrice, ma un giorno, uno di quelli normali dove sembra che non ci sia nessuna novità, mi contatta una persona complimentandosi per il mio modo di scrivere e chiedendomi se mi dedico alla poesia.
In ef...
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Ora, lasciatemi tranquillo. Ora, abituatevi senza di me.
Io chiuderò gli occhi
E voglio solo cinque cose, cinque radici preferite.
Una è l'amore senza fine.
La seconda è vedere l'autunno. Non posso vivere senza che le foglie volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno, la pioggia che ho amato, la carezza del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l'estate rotonda come un'anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi.
Matilde mia, beneamata, non voglio dormire senza i tuoi occhi, non voglio esistere senza che tu mi guardi: io muto la primavera perché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è ciò che voglio. E' quasi nulla e quasi tutto.
Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno dovrete per forza dimenticarmi, cancellandomi dalla lavagna: il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio non crediate che io muoia: mi accade tutto il contrario: accade che sto per vivere.
Accade che sono e che continuo.
Non sarà dunque che dentro di me cresceran cereali, prima i garni che rompono la terra per vedere la luce, ma la madre terra è oscura: e dentro di me sono oscuro: sono come un pozzo nelle cui acque la notte lascia le sue stelle e sola prosegue per i campi.
È che son vissuto tanto e che altrettanto voglio vivere.
Mai mi son sentito sé sonoro, mai ho avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto. La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno. Chiedo il permesso di nascere.
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Pido silencio
Ahora me dejen tranquilo. Ahora se acostumbren sin mí.
Yo voy a cerrar los ojos
Y sólo quiero cinco cosas, cinco raices preferidas.
Una es el amor sin fin.
Lo segundo es ver el otoño. No puedo ser sin que las hojas vuelen y vuelvan a la tierra.
Lo tercero es el grave invierno, la lluvia que amé, la caricia del fuego en el frío silvestre.
En cuarto lugar el verano redondo como una sandía.
La quinta cosa son tus ojos, Matilde mía, bienamada, no quiero dormir sin tus ojos, no quiero ser sin que me mires: yo cambio la primavera por que tú me sigas mirando.
Amigos, eso es cuanto quiero. Es casi nada y casi todo.
Ahora si quieren se vayan.
He vivido tanto que un día tendrán que olvidarme por fuerza, borrándome de la pizarra: mi corazón fue interminable.
Pero porque pido silencio no crean que voy a morirme: me pasa todo lo contrario: sucede que voy a vivirme.
Sucede que soy y que sigo.
No será, pues, sino que adentro de mí crecerán cereales, primero los granos que rompen la tierra para ver la luz, pero la madre tierra es oscura: y dentro de mí soy oscuro: soy como un pozo en cuyas aguas la noche deja sus estrellas y sigue sola por el campo.
Se trata de que tanto he vivido que quiero vivir otro tanto.
Nunca me sentí tan sonoro, nunca he tenido tantos besos.
Ahora, como siempre, es temprano. Vuela la luz con sus abejas.