Lui la incontra casualmente a Las Vegas per lavoro. Trascorrono inaspettatamente dei momenti intensi. Nasce all'improvviso un legame molto forte e così tra un viaggio e l'altro, tra Italia e Stati Uniti, cercano di esplorare le loro sensazioni. Pia...
L'orologio gira veloce, troppo veloce. Penso a quando aspettavo di vederti e i giorni non passavano mai, mentre ora il tempo va a velocità supersonica. Quanto aveva ragione Einstein sulla dilatazione temporale! Dio! La luce dei tuoi occhi mi paralizza. Non vorrei più muovermi di lì, ma lo devo fare: "È tardi, saliamo su alla PHD Penthouse??". Mi guardi, ti alzi in silenzio. Sei bella, tanto.
Questa volta è più facile. Una salita verticale, così veloce che senti il vuoto nello stomaco. La porta dell'ascensore si apre. Il tipo della security ha già notato i pass fosforescenti sulle nostre mani e non ha nemmeno cambiato espressione mentre varchiamo l'ingresso schermato da pesanti tende nere. Ti chiedi cosa ci sarà qui ora. Un lungo istante per abituarsi all'oscurità. Due grossi lampadari arancio si accendono per un attimo. Tra mille figure indistinte scorgi dei divani che sembrano blu elettrico. Di nuovo il blackout. La musica pompa forte nelle casse. L'aria vibra mentre le luci ritmiche si incrociano e scattano istantanee multicolor di volti, mani, vestiti, bicchieri, sudori. Automaticamente andiamo al bar, senza parlare. Non ci sentiremmo.
La ragazza al banco legge le mie labbra mentre prende la carta. Ti fissa negli occhi preparando i due tonic con il Monkey 47. Un piccolo sorso. - Bella questa traccia! - Joris Voorn, è un remix di Antigone - ti dico, e bevo il mio gin. Non mi rispondi, non capisco se la conosci. Allora ti provoco: - È inutile che ci provi, tanto non ci vado dal dj a chiedere una canzone di Dag. Tu ridi e cerchi di colpirmi. Ci alziamo.
I bassi troppo carichi ci entrano dentro potenti. Istintivamente mi stringi la mano mentre attraversiamo un mare di persone che si muove come una unica massa scura, pulsante, bucata dai laser che tagliano il buio. E intanto proteggi il tuo drink, abilmente. Non sai dove andiamo, ma non chiedi. È che devo assolutamente farti vedere fuori!
Raggiungiamo la parete di vetri a specchio, spingo con forza la porta e all'improvviso siamo lì sul terrazzo. L'aria umida della baia ti investe in pieno. La brezza muove le foglie delle siepi di bambù illuminate scenicamente dai faretti. - Cavolo non sembrava così alto! Il parapetto di vetro ti trasmette il brivido della profondità. Ti stringi nel giubbottino di pelle e assapori la reazione chimica dell'adrenalina con il gin. C'è una vista su Manhattan che non si dimentica. Quella skyline che senti subito tua. Tutto ti gira intorno. Provi a dare le spalle a Times Square e a riconoscere i grattacieli, il Chrysler Building, il One World luccicante, il fiume, i ponti. Sei ferma, sospesa sulle luci di New York. E poi senza nemmeno accorgertene cominci a muoverti, lenta, stretta in un abbraccio rassicurante, seguendo il ritmo della musica ovattata che piano piano si fa sempre più distinta nella tua testa. Guardi su, vedi che la notte sta andando. Non vorresti. Ma altre latitudini, altre emozioni la chiamano. E tu sei lì, in un'atmosfera magica, una sintonia unica, una sensazione forte che ti porterai dentro a lungo. Alla fine dell'estate, l'emozione, il ricordo che tu volevi. L'emozione, il ricordo di cui anche io avevo dannatamente bisogno in questo ultimo sabato di agosto!
*** ✨ TO BE CONTINUED ✨ ***
* * * * * This story is inspired by true happenings. However, certain scenes, characters, names, business, incidents, locations and events have been fictionalized for dramatic purposes. * * * * *
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