Tracciando il pentagramma

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Il tempo è relativo.

Ho sentito tante volte questa frase, ma mai più di ora mi rendo conto di quanto sia vera.

Sembrano passati secoli dall'ultima volta che ho visto Theresa, ma secondo il mio calendario è passata a malapena una settimana.

"...capisco che ho un violino, e di solito chi ha un violino lo sa anche suonare, ma non tutti coloro che lo suonano diventano David Oistrakh."

E allora perchè viaggiava?

Inizialmente ho ipotizzato che potesse essere per il lavoro del marito, ma allora perchè nella sua stanza non c'era nemmeno una foto di loro due assieme, o qualsiasi oggetto che lo ricordasse? Tipo la fede nuziale, che però non ho visto sul suo anulare sinistro.

Certo potrebbero aver divorziato, ma Theresa ha anche detto che ha viaggiato per gran parte della sua vita quindi, se la teoria fosse corretta, anche con suo marito. E se effettivamente si fossero lasciati, quale motivo l'avrebbe portata a voler cancellare completamente una persona dalla propria vita che però ne ha fatto parte per così tanto tempo?

Quando mi sono resa conto di aver più domande che risposte mi sono fermata e ho cercato di pensare lucidamente. Perchè mi interessava così tanto la storia di quest'anziana signora? E perchè doveva avere un passato così tormentato? Avevo così tanto bisogno di una storia emozionante sulla vita di qualcuno? Per quello ci sono i libri.

Così ho smesso di pensarci e ho cercato di impiegare il mio tempo in altre attività.

Peccato che, non importa cosa facessi, la domanda continuasse a perseguitarmi ed a riportare la mia mente a quel puzzle pieno di pezzi mancanti, pregandomi di completarlo.

Alla fine, durante una lezione di storia sullo sbarco in Normandia a cui non stavo prestando minimamente attenzione, decisi che sarei tornata all'ospizio e avrei parlato con Theresa.

Il giorno prestabilito pioveva; per fortuna esistono i mezzi di trasporto pubblici. Non avevo chiesto a mia mamma di accompagnarmi in macchina come la prima volta, non sapeva nemmeno che fossi diretta alla casa di riposo; le avevo detto invece che sarei andata in biblioteca per un progetto di scuola.

Se le avessi detto la verità l'avrei fatta solo arrabbiare.

"Ti devo sempre obbligare per andare a trovare tua nonna, e per una volta che ci vuoi andare di tua spontanea volontà non è per lei ma per la sua compagna di stanza che conosci appena? Sei proprio una nipote ingrata." avrebbe detto, o qualcosa del genere.

Lo svantaggio del tram rispetto alla macchina è che quest'ultima è più veloce. Quindi decisi di passare il tempo ascoltando musica. Aprii Spotify e feci partire una delle mie playlist preferite, con le cuffiette Bluetooth già collegate e infilate nelle orecchie.

Ero talmente immersa nella musica che quasi non mi accorsi di essere arrivata; nonostante stessi fissando il finestrino, e quindi il paesaggio esterno, la pioggia era così fitta da rendere difficile anche solo riconoscere una strada percorsa milioni di volte.

Ripercorsi come qualche giorno prima le rampe e il corridoio, lasciando una scia di pozzanghere al mio passaggio.

Inizialmente non volevo andare da mia nonna per poi passare tutto il tempo con Theresa, ma mi resi presto conto non avevo alternativa; non sapevo dove trovare mia nonna se non nella sua stanza, figuriamoci la sua coinquilina.

Una volta entrata nella stanza vi trovai mia nonna, che per fortuna dormiva nel suo letto e non sembrava avermi sentito. Guardai nell'altro letto, ma Theresa non era lì.

Stavo per sedermi sulla sedia e iniziare l'attesa quando un rumore colse la mia attenzione.

Lo seguii fuori dalla stanza, per il corridoio e giù dalle scale; e man mano che proseguivo il suono si intensificava. Più mi avvicinavo e più dettagli riuscivo a percepire; era una melodia triste, quasi angosciante, e terribilmente lenta.

I tre violiniDove le storie prendono vita. Scoprilo ora