Capitolo 5: Famiglia.

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Salvatore e Lina.
Mi restano loro come unica parte della famiglia. Salvatore è un vero omone, alto e robusto con poca barba e le guance paffute. Lina è la sua compagna, ha i lineamenti del viso sottili, gli occhi piccoli ed è di statura magra. Sono sposati da 13 anni e non hanno mai potuto avere figli biologici perché Lina è sterile e come se non bastasse, non hanno mai avuto la possibilità economica di adottarne uno.
Ma...hanno avuto me!
Quando Bianca mi ha preso con sé, spesso mi facevano da baby sitter. Vivevano due case dopo la mia, da loro passavo serate piacevoli: guardavamo la TV e mangiavo tante patatine e caramelle. Quando fuori pioveva e la tv non funzionava bene, facevamo molti giochi da tavolo in modo paricolare, io e Salvatore giocavamo a carte. Lui era fortissimo; vinceva a carte anche se io imbrogliavo per poter vincere.
Quando mia madre veniva a riprendermi non volevo mai andare via e adesso, invece, vorrei che tornasse a prendermi...
Lina e Salvatore mi hanno anche sempre aiutato con scuola, quel posto infernale pieno di raccomandati e figli di papà.

Il rientro a scuola, dopo la morte di mia madre ed il trasloco a casa di Salvatore e Lina, non è stato poi così male, mi aspettavo molto peggio: le facce sono sempre le stesse e l'indifferenza, indipentemente da cosa ti sia successo, da parte di professori e compagni è sempre la stessa.
A ricreazione vengono sempre i ragazzi dell'altra scuola che si trova al piano superiore, hanno un uscita loro e delle scale secondarie, quindi, con i ragazzi della mia scuola non ci incontriamo mai, dividiamo solo la palestra. I miei amici, però, scendono giù per vendere un po' di fumo, i professori sono convinti che loro 4 scendono per qualche ragazza, invece, tranne qualche tossichello, o qualche figlio di papà che ha soldi da spendere, non parlano con nessuno. Loro 4 sono i miei unici amici.
Abbiamo visioni del mondo completamente diverse: loro cercano di trasformarsi in Tony Montana, con il sogno di crescere in questo ambiente proprio alla Scarface, di arrivare a un livello oltre e superare tutti. In fondo sono bravi ragazzi e sono buoni amici. Personalmente ho frequentato sempre persone escluse e ho cercato di renderli migliori. Io non voglio dire che grazie a me si siano evoluti, però hanno avuto l'occasione di vedere anche altre cose. Loro non sono cattivi, per spiegarvi, funziona come nel caso dei cani rabbiosi. Se hai un rottweiler e lo porti fuori al parco con altri cani, il tuo cane imparerà a giocare, anche se resterà sempre un po' più aggressivo. Se invece, lo tieni sempre in casa nello stesso ambiente, appena esce e vede un altro cane, lo ammazza.
Ecco, se loro stanno solo nel cortile sotto il palazzo, quella piccola piazza di spaccio, dove non c'è nulla da fare, loro non andranno mai da nessuna parte.
Marco: «Ma ben tornata nel limbo della noia!»
Io: « Ciao raga»
Emiliano: « Come va?»
Carlo: « Sasà ti tratta bene? Hai già invaso casa sua con 1200 cianfrusaglie?»
Leonardo: «Carlè, Lami ha di sicuro meno vestitini di te!»
Carlo, li butta un occhiataccia: «Che simpatico...»
Io li accenno un sorriso e subito mi affretto a rispondere prima che mi facciano atre 200 domande.
«Sto bene ragazzi, grazie. Stare con Salvatore e Lina non è così male, alla fine con loro ci sono cresciuta e quella casa l'ho sempre sentita un po' mia.»
Leonardo mi da una pacca sulla spalla e con un timido sorriso mi dice: «Un passo per volta, già che provi ad abituarti alla tua nuova routine è tanto.»
Per non sembrare maleducata chiedo: «Voi come ve la passate?»
Si lamentano tutti e 4: il lavoro non è molto, non perché mancano consumatori bensì perché non riescono a procurarsi abbastanza roba. Le loro lamentele, però, si interrompono al suono della campanella, quindi, siamo tutti costretti a rientrare in classe.
Ci salutiamo e quando sto per andarmene, Emiliano mi ferma e mi chiede: «Scendi con noi stasera, senza impegno, con tutti noi, come prima... come prima che... bhe, hai capito...»
Scuotendo la testa li dico: «Non so, forse ho da fare a casa... non ti so dire...»
In realtà non me la sento. Mi sento meglio a casa, la sera fa freddo... ed in verità ancora non riesco ad uscire con i miei amici, a svagarmi, facendo finta di nulla...
Ma prima che potessi aggiungere altre giustificazioni, è intervenuto Marco: «Ma dai, cos'hai da fare? Poi sai anche tu che non succede mai nulla di eclatante! Scendi, ci trovi lì e se non scendi veniamo tutti da Sasà. Quindi su, non è un invito, sei obbligata a venire stasera!»
Dirigendomi verso la classe, mi volto, gli sorrido ed aggiungo a tono alto e deciso «Ci penserò!»

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