6.La spiaggia

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"Allora che ne pensi della casa tesoro?"

"Papà, mi fa schifo." Dissi senza ritegno buttando i bagagli per terra. In realtà faceva tutt'altro che schifo, era mozzafiato; un solo tocco della mamma l'avrebbe resa perfetta, ma non potevo apprezzare niente in quel momento, non volevo e non potevo.

Avevo appena messo piede in America e l'aria diversa riuscivo già a sentirla. Riuscivo a sentire il profumo del disastro, l'odore dello sbaglio, la brezza dell'errore. Tutto in quel posto mi sembrava sbagliato, era sbagliato solo perché al mio fianco non c'era Harry.

"Andiamo Abby fa almeno uno sforzo."

"Papà, sono stanca, ci sono 8 ore e anche se sono le 10 io vado a letto e non mi svegliate prima delle 22, okay? Okay."

Salii le scale istintivamente, non sapendo nemmeno dove la camera fosse. Aprii un po' di porte e appena trovai un letto mi ci buttai sopra e l'effetto fu paradisiaco. La mia mente si spense al solo tocco del cuscino e sprofondai in un sonno profondo.

**

"Tieni amore, li vuoi un po' di biscotti?"

Biscotti? Cosa? Perché la mamma voleva darmi dei biscotti, non era l'ora del tè. Mi svegliai dal mio coma per realizzare che non ci sarebbe stato più nessun'ora del tè, perché l'Inghilterra era lontana da noi milioni di chilometri. Perfetto.

"Ma.., che ore sono, mamma?"

"Le nove amore mio, hai dormito un bel po'. Ti va se oggi ci andiamo a fare un bel giro, giusto per vedere com'è la zona e magari passiamo anche vicino la scuola per vederla?"

"Okay" non avevo voglia di riflettere quindi risposi istintivamente, ma credo che fare un giro per la zona mi avrebbe fatto bene.

Mangiai e mi vestii in fretta prendendo le prime cose che trovai in valigia, una maglietta a mezze maniche a righe bianche e nere di Brandy e un paio di shorts a vita alta, Superga ai piedi e via. Il paesino era carino, si chiamava New Port e aveva un'aria veramente suggestiva. Tutto era tremendamente pittoresco e adorabile.

Io e la mamma ci avviammo a piedi verso la spiaggia che costeggiava il centro della città ed era pieno di ragazzi con tavole da surf, negozi sportivi, negozi di abiti, veramente carini aggiungerei, un giorno sarei dovuta andare a fare spese lì. C'era un sacco di gente in spiaggia e nel paese; tutto era veramente accogliente, le persone sorridevano sempre, i bambini si rincorrevano sulla sabbia,c'era una brezza leggera che mi faceva svolazzare un po' i capelli, il sole batteva sulle nostre teste e potevo già percepire la mia pelle scurirsi. Proposi a mia mamma di andare sulla spiaggia e accettò volentieri. Ci sedemmo un po' li a guardare la gente che andava e veniva; commentammo qualche ragazzo carino che si esibiva sulla tavola sperando di attirare l'attenzione di qualche ragazza. Ridemmo e scherzammo insieme, io e mia mamma, parlammo per poco anche di questa improvvisa partenza, ma cercai di evitare l'argomento Harry, non mi sembrava il caso di rovinare tutto. Cazzo non l'avevo nemmeno chiamato, fui assalita dal panico gliel'avevo promesso. Mia mamma cercò di calmarmi dicendomi che di certo non sarebbe stato li a contare le ore di differenza in attesa della mia chiamata, così mi tranquillizzai un po'. Io e mamma continuavamo a chiacchierare, e lei mi faceva notare quanti ragazzi si girassero a guardarmi. Mi sentii troppo imbarazzata. Le mie amiche dicevano sempre che i ragazzi mi si sarebbero buttati addosso, che mi guardavano in continuazione, ma io non ci avevo mai creduto; non ero una grande bellezza, anche se avevo gli occhi azzurri e i capelli biondi. Ero nella media.

La cosa imbarazzante però, fu che era mia madre a notare che i ragazzi analizzavano ogni centimetro del mio corpo. Feci finta di non interessarmene, anche se riconoscevo che erano quasi tutti abbastanza belli, abbronzati, muscolosi al punto giusto e non troppo perfetti. Odiavo la perfezione.

Erano passate già due ore da quando io e mamma eravamo uscite di casa, quindi ci alzammo da quella meravigliosa spiaggia, ci scuotemmo la sabbia attaccata ai nostri pantaloni e ci dirigemmo verso una passerella che poi portava vicini alla strada, alla fine della spiaggia. Mentre camminavamo, un ragazzo stava arrivando con la tavola da surf, e in principio non gli prestai troppa attenzione, finché, per sbaglio spero, mi colpì leggermente con essa. Lanciai un piccolo grido di dolore, assieme ad un 'Ehi' abbastanza offeso e arrabbiato.

Appena alzai lo sguardo  aveva un'espressione del tipo 'ma che cazzo vuole questa bambola di porcellana?', ma appena i nostri occhi, quasi della stessa tonalità di azzurro, si scontrarono, il suo viso si rilassò e lasciò posto a un sorriso malizioso, fin troppo. Se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe abbandonato la sua tavola in terra per spingermi a terra, togliermi ogni millimetro di tessuto e penetrarmi da parte a parte; io fui invasa dal terrore. Lui era sbagliato, glielo si leggeva nello sguardo maligno, assetato di passione, nelle braccia tatuate, nelle labbra bagnate dalla sua lingua, dal sorriso colmo di desiderio. Ma nonostante questo, rimasi incuriosita e affascinata dal pericolo che quel ragazzo si trascinava dietro di sé, i suoi occhi mi inchiodarono a terra, il suo sguardo maligno causò l'aumento dei battiti cardiaci, non so se per paura o per infatuazione, mi sentii inferiore e sottomessa dalla sua forza. Ma la domanda è, come può un tale sguardo farti provare tutto ciò? Cosa stava succedendo dentro di me? Perché improvvisamente avevo bisogno dell'oscurità di quel ragazzo? Forse perché in quel momento mi sentivo oscura anche io. Ero sempre stata chiara, bianca, candida e adesso stavo sperimentando il nero, il dolore, la rabbia che ti divora, e appena lo guardai fui sicura del fatto che lui sarebbe riuscito ad alleggerire tutto il peso che adesso stavo portando sulle spalle.

Continuai ad avanzare sempre con la testa rivolta verso di lui, ma facendola tornare lentamente al suo posto. Distolsi lo sguardo da quel ragazzo che era la personificazione della tentazione, non l'avrei mai più rivisto nonostante la città non fosse così grande, non c'era bisogno di lasciarsi trasportare da emozioni insignificanti; ma lui aveva i suoi occhi incollati prima sui miei capelli raccolti in una coda, poi sulla mia schiena leggermente scoperta, dopo sul mio sedere, anche se era coperto da pantaloncini, e pur non vedendolo, sentivo il suo sguardo bruciarmi la pelle più di ogni singolo raggio di sole.

Provai a rigirarmi per vedere il ragazzo che stava cercando di far sparire il jeans dei pantaloncini per avere una visione più ampia del mio lato B. Stavo iniziando ad odiare quel suo sguardo perforante. Stavo iniziando ad odiare anche lui per le cose che mi aveva fatto sentire col solo contatto nei nostri occhi; non voglio immaginare cosa sarebbe successo se ci fossimo anche solo sfiorati, o cosa succederebbe se ci toccassimo in futuro, ma..

'Abygail il tuo ragazzo è a Londra e soprattutto, HAI UN RAGAZZO'

Dopo essersi incantato sul mio culo, i suoi occhi si scontrarono un'ultima volta con i miei e si girò, per perdersi tra le onde del mare arrabbiato.

Terrible DecisionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora