3.Dolore

82 13 0
                                    

La mia vita era paragonabile ad un quadro di Picasso, esattamente a quel quadro di cui non riesco a ricordare il nome, quello che lui creò durante la seconda guerra mondiale quando i tedeschi bombardarono le città spagnole.
Quel quadro era enorme, ma non aveva un filo di logica, c'erano teste di animali attaccati a corpi umani, i colori erano spenti, morti, sulle facce asimmetriche dei personaggi vi era rappresentata la paura e l'ambientazione era distrutta, rasa al suolo, come il mio cuore. Come poteva quel quadro non rappresentarmi? In quel momento ogni cosa si era sgretolata davanti ai miei occhi, una bomba era riuscita a distruggere la mia pacifica dimora, il mio piccolo mondo. Non ero nemmeno in grado di realizzare cosa fosse successo, non riuscivo ad accettare che la mia vita fosse stata rasa al suolo, e non ero capace nemmeno di realizzarlo.
Ero come in uno strato di trans, esclusa dal resto dell'umanità, con lo sguardo perso nel vuoto, con le orecchie che non riuscivano più a captare nessun suono, con la mente che non reagiva agli stimoli, ma con quella poca forza di cui disponevo cercavo di rimettere insieme i detriti causati dalla bomba; però sappiamo tutti che una cosa distrutta non sarà mai come prima ed ero stata io a voler distruggere tutto, avevo fatto tutto da sola, quella bomba l'avevo creata e lanciata con le mie mani e prima o poi sarebbe dovuta esplodere.
Dopo l'accesa litigata con Harry tornai in camera mia piangendo. Mi buttai violentemente sul letto iniziando ad urlare contro il cuscino,come se tutta la colpa dell'accaduto fosse sua.
Piansi e urlai per ben due ore, lo so, controllai più volte il cellulare sperando in una chiamata di Harry che non arrivò mai e nel frattempo vedevo il tempo che passava.
Quanto era odioso il tempo. Lui passava. Andava avanti per la sua strada, ti passava sopra come se niente fosse. A lui non importava quanto potessi essere a pezzi, lui quei pezzi non faceva altro che frantumarli, rendendo tutto ancora più complicato. E doloroso.
Non avevo mai provato un dolore così grande, fino ad allora non ero consapevole di cosa il dolore fosse veramente. È un mostro. Un grosso,orrendo, malefico mostro che ti attraversa lo stomaco fino ad arrivare al petto, che con i suoi artigli graffia e lacera il cuore, finché non arrivi a desiderare di poterti strappare la pelle, e romperti le costole una per una fino ad arrivare alla fonte del dolore e strapparlo via con forza, facendo in modo di non poter più alimentare il mostro che lentamente cresceva dentro di te. Sfortunatamente però, non ero in grado di strapparmi la pelle, tantomeno di spezzarmi le costole, così iniziai a pensare a diversi tipi di soluzione per calmare la creatura dentro di me. Ricercavo nella mia mente diversi modi per provare un dolore talmente forte da riuscire a scacciare l'altro.
Autolesionismo.
Appena capii ero come.. felice.
Ma ero davvero pronta a farlo? Ne ero sicura? Sarebbe stato giusto? A quali conseguenze avrebbe portato?
Non ero in grado di decidere, così andai in bagno, rovistai fra forbicine e robe varie trovando un pacchettino arancione; lo aprii trovando 10 lamette racchiuse in una carta bianca e rossa,per impedire a chi le prendeva di ferirsi, ma chi le confezionava non si immaginava che c'erano persona che si sarebbero volute ferire di proposito.
Ne scartai una, tirai via dal polso ogni tipo di braccialetto, ma mi soffermai un po' su quello di Harry. Non l'avevo mai tolto da quando nell'inverno dei miei quasi quindici anni si presentò a casa mia con una pizza, un libro e tanto amore da donarmi, solamente perché a scuola mi aveva visto triste e voleva rendermi felice. Era una piccolissima catenella d'argento con al centro una corona con incastonati tutti i brillantini e nella busta con il libro c'era anche un piccolo pacchettino con su scritto 'Sei la mia stella e meriti di brillare'.
Indugiai su quel braccialetto decidendo che sarebbe stato meglio tenerlo. Presi la lametta argentata tra le dita, la rigirai tra di esse più e più volte, per poi posarla sul polso. La lama era fine e fredda. Volevo muoverla, premere forte sulla mia pelle, vedere il sangue scorrere e portare via con se la sofferenza. Avevo intenzione di uccidere quel mostro che aveva piantato le sue radici in me, ma da una parte ero consapevole che lui non se ne sarebbe andato comunque.
Aprii le dita tanto da far cadere la lametta a terra e mi lasciai cadere sulle ginocchia abbandonandomi a un pianto disperato. Guardai con riluttanza prima l'oggetto a terra e dopo me,vedendo in quello specchio una persona consumata dall'amore e dal dolore. Ero incredula di ciò che avrei potuto fare.
Quando tornai in camera trovai molte chiamate da Taylor, forse Harry aveva avvertito qualcuno che di conseguenza aveva avvertito Tay. La richiamai il più in fretta possibile, capendo dal numero delle telefonate quanto fosse preoccupata per me.
Appena rispose il mio cervello fu risvegliato dallo stato di trans grazie alla sua voce potente che mi sturò non uno, ma bensì due orecchia.
"Ma dove cazzo eri finita?! Ti ho chiamato per mezz'ora e te non rispondevi! Ho pensato che ti fossi data al bunji-jumping senza l'elastico!"
E riuscì a farmi ridere, Dio quanto l'amavo per questo.
"Lo sai che non lo farei mai ameno che non ci sia tu al mio fianco."
"Si la cosa è molto dolce-rispose frettolosamente-ma tu stai di merda, e non cercare di nasconderlo, poi domani parti e stasera devi darci un addio decente. Non puoi sparire dalle nostre vite così, facendo finta che tutti gli anni passati insieme siano stati solo tempo buttato via Abygail-non mi aveva mai chiamata così..-tutti siamo affezionati a te in una maniera incondizionata e se pensi che ti lasceremo andare così facilmente, hai proprio sbagliato compagnia di amici."
Potevo vedere le sue lacrime, ma allo stesso tempo il suo sorriso anche se eravamo entrambe dietro ad un telefono.
"E poi cosa ti aspettavi da Harry?"
Merda.
La interruppi, non le feci nemmeno finire la frase, credevo di aver già consumato abbastanza lacrime per lui.
"No! Zitta e non nominarmelo nemmeno. Ho pianto tutto il pomeriggio, durante e dopo la nostra discussione-la mia voce si spezzò-non voglio pensarci, per adesso."
"Perfetto! Allora stasera andiamo a casa di Greg, da una festa, Harry non ci sarà, ma metà scuola si. Sarà l'occasione perfetta per salutarti per noi, e l'occasione perfetta per te per svagarti un po' quella mente!"
In casi normali non avrei mai accettato di andare ad una festa di Greg, il ragazzo di Tay. Non glielo avevo mai approvato, e a dirla tutta lo odiavo pure.
Era fatto da mattina a sera, fumava e beveva come se non ci fosse un domani e le sue feste erano piene di puttane che venivano sbattute ovunque, ma Taylor affermava che con lei era diverso, che con lei era il ragazzo dei sogni e bla bla bla.
"E va bene.. vengo."
"No Abygail, non iniziare a far storie del tipo: no, non voglio venire perché.. Aspetta, VIENI?!" gridò emozionata.
"Si, vengo ma solo se con noi ci sono anche gli altri."
"Certo che ci saranno, li avevo già avvisati. E visto che siamo nel bel mezzo dell'estate non metterti in testa di venire con uno dei tuoi soliti jeans e quelle felpe larghissime. Portati un costume e un vestitino carino. Nessuno ti salterà addosso sapendo che stai con Harry, non gli converrebbe."
"Si.. sempre se ci sto ancora.."

Terrible DecisionDove le storie prendono vita. Scoprilo ora