XI-Il Canto delle coincidenze

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Funesto vien aloe, ricerca dell'eroe.

Il vento della divina fortuna,

colei che mai il subito elimina.

Dimenticata la maledizione rotante

Colix non dissuaso dalla malasorte.

Rivedo gli arti, occhio, il ricciolo castano.

Morte. Il pensier mio è più qualsivoglia forte

delle storte gambe che accavalla

la maledetta comandante della roccaforte.

Mi parve esser il mese folle, quello.

Eppur mai il caso tentò la caduta dalle molle.

Lo sgabello cade per pigrizia sulle mansarde.

Girovagando per il sentiero popolare.

Circumnavigando la villa della comunità.

Osservando chi per moda chi per passione.

Fu allora, venisti notata o dea sinistra.

Fosti scorta a passeggiare colle donzelle,

le tue care e prive d'intelletto ancelle.

Un incontro ilare che il campione visse

nel suo cuore beatamente e lentamente,

increspate le labbra, ti vide e sorrise.

Oramai non rimane che il ricordo o Tyche,

di quei dì in cui varcasti le sacre porte.

Il cuore di Colix batte, rinnega la sorte.

Mancava protezione dalla sua sostituta.

Per i comuni mortali fu un caso, diremmo,

ma non si ha mai la certezza del disegno.

Gli astri son meschini e malefici, più umani

degli uomini stessi, ancor più viziati

degli amori malmessi, son tossici.

La ragion per cui questo è presto detto.

Son nato umano e pertanto erro,

la conoscenza mai tutta avrò in petto.

De ColixLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora