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– Hansol, è una donna adulta, smettila di volergli fare da genitore.
Junhui quella sera era rincasato tardi. Il turno nel piccolo ristorante in cui lavorava era stato pesante. Aveva velocemente chiamato sua madre prima di rientrare, voleva farsi una bella tisana e passare una serata tranquilla ma Hansol aveva subito fatto il nome di Iseul, non appena lui aveva messo piede in casa.
I due si guardarono, Hansol davvero troppo preoccupato e Junhui, in quel momento, quasi menefreghista.
Il ragazzo americano aveva raccontato al coinquilino il comportamento della giovane, di come le sue parole gli avevano tagliato il fiato, quella non era Iseul, si era detto, restando per tutta la sera con la testa tra le mani e lo sguardo fisso sullo schermo del cellulare in attesa di un qualche segno di vita.
– Non voglio fargli da genitore, mi preoccupo per lei, solo questo. Tu, invece, sembra non ti interessi più nulla di lei.
Junhui si sentì pugnalato da quelle parole. Percepì uno squarcio netto al petto, il cuore pian piano spaccarsi a metà, come poteva davvero pensare questo?
– Non dire cazzate Hansol, sto solo valutando più punti della situazione.
– E dimmi, con Iseul ha mai funzionato?
No, quell'atteggiamento non aveva mai funzionato con la giovane ragazza. Osservò meglio il suo coinquilino aggiungendo alla lista di difetti di Hansol quella piccola pecca del suo carattere; si immedesimava troppo nel dolore altrui. Il ragazzo alto si avvicinò all'amico sedendosi al suo fianco.
– Hansol, devi lasciarla andare, altrimenti ti corroderà.
– Questo fanno gli amici e io non lo ho un Minghao con cui spartire quello che mi fa male qui.
Hansol puntò un dito sul petto del ragazzo alzandosi poi dal divano tirando indietro i capelli. Stava per dare di matto, voleva solo sapere che Iseul stesse bene e nemmeno lui concepiva come si fosse legato così tanto a quel mucchietto di ossa agonizzante che non faceva altro che riempirsi la testa di illusioni.
Quasi come se fosse una richiesta dal cielo il suo cellulare segnò una notifica; "Sto bene, ti prego di non preoccuparti...salutami Junhui e buonanotte Hansol"
Quest'ultimo sospirò poggiando il cellulare sul piccolo tavolo accanto al cucinino. La sua mente vorticava sempre, non aveva mai un piccolo minuto di pausa e il tutto veniva mascherato da quel volto duro che si portava dietro da anni ormai. Junhui poggiò la schiena sui cuscini morbidi godendosi quel silenzio che si stava facendo sempre più rarefatto.
– Davvero Hansol, non puoi andare avanti così.
Il ragazzo preso in causa alzò piano il volto, il sangue che prendeva a pulsare nelle vene, come poteva essere così tranquillo?
– Ma tu che ne sai Junhui?
Il più grande alzò lo sguardo fissandolo su quello di Hansol. Il volto si stava pian piano facendo più rosso e la presa sul bordo del tavolino sempre più ferrea.
– Che ne sai di come mi sento davvero? Ti sei mai fermato sul serio a guardarmi, a guardare Iseul, che cazzo ne sai Junhui!
– Hansol io, non so davvero di cosa tu stia parlando.
– Non lo sai? Cazzo Junhui, non lo sai davvero? Da quando hai Minghao dalla tua parte non rendi conto più a nessuno, non torni più a casa, non dedichi del tempo ad altri che non siano lui o il tuo dannato lavoro.
Junhui parve pensarci per qualche secondo, era pronto a ribattere, ma la voce sprezzante dell'altro ragazzo si infranse totalmente sul suo viso.
– Dici tanto a me di lasciarla andare e tu sei il primo che la tratta come una bambina. Perché non le hai detto di Minghao? Perché hai paura di come potrebbe prenderla? Bhe Junhui, è una donna adulta e dovresti un secondo capire che questo le fa più male di saperti innamorato.
Hansol respirò a pieni polmoni avvicinandosi al ragazzo. Gli occhi si stavano lentamente gonfiando, la bocca stava perdendo salivazione. Le orecchie prendevano a sentire ovattato e tutto intorno a lui si faceva sempre più confuso.
– Trattala come una donna, trattami come un amico Junhui! Non tenerti tutto addosso ignorandoci, tagliandoci via dalla tua fottuta vita. Siamo amici, lo hai detto tu, perché ci stai trattando come due estranei che non meritano un cazzo da te?
Junhui si alzò di scatto dal divano prendendo le spalle di Hansol. Il ragazzo aveva preso a respirare velocemente mentre delle piccole lacrime bollenti macchiavano la sua maglietta nera. Strinse i polsi del maggiore guardandolo davvero bisognoso.
– Ci manchi Junhui, no, mi manchi.
Bastò questo prima che il biondo afferrasse le spalle dell'altro stringendolo come un fratello maggiore. Adesso si rendeva davvero conto di quanto fosse fragile un'anima come quella di Hansol, del perché, tenesse ancora così tanto alla salute mentale della ragazza che abitava di fronte a loro, erano più simili di quanto potesse immaginare.
Junhui si ritrovò nuovamente a fare i conti con la sua vita, a dover decidere per una seconda volta come spartirsi, senza ferire nessuno.
Accarezzò i capelli di Hansol, non disse nulla. Lo fece sedere al suo fianco e iniziò a raccontargli di Minghao con un sorriso da stralunato sul volto, quel ragazzo gli stava davvero svoltando la vita e lui non si spiegava come ci stava riuscendo. Nel parlare con l'amico, si rese conto, tuttavia, che per quanto volesse, non tutto girava attorno al volto tenero e quasi dipinto del suo amante, che c'erano tanti altri tasselli che doveva curare.
Hansol si perse nell'ascoltare. La sua voce sembrava miele freschissimo mentre gli raccontava il loro primo bacio. Si lasciò sfuggire qualche risata di tanto in tanto, apprendendo davvero come si sentiva Junhui, era felice di aver condiviso quel momento.
A sera inoltrata, Hansol azzardò una domanda, guardando Junhui dal basso, forse in imbarazzo per quello che stava per chiedere.
– Secondo te Junhui, riuscirò mai a trovare qualcuno che ama incondizionatamente?
Il ragazzo si sorprese appena nel sentire le sue parole e con un tiepido sorriso sulle labbra annuì arruffando appena i capelli del minore.
– Sono sicuro Hansol, troverai qualcuno che sappia come starti accanto, anche quando fai silenzio.
Iseul stava rincasando, si bloccò davanti alla porta dei due. Il pugno a mezz'aria pronto a battere contro la superficie della porta. Sentì distintamente le risate dei due e sorrise a sua volta lasciando cadere il braccio lungo il suo fianco. Quella non era la sua serata. Con il dorso della mano pulì la guancia umida abbassando lo sguardo sulla polo verde per poi girare il corpo e rientrare nel suo appartamento.
Si guardò attorno, distinguendo alcuni oggetti nella penombra e una volta accesa la luce la prima cosa che riportò la sua attenzione alla realtà fu quella caramella al lime aperta per metà. Sorrise inconsciamente avviandosi verso la sua camera, le parole di Wonwoo la accompagnarono fino a quando non poggiò la testa sul cuscino, alle nove, non ubriaca, ci sarebbe riuscita davvero a fare quel passo?
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MANDARINI ;; ★
Fiksyen Peminat;; L'odore di 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐧𝐨 é inverno sciolto nell'aria un cuore infranto la sua voce le mani di Iseul l'amore ;; ©rice_honey_ , revisitation 2024
