È colpa mia. È colpa mia, mi fido sempre delle persone sbagliate. È colpa mia, non sarei dovuto venire qui. Non avrei dovuto accettare questo lavoro.
È solo colpa mia.
Morirò perché me lo sono meritato. Mads morirà. Ogni persona su questa nave morirà.
Morirà perché, ancora una volta, mi sono fidato quando non avrei mai dovuto farlo.
«Mi dispiace.»
Lui mi guarda, steso su un fianco. Siamo di nuovo soli. Io sono seduto vicino a lui sul materasso. Avevo deciso di fare il risentito, anche se forse non ha tanto senso. Del resto, ci siamo raccontati cazzate a vicenda… che colpa è quella di essere un bugiardo più bravo di me?
Comunque sia, ormai non cambia più niente. Tra neanche dodici ore inizieremo a boccheggiare, non voglio fingere di essere arrabbiato.
Non mi serviva la Terra, mi sarei accontentato di poco. Il deserto di Atlante bastava. Alcol al sapore di licheni, un pezzo di roccia mezzo deserto, aria rarefatta, non mi importava.
I miei stupidi sensi di colpa e una donna di Nettuno mi hanno fatto tornare qua dentro, e adesso…
«Mi dispiace.»
Lo so, l’ho già detto. So anche che non serve ripeterlo, non si può disfare ciò che è stato fatto.
«Sai che non è colpa tua, vero?»
Mi viene da ridere. «E di chi è, allora?»
«Di Cillian che vuole costruire una bomba di distruzione di massa, per esempio. Dei tuoi che l’hanno rubata e per non lasciare prove hanno deciso di mandare in avaria una nave con migliaia di persone al suo interno.»
Può essere che abbia ragione, eppure mi sento responsabile lo stesso. Più di tutto mi sento un ingenuo. «Non importa, comunque. Alla fine moriremo oggi lo stesso.»
Nel modo peggiore. Più brutale. Soffocati lentamente, lasciati ad annaspare.
Non voglio.
È proprio bello, e come fa essere così calmo? A me gira la testa, mi fa già male il petto. Mi sfrego le mani nell’illusione che i tremori smetteranno, lo so che non funziona ma ci provo lo stesso.
«Grazie di esserti sparato a una spalla per me.»
Sorride. Il cuore mi brucia tanto che non riesco ad apprezzarlo. «Mossa del tutto inutile, per quanto scenografica, tra l’altro.»
Sono stato io a dirlo, non troppo tempo fa, eppure non sono d’accordo. Almeno una persona ha avuto un minimo a cuore la mia esistenza, anche se non è servito a niente, anche solo per un attimo.
«Se può esserti d’aiuto, sarai l’ultima cosa a cui penso prima di morire.» Sono sincero, intendo farlo. Un singolo, solitario atto di gentilezza ricevuta, questo è quello a cui mi aggrappo. «Com’è fatta una giraffa?»
Lo vedo accigliarsi. «È un quadrupede più grande dell’uomo, di colore giallo e dal collo lunghissimo.»
Non so come faccio a riuscire a sorridere anche con questo nodo in gola da cui non passa che un filo d’aria. «Non è vero, stai scherzando.»
«No no, lo giuro! È fatta così per riuscire a prendere le foglie dagli alberi più alti.»
Ecco, ora capisco quello di cui sta parlando. «Sai che una volta l’ho visto, un albero?»
Forse ho detto la cosa sbagliata, perché il sorriso sfuma dal suo volto. «Non te la meritavi questa vita, Kay. Posso giurarti anche questo.»
«Quello che mi merito non importa più.»
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TITAN
Fiksi Ilmiah[liberamente ispirato alla storia del Titanic | fantascienza MM] Il Titan, la nave da crociera più lussuosa dell'universo, è partita da Titano per un meraviglioso viaggio intorno ai satelliti di Saturno. Kieran si è infiltrato a bordo senza il becco...
