«Ricordami chi me l’ha fatto fare.» Ivanka osserva il fondo del suo bicchiere, pieno per metà di un torbido drink al sapore di zolfo.
Lakshmi e Shanti hanno aperto le porte della cabina di lusso per il loro festino di cui non potrebbe davvero importarmi meno di così.
Faccio scorrere lo sguardo lungo il degrado che impera per la stanza.
Siamo appena arrivati, la maggior parte degli ospiti è già strafatta o ubriaca, e il pavimento in lastroni di gomma e metallo è stato coperto di tappeti e cuscini di raso imbottiti, su cui ospiti collassati si sono afflosciati senza tanto ritegno.
Lungi da me criticare chi si lascia andare per una buona bevuta, ma sono ancora troppo sobrio per questo.
«Cillian» le ricordo, la mia attenzione catturata da un uomo con un abito importante che, sdraiato sul pavimento con gli occhi chiusi, intinge le dita in un bicchiere mezzo vuoto.
«Ricordami perché ho fatto quello che mi ha chiesto, allora» incalza, porta il cocktail affumicato alla bocca e non riesco a trattenere una smorfia solo a vederlo.
«Perché ha il coltello dalla parte del manico.»
La sento sbuffare, distolgo ancora lo sguardo e lo fisso sull’oblò che ho di fronte. Da bambino non avrei mai creduto che avrei osservato lo spazio così da vicino.
Che idea sciocca, a ben pensarci.
La Terra è nello spazio quanto Titano… né più né meno. In realtà nello spazio ci sono sempre stato.
Questa semplice informazione è stata lo shock culturale più prepotente che ho subìto da quando ho lasciato casa mia. Sulla Terra abbiamo l’illusione di essere altro, che il terreno su cui poggiamo i piedi sia il centro esatto del cosmo da cui si può partire a raggiera “nello spazio”. Invece non siamo che un pianeta che gira intorno al sole come qualunque altro.
Il solo concetto di “andare nello spazio” è così buffo. Nessuno degli abitanti di Marte pensa al viaggio interplanetario come “andare nello spazio”, sanno benissimo che nello spazio già ci stanno.
«Secondo te quanto a lungo dobbiamo restare per fare almeno finta di aver provato a socializzare?»
Sistemo una ciocca di capelli sfuggita alla coda, la torturo tra le dita. «Non so, un’ora?»
«Così tanto?»
Sto per risponderle che sono disposto anche a scendere a tre quarti d’ora, mi sento già male in questo posto, quando vedo il suo sguardo affilarsi e le sue labbra allungarsi in un sorriso felino.
«Che succede? Devo preoccuparmi?»
«Indovina chi c’è.»
Trattengo l’istinto a non alzare gli occhi al cielo. «Non mi interessa.»
«Scommetti?»
Io non so perché volto la testa a guardare persino con la consapevolezza che potrebbe essere un’idea del cazzo.
Fatto sta che lo faccio.
La prima cosa che vedo sono le mani. Non le sue, quelle che gli stanno addosso. Sono quattro: due sui fianchi lo immobilizzano, una gli stringe i capelli per tirargli la testa all’indietro, e l’ultima sotto il mento che lo tiene appena alzato.
Ha Shanti dietro, che l’ha afferrato e si struscia come se fossero soli, e uno del piano che non conosco gli tiene la testa ferma e ha il volto vicino, le labbra a qualche centimetro dalle sue.
Porta un completo piuttosto svolazzante che gli lascia scoperta la schiena e le gambe, di un indaco intenso, uno stramaledetto collare abbinato con tanto di fiocco e sta sorridendo.
STAI LEGGENDO
TITAN
Fantascienza[liberamente ispirato alla storia del Titanic | fantascienza MM] Il Titan, la nave da crociera più lussuosa dell'universo, è partita da Titano per un meraviglioso viaggio intorno ai satelliti di Saturno. Kieran si è infiltrato a bordo senza il becco...
