Capitolo 7

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Nate

Ricordo perfettamente la prima volta che vidi i miei genitori adottivi. Ero nella mia camera, affacciato alla finestra che dava direttamente sulla strada. Il riflesso dei vetri mostrava il giardino sottostante ricoperto dalla neve caduta quella stessa mattina

Erano appena scesi di macchina, indossavano cappotti dai colori freddi, mia madre aveva le mani protette da guanti neri e il collo avvolto da una sciarpa di un rosso scuro

Le prime parole che mi ha rivolto sono state:"È un piacere conoscerti, io sono Grace e lui è John, mio marito. Adesso andiamo a prendere le tue cose e ti portiamo a casa"

Casa

Due consonanti, due vocali

Una parola che un bambino di dieci anni dovrebbe conoscere. L'avevo già sentita nominare da altri bambini dell'orfanotrofio eppure non ero mai riuscito a capire cosa significasse

Forse per loro, che erano riusciti a trovare un luogo sicuro dove stare, un luogo dove si sentivano amati era più facile riuscire a farlo

Ci ho provato tante volte a sentirmi parte di quel posto, a farmi degli amici. Eppure ogni volta che provavo a passare del tempo con loro, o anche solo a rivolgergli parola ognuno di loro mi rispingeva, si allontanava e mi lasciava da solo. Alcuni di loro mi rivolgevano parole che nessun bambino di quell'età dovrebbe sentire

Durante i pasti provavo ad avvicinarmi agli altri, ma nessuno voleva avere a che fare con me. Persino le tutrici mi guardavano dall'alto in basso, come se fossi qualcosa di orribile. Sapevano come venivo trattato, lo vedevano con i loro occhi, eppure non facevano niente. Se ne stavano lì ferme ad osservare, come se fosse giusto, come se non meritassi di essere considerato e di ricevere amore

Nonostante tutto però nutrivo la speranza che le cose sarebbero cambiate. Per questo ogni notte prima di dormire, non sapendo a chi altro rivolgermi, univo le mani tra loro e ripetevo le stesse parole: "Ti prego, ti prego fa che domani mi rivolgano parola e mi invitino a giocare con loro, se non ci riesci fa almeno che qualcuno venga e scelga me tra tutti noi e mi spieghi il significato di questa parola che tutti pronunciano"

Il giorno dopo però si rivelava essere uguale a quello precedente

Non ho mai capito perché si comportassero così con me, ammesso che ci fosse un vero motivo, in fondo non avevo mai fatto niente di male

A volte non c'è una ragione precisa per cui la cattiveria di una persona si manifesta su un'altra. Probabilmente alcune persone conoscono solo quella e non hanno nient'altro da mostrare

Quando ho saputo che  qualcuno aveva deciso di adottarmi pensavo che fosse tutto un sogno. Perché era questo quello che facevo sempre. Sognavo. Sognavo e speravo che le cose potessero cambiare, che potessero migliorare

Ho capito che era tutto vero solo quando Grace mi ha portato via insieme a John. Grazie a loro sono riuscito a dare un definizione a quella parola fino ad allora sconosciuta

Eppure anche se ero riuscito in quell'intento, non sapevo come comportarmi quando ero in compagnia altri bambini della mia età. Ero convinto che anche loro mi avrebbero respinto, che mi avrebbero abbandonato in un angolo

Poi un giorno al parco, un bambino dai capelli e gli occhi scuri si è avvicinato a me, e mi ha chiesto di giocare insieme a lui

Passammo il pomeriggio insieme

Da nove anni continuiamo a passare il tempo insieme

Quando non sapevo cosa fare Aiden c'era sempre. Mi ha aiutato in momenti difficili, che da solo non sarei mai riuscito ad affrontare. Ci siamo sempre coperti le spalle a vicenda anche per le cose più stupide

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