XVIII

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Sangue d'orato scorre dalla ferita sul corpo dell'uomo, ma sembra che solo io me ne sia accorta, tutti i presenti rimangono impassibili.

Le mani di Hades sono sporche di sangue così come i vestiti dell'uomo.

Sono immobile, sto guardando tutto con troppa attenzione, vorrei poter chiudere gli occhi, ma la scena quasi mi attira.

Quando i miei occhi incrociano quelli azzurri del principe, capisco la gravità della situazione.

Non perdo il controllo fino a quando il corpo dell'uomo cade a terra con un tonfo, che diversamente da come aspettavo, nessuno nota.

Hades mugugna qualcosa che non capisco.

Non posso fare a meno di afferrarlo per la giacca e trascinarlo, o almeno provarci, infatti con un gesto veloce mi scansa.

Si abbassa, io mentre mi guardo attorno.

Possibile che nessuno si sia accorto di nulla?

Faccio lo stesso, mi chino sul corpo e lo osservo, gli occhi dell'uomo mi guardano, mi scrutano l'anima.

Mi accusano.

Mi stanno urlando contro di essere senza cuore.

Come se la colpa fosse mia.

Come se fossi la complice di colui che lo ha pugnalato.

Ma che non lo sono, lui non lo sa.

E prima di poter parlare, di ansimare qualcosa di cattivo, sta già gemendo.

Le dita di Hades si fanno spazio tra la ferita, si infilano e vanno a fondo e più va avanti più mi si accappona la pelle.

Il principe mi ordina di tappare la bocca al ferito
e non sapendo come agire, lo faccio.

Secondi impercettibili dal momento in cui gli poso la mano sulle labbra per nascondere i suoi versi disperati al momento in cui sento i suoi denti dentro la mia carne.

Indietreggio sbattendo la schiena su uno dei piedi del tavolo.

Hades con una freddezza raccapricciante mi guarda mentre le sue dita continuano ad affondare, come se cercassero qualcosa, qualcosa che evidentemente non trovano.

Senza interrompere la ricerca mi afferra la mano, due buchi mi hanno segnato le dita e quando i suoi occhi cadono su di essi, la stessa cosa fanno le sue labbra.

Succhia le gocce che stanno uscendo dai fori.

La sua lingua è calda e così anche la sua saliva. Rabbrividisco un attimo quando lo vedo fermarsi dalla sua altra impresa, per concentrarsi su di me.

Continua nel suo obbiettivo, mentre io glielo lascio fare.

I suoi occhi sono nei miei e un'altra volta mi rivolge lo sguardo che mi ha rivolto mentre era preso dal ventre della ragazza quella fatidica notte.

Allontano la mano e la ritiro al petto stringendola con l'altra.

Lo vedo sputare la saliva al suolo e subito riprende con l'impresa che sembra essere più importante.

Pare che finalmente abbia trovato ciò che bramava.

Invece impreca a bassa voce vedendo le sue dita solo sporche del liquido dorato.

"Neppure io mi faccio scrupoli."

Mormora prima di alzarsi.

Velocemente afferra il boccale di birra che non ha ancora finito e come se niente fosse, butta tutto il contenuto giù.

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