XXI

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CAPITOLO 21

Era una notte gelida, troppo fredda, i zampilli del fiume vicino giungevano alle orecchie della piccola, mentre gli ansimanti cuori dei genitori danzavano sulla sottile linea che divide la scelta giusta da quella sbagliata.

Lasciarla andare o lottare.

I passi del padre, sempre più pesanti, più insistenti e lunghi seguiti da quelli leggeri e tremolanti della madre, che con cura teneva la mano di Faye.

Correvano tra le ombre della notte, mentre lunghi ululati e versi riempivano il bosco.

"Sono vicini." Ansimò lui.

"Non possiamo lasciarla a loro, non possiamo."

Singhiozzò lei in preda al panico e alla paura mentre Faye, confusa cercava di comprendere cosa stesse succedendo.

Dopo pochi minuti, i tre, erano arrivati ad una radura, che con immensa meraviglia dava la vista sulle lucenti stelle del cielo, alle costellazioni e al blu su cui erano poggiate.

La madre, con la voce spezzata, che non era solita usare quando le cantava la ninnananna prima di dormire, le iniziò a farfugliare qualcosa.

Ma poche parole comprese la piccina.

"Non ti lascerò andare Faye, la mamma è qui."

La madre, chinata sulla bambina, la abbracciò ma non ci volle molto prima che le venisse strappata dalle braccia da una figura oscura.

Il padre, aveva cercato ti proteggerla, parandosi davanti, ma questo lo portò solo a cadere all'indietro, sull'erba fredda.

"Avete corso abbastanza...il debito va saldato."

Una voce cupa e struggente le fece vibrare la pelle.

"Vi abbiamo dato tutto." Ansimò il padre mentre un uomo, com forza lo teneva ancorato al terreno con un piede sul petto.

"Non tutto."

Mormorò l'uomo dalla voce cupa.

Guardò la piccola che si dimenava tra le mani dell'uomo misterioso.

"Non potete..." singhiozzò la donna.

"Dovevate pensarci prima." E tirando la bimba a se si fece strada tra gli alberi.

Urla e grida uscivano dalla bocca di Faye, ognuno di essi le faceva capire quanto crudele fosse il mondo.

Caricata sulle spalle di uno di loro, si dimenava cercando di difendersi, mentre i suoi genitori in ginocchio sul suolo, la osservavano allontanarsi nel buio, nelle mani di coloro che l'avrebbero imprigionata.

Si ritrovò tra i ragni e le blatte, sotto terra, tra cunicoli stretti e bui.

I piedi le battevano sul suolo, sul terreno arido e bisognoso di luce, mentre il braccio le veniva stretto dall'uomo che continuava a condurla chissà dove.

Delle gocce di sudore le rigavano la tempia mentre il cuore le batteva nel torace.

Le mani sembrava non sapessero dove stare.

Aveva cercato di difendersi, liberarsi, ma niente l'avrebbe salvata se non l'astuzia.

Cercava di memorizzare la strada, ma le sembrava stessero girando in tondo.

Ogni lanterna disposta perfettamente a pochi e precisi metri dall'altra.

Il colore delle pareti fatte di terra, sempre uguale.

Niente che potesse aiutarla.

Un pensiero improvviso si fece vivo nella sua mente...lasciare cadere una traccia a terra, così da avere un punto di riferimento.

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