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"Ci dispiace tu ti sia sentita male...ma cara voglio tu capisca che era da fare, capisci bene che per vari motivi non posso informarti del perché...ma ti basta sapere che per il tuo re, era giusto, e come volevo e sapevo lo avresti fatto, mi hai accontentato"

Sono le parole del re mentre il sole che da tempo non vedo illumina la sala da pranzo.

Questa mattina partiamo e la cosa mi terrorizza, stare da sola con Hades credo possa portarmi a fare passi falsi nei loro confronti e soprattutto nei confronti del principe che senza scrupoli mi esaspera.

La sua noncuranza, il suo sarcasmo, la voce, i modi, lo sguardo, un'insieme orribile.

E cosi come detto dal re, dovremmo fingere di essere prossimi sposini per abbindolare il cuore del nemico, anche se credo non sia la mossa giusta.

Abbindolarli per poi fargliela sotto il naso è da vigliacchi.

Ma d'altronde sto facendo lo stesso.

Li abbindolo e li assecondo mentre mi muovo nell'ombra della loro convinzione.

Oltre a questo non so nulla.

Ma spero di venire a sapere qualcosa in più.

Mentre però, ho pensato che farli fallire, potrebbe essere una buona mossa, così da distrarli da me.

E non avrebbero neppure un modo di accusarmi, affidarsi a qualcuno sperando capisca da se cosa fare non è la migliore strategia, la colpa cosi sarebbe la loro.

Forse non si fidano abbastanza per dirmi il piano, ma abbastanza per farmelo attuare di testa mia.

La cosa non mi suona bene, ma sé cosi è così sia, spero solo di poterne trarre vantaggio.

Mentre mi sistemo per il fatidico viaggio, bussano alla porta e come sempre, poco prima di rispondere, hanno già aperto.

Krim serio entra in camera.

Non mi rivolge nessuno sguardo, si siede sul baule davanti i letto e rimane in silenzio.

Mi avvicino a lui e senza che io me ne accorga ho le sue mani sui miei fianchi.

Mi guarda con occhi languidi dal basso mentre lentamente mi avvicina a lui.

Senza chiedere o farmi capire le sue intenzioni inizia ad alzare la veste e la sottoveste.

Un sussulto da parte mia non lo ferma quando inizia a baciarmi il ventre e non posso non pensare ad Hades e a quella ragazza.

Mentre la veste rimane alzata e piantata dalle sue mani ai miei fianchi, la mia mano istintivamente gli blocca la testa in una stretta piantando le dita tra i capelli biondi.

Cerco di allontanarlo, di spingerlo via, ma continua e l'agitazione sale perché non so cosa fare, perché so che qui la forza maggiore è la sua, ed è tutta racchiusa nel suo corpo, nelle sue mani, nelle sue labbra e nella sua voglia di continuare anche se non lo voglio.

Una sua mano mi blocca il polso e quando pensa di aver fermato la mia voglia di cacciarlo via si sposta nel retro della mia coscia che mi porta ad alzare, poggiando il piede sul baule, al lato della sua coscia.

Mi manca il respiro, sento solo la sua saliva sporcarmi e inumidirmi il ventre.

Quando le sue mani si spostano vicino la biancheria intima, lo spingo con una forza che non credevo di avere.

Ha sbattuto la schiena sul bordo in legno che circonda il letto, un suo gemito soffocato mi fa drizzare i peli, penso di avergli fatto del male, ma nel momento stesso in cui mi afferra la veste facendomi cadere su di lui, capisco che vorrei fargliene di più, vorrei spaccargli la testa sul suolo, sul muro, contro un'asse di legno piena di chiodi arrugginiti.

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