XXIII

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Finalmente Hades ha deciso di vestirsi, cosi come me anche lui è un estremamente elegante.

Io ho ricevuto una maschera con il muso di un coniglio, mentre lui, quella di una volpe.

Mentre, continua a bere.

Lasciando che del vino gli coli sul collo, sporcandolo.

"Non riesci proprio a non tracannare qualsiasi liquido alcolico che trovi..."

Il suo sguardo è gelido.

Mi avvicino a lui e lo guardo seria.

Lui con una prontezza strabiliante, afferra i lunghi fili dei miei polsini e mi avvicina a sé.

Facendo si che i miei polsi si tocchino tra loro.

Mi allontano con un gesto repentino, mentre lui rimane esattamente come prima.

Lo vedo stringere le mascelle e serrare i pugni.

"Tu non hai idea di cosa significhi."

Cosa significhi cosa?

Bere senza sosta?

Lasciare che l'alcol prendi il controllo del mio corpo?

Non capirci nulla, non riuscire a camminare, sentire la testa girare....

Gli rivolgo le spalle e una volta per tutte allaccio i lunghi fili di cuoio dei polsini.

"Ora dimmi, perché ti sta tanto a cuore portare avanti tutto questo? Sai, non riesco proprio a capirti, sembra tu ci voglia uccidere tutti."

È vero, voglio, ma non posso giocare di attacco, ma di' astuzia.

"Mentre altre volte sembra tu stia collaborando con noi."

Continuo a rivolgergli le spalle.

"Piuttosto, perché non pensi a come ti atteggi tu nei confronti della cosa, tu che dovresti essere davvero interessato, bevi, esci fuori dagli schemi e dal piano prestabilito , ti prendi gioco di me in modi estremamente rudi e primitivi, mentre io cerco solo di fare il lavoro che mi è stato assegnato."

Finisco di allacciare il fiocco del polsino destro quando i miei capelli, tirati con forza all'indietro mi portano a gemere, ho la testa poggiata sulla sua spalla, intravedo il suo volto con la coda dell'occhio. Sento il suo respiro su di me.

"Ho parlato con il sovrano, ti ho coperta quando camminavi come una stupida e sorretta per non farti cadere e farci sembrare incompetenti. Sto seguendo il piano, mi mostro serio e sicuro al loro cospetto, quindi dimmi, quando sono uscito fuori dagli schemi? Quando mi prendo gioco di te? O quando bevo? Perché non mi pare che il piano non lo permetta. "

Scandisce le parole, vuole che io capisca di aver detto stupidaggini, vuole farmi comprendere che non è un incompetente, che sa ciò che fa.

Ed è vero.

Per quanto io voglia negarlo ha ragione.

Al loro cospetto si è comportato con serietà ed eleganza, portando alto il nome del suo regno.

E anche prima, in qualche malsano modo è riuscito a dialogare e sembrare sobrio, anche mentre il fuoco degli Zephira gli scorreva tra le vene.

Mi allontano con uno scatto da lui, ma finisco solo sul suolo.

La mia schiena viene avvolta da una sensazione simile ad una scossa.

Lui in piedi davanti a me, mi punta un pugnale al volto, che seguo con lo sguardo.

"Mi porti al limite quando parli cosi, parli senza riflettere, perciò mia piccola manipolatrice, perché non chiudi la bocca?"

Cerco di alzarmi, ma il vestito pesante non me lo permette, cosi come il suo piede, che con forza si poggia sulla gonna, impedendomi di muovermi.

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