CAPITOLO TREDICI

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Dolly arrivò a casa verso le nove e mezza. Si accasciò a terra passandosi una mano fra i capelli e poi spostò la ventiquattrore vicino alla scarpiera. Era stanca, lavorava da settimane ad un pezzo di politica estera, aveva troppo materiale da consultare e poco tempo prima della scadenza di consegna. Era rimasta un po' di più per finire ma aveva avvisato i ragazzi del ritardo. Aveva risposto Jake al telefono e le aveva detto di non preoccuparsi. Inoltre, la rassicurò che avevano già cenato, che la cucina e il salotto erano in ordine e che verso le nove sarebbero andati a dormire. Aggiunse che un po' della cena era in frigo se voleva.

Era ancora accasciata all'ingresso quando la voce di Jake la riportò alla realtà.

«Ti ho sentita entrare. Va tutto bene?» chiese il ragazzo con tono assonnato ma allo stesso tempo dolce. Le porse la mano per aiutarla ad alzarsi. Dolly la prese, mentre con l'altra mano si asciugava gli occhi pieni di lacrime. Lo stress era una brutta bestia.

«Sì, va tutto bene. Sono solamente un po' stanca.» rispose, la voce leggermente roca.

«Ti scaldo la cena. Vai a cambiarti, intanto.» sorrise il ragazzo.

La donna si avviò verso la sua camera. Si fermò un momento per vedere se Lola stava dormendo. Aprì la porta e la vide serena sotto le coperte. Sentì che qualcosa non andava ma lo tenne per sé. Richiuse la porta e si preparò per la notte. La doccia calda fu un toccasana e si mise il pigiamone di lana che le aveva regalato sua madre per il suo trentaseiesimo compleanno.

Tornò in cucina e vide che anche Lola si era alzata.

«Ciao, tesoro. Come mai ti sei alzata?» domandò perplessa Dolly.

«Non riuscivo a prendere sonno. Forse dormire oggi pomeriggio mi ha fatto male. Oppure i mille pensieri che ho per la testa.» il tono di sua figlia tremava leggermente.

«Che succede?» chiese Dolly sedendosi sulla sedia che dava alla penisola. Addentò un pezzo di frittata e bevve un sorso d'acqua frizzante.

Lola trasse un sospiro profondo. Per un attimo Dolly pensò al peggio. Lola si droga? Jake ha messo incinta una ragazza? Hanno ammazzato qualcuno?

«Norah-Elizabeth è in ospedale. Ha fatto un incidente e ora è in coma al St. Joseph di Bangor. Stando a quello che mi ha detto Junior, è in condizioni critiche.»

Il mondo le cadde addosso: «Stai scherzando, spero.» la forchetta tintinnò a vuoto sul piatto.

«Vorrei che fosse uno scherzo, mamma, ma è la verità.» asserì sua figlia, irritata. Lola fece una pausa e spostò lo sguardo verso Jake.

«Jake ed io pensavamo di tornare a Moksdale per il weekend se per te va bene. Vieni anche tu, per favore.»

«Penso di sì, tesoro. Posso chiedere di lavorare da remoto e magari prendere il computer aziendale.» si alzò e si diresse verso il salotto. Alzò la cornetta, compose il numero e tamburellò le dita sulle ginocchia.

«Pronto? Sì, sono Dolly Gillman della sezione politica estera. Il signor Johnson è ancora in ufficio? Non è occupato vero? È questione di pochissimi secondi. Ah davvero? La ringrazio!» fece una pausa, spostando lo sguardo fuori dal finestrone. «Buonasera, signor Johnson sono la signorina Gillman, politica estera. Sì. Vede, è sorto un problema a casa ... lasci che le spieghi, non le sto assolutamente chiedendo un permesso, stia tranquillo. Volevo chiederle se è possibile lavorare da remoto, per una settimana. La notificherò ogni giorno. Sì. Comprendo. Certamente, prenderò il portatile aziendale. Non si preoccupi. Sì, avviserò domani la signorina Martinez. La ringrazio. Arrivederci e le auguro una buonanotte.» attaccò il telefono.

«Che ti ha detto?» chiese accigliata Lola.

«Beh, all'inizio pensava che volessi un semplice permesso» sospirò, avvicinandosi alla penisola. «I capi detestano quella parola, soprattutto se significa che prendi una giornata intera di vacanza, tra virgolette e non sei reperibile. Vabbè hai sentito: posso lavorare da remoto. A un certo punto voleva licenziarmi a "è sorto un problema a casa" ma che ha apprezzato la richiesta. Non mi lascerà a piedi, l'ha ribadito verso la fine. Valli a capire, non hanno empatia.» fece un gesto seccato con la mano, tornando alla sua cena. «Quindi, domani mattina si va in macchina, prendo il portatile aziendale e guideremo verso il Maine. Ora andate a dormire, hop hop!» tamburellò Dolly.

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«Come ti senti?» sussurrò Jake, accarezzando la spalla di Lola. Il viso della ragazza gli trasmetteva tanta tristezza e altrettanta ansia. Voleva abbracciarla nuovamente, ma non lo fece.

«Come se il mondo mi fosse caduto addosso, Jake.» Lola tremava ancora. Gli occhi così verdi e solitamente pieni di vita in quel momento gli erano sfuggenti. Curvò le spalle, raggomitolandosi improvvisamente, per un pensiero fulmineo. Jake le posò delicatamente la mano sulla guancia, lei spostò lo sguardo verso di lui. Gli occhi di Lola erano ora umidi. «Penso di andare a dormire ora.»

«Per qualsiasi motivo, sono qui.» concluse Jake dandole un bacio sulla fronte.

La ragazza si avviò verso camera sua. Un nuovo sentimento prese il largo nella mente di Jake. Una strana, confusa sensazione che annullava tutto il resto. Rimase lì impalato nel bel mezzo del corridoio per cinque secondi.

Raccolse sé stesso e andò a dormire. Almeno, tentò di dormire. Una nuova prospettiva era sbocciata dentro di lui e aveva paura.

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Il mattino seguente fu una corsa contro il tempo. Dolly aveva avvisato a casa nel Maine dell'imminente ritorno e altrettanto la signora Martinez dell'ufficio del direttore. Jake e Lola avevano preparato le valige in velocità ed erano già le otto del mattino. Dolly si era assicurata che la scuola desse ai ragazzi almeno una settimana di permesso, dicendo che c'era stato un problema grave in famiglia. Il preside non fece obiezioni e acconsentì. «Avviso la signorina Schneider, metterà i ragazzi in assenza giustificata. Signora Gillman, spero nulla di così grave.»

Dolly aggiunse semplicemente: «Un po' grave lo è. La ringrazio ancora, soprattutto per il poco preavviso.»

«Non si preoccupi. A sua disposizione. Arrivederci.» e attaccò la cornetta.

Il bip bip e il silenzio che comportava le lasciò un vuoto indescrivibile. Forse è questo diventare definitivamente adulti, pensò.

𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora