Norah-Elizabeth era già tronca, andata, persa.
Aveva appena litigato con Junior, un'altra volta
Non ce la faceva più ad andare avanti così. Litigare, litigare e ancora litigare.
L'unico conforto in quel periodo erano due cose. L'alcol e le feste.
Per un po' viveva in un mondo parallelo senza madri assenti che vivevano con la speranza che il marito risalisse ancora una volta il viale con un sorriso e un mazzo di fiori, senza una migliore amica che le scriveva ogni giorno e Norah-Elizabeth rispondeva con bugie – sto bene – senza una cittadina grottescamente esilarante che le voleva bene, a cui voleva troppo bene.
Non ce la faceva più.
Si sistemò i capelli blu dietro all'orecchio, entrando in macchina con Kelly.
Era sola, infelice, non vedeva alcuna via d'uscita. Dirette all'ennesima festa
Come un boato gigantesco la macchina si schiantò contro un palo della luce.
Norah-Elizabeth Carter era ufficialmente morta. Non del tutto, sarebbe spirata per sempre in ospedale, in coma, attaccata a dei tubi.
L'ultimo respiro del vento era stato spirato.
La sua partenza improvvisa avrebbe lasciato tanto dolori. Decenni di puro dolore.
Una ferita che difficilmente si sarebbe rimarginata.
⎯⎯⎯⎯⎯⎯ ⋆✦⋆ ⎯⎯⎯⎯⎯⎯
Wendy aveva preso malissimo la morte di Norah. Come un serpente che strangola lentamente la sua preda. Nessuna madre, nessun genitore dovrebbe sepellire i propri figli. Erano passate ormai sei settimane.
Dolly arrivò puntuale a casa sua, per un tè. L'aveva invitata nella speranza di trovare qualcosa di confortevole e perduto.
Il silenzio pesava. Voleva dare delle spiegazioni. Voleva giustificarsi. Spiegazioni che ovviamente non sapeva dare. O forse non poteva.
«È tutta colpa di quel ragazzo» esclamò cocciuta Wendy. Era più facile. Se non fosse andato a lavorare quella sera, se non avessero litigato qualche ora prima, se non fossero stati egoisti. Una cascata di 'se'. Col senno di poi, ne sono pieni i ponti, si diceva. Dare la colpa a qualcuno
«Junior ci teneva a tua figlia, Wendy. Fattene una ragione.» Dolly sorseggiò il tè, il suo tono pacato la fece arrabbiare.
«Avevano litigato, quel giorno.» Rispose lei velenosa.
«Il fatto che tu la trascurassi ha inciso e di certo questo non ti ha reso la madre migliore del mondo. Hai aspettato Hector per troppo tempo» La verità era amara e Dolly aveva fatto centro. «Oltretutto, cosa pensavi? Che Lola sarebbe ritornata? Mi è stato offerto un lavoro a New York. La vita è andata avanti»
Wendy non rispose. Posò lo sguardo, ora freddo, verso la donna che per anni aveva considerato la sua migliore amica.
«Hector tornerà. Ne sono certa», disse, irremovibile.
Dolly sospirò, amara: «La tua testardaggine non ti ha portato da nessuna parte, Wendy.» Appoggiò la tazzina di tè, tentennò e se ne andò.
Wendy per un attimo ricordò vivamente la scena di non molti anni prima. Lola in braccio a Dolly, che tendeva le piccole e paffute manine verso la neomamma. Tutti loro, in cerchio, a celebrare una nuova vita.
STAI LEGGENDO
𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖
Romancetw: sangue, linguaggio forte, parolacce, menzione di st*pro - 2007. Lola Gillman ha sedici anni e deve lasciare tutto ciò che conosce. Gli amici, i nonni e tutto quello che le è familiare. Sua madre ha un nuovo lavoro, a New York che è ben distante...
