Entrò in ospedale quasi correndo e si diresse spedita verso l'ufficio informazioni. Le pareti le pulsavano attorno, la testa le girava vorticosamente.
«Scusi» chiese Lola alla receptionist, la voce le uscì flebile. «Vorrei chiederle dov'è la stanza di Norah-Elizabeth Carter, per favore.»
La donna dietro al bancone le scoccò un'occhiata seccata, facendole segno di attendere e dopo aver poggiato la cornetta, le rispose sbuffando: «Chi siete? Può ricevere visite solo dai parenti stretti.» concluse indicando una nota sulla cartellina medica.
«Ciao Janet.» la voce di Dolly arrivò giusto in tempo. «So che che ci sono delle regole ma vedi, mia figlia è amica di Norah-Elizabeth e ...»
La bionda la interruppe, arricciando leggermente le labbra: «Intanto accomodatevi qui in sala d'aspetto. Vedo cosa posso fare.» mise da parte la cartellina di Norah-Elizabeth e tornò a scrivere qualcosa sul computer, prendendo altre telefonate, nel frattempo.
Stavano ormai aspettando da un bel po'. Lola continuava a fissare il pavimento, aspettava che una voragine si aprisse da un momento all'altro. Preferiva essere risucchiata da un buco nero piuttosto che stare lì seduta senza fare nulla.
La sua guancia avvertì qualcosa di caldo. Staccò gli occhi dal vuoto e incontrò lo sguardo di Jake. Le aveva portato una cioccolata calda e pescò fuori dalla tasca della felpa una barretta al cocco.
«Tieni» disse Jake e lei prese lentamente ciò che gli stava offrendo. Sedendosi accanto, il ragazzo sfiorò leggermente il braccio di lei e Lola giurò di averlo visto più a disagio del solito.
«Secondo te ci chiameranno prima o poi?» gli occhi di lei, così chiari e luminosi, innondati di lacrime.
«Non lo so» rispose lui abbracciandola. «Mi dispiace così tanto» staccandosi le asciugò gli occhi con un fazzoletto di carta. Lola si chiese se tutto nella vita avesse una casualità costante. Prima Jake che veniva affidato a sua madre, Harold e poi Norah-Elizabeth in coma.
«Alla fine sei qui» una voce aspra spezzò la magia. Junior Foreman era lì, davanti a loro, in tutta la sua rabbia.
«Sì» rispose Lola, laconica guardandolo con un'espressione vagamente nauseabonda. «Veramente solo i parenti stretti possono entrare?»
Il castano sospirò: «Purtroppo sì. Wendy solitamente a quest'ora esce dalla stanza e mi dà le ultime notizie.»
Wendy Carter.
Questo nome la riportava indietro nel tempo, a un'eternità fa. Si ricordò del profumo di biscotti alla vaniglia che sfornava alla domenica e delle risate.
Le porte che davano all'ingresso si aprirono di scatto, portandola alla realtà.
«Ciao.» Paralizzata alla vista delle Gillman e di Jake fece cadere borsa di stoffa e corse incontro a Dolly, stringendola e forse mancò il respirò ad entrambe.
«Ciao.» rispose sua madre. «Come sta Norah-Elizabeth?» il tono di Dolly era soffice, un abbraccio desiderato, quasi.
«Per ora è stabile.» la voce dell'altra donna sì strozzò e pianse a dirotto. «Se sopravvive è un miracolo.»
Dolly l'abbracciò di nuovo e annunciò che si sarebbe fermata a cena da loro.
La morte, nel mentre, bussò, qualche stanza più in là.
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𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖
Romancetw: sangue, linguaggio forte, parolacce, menzione di st*pro - 2007. Lola Gillman ha sedici anni e deve lasciare tutto ciò che conosce. Gli amici, i nonni e tutto quello che le è familiare. Sua madre ha un nuovo lavoro, a New York che è ben distante...
