If you get caught between the Moon and New York City
The best that you can do
The best that you can do is fall in love
- Christopher Cross, Arthur's Theme (Best That You Can Do)
Era un sabato mattina, il cielo di fine febbraio era coperto da nubi, i raggi di luce filtravano sparsi dalla finestra e nella coltre grigia. Tutto faceva presagire a una giornata stupenda. Squillò il telefono in salotto. Lola appoggiò la matita sulla scrivania, chiuse velocemente il libro di matematica e corse ad alzare la cornetta.
«Pronto?» rispose Lola spazientita, giocherellando con il filo del telefono.
«Ciao.» una voce maschile, profonda, calda e familiare la salutò.
«Junior?» rispose titubante la ragazza.
«Chi vuoi che sia?» rimbeccò il ragazzo.
Dall'altro capo, c'era la voce rotta di nientepopodimeno che Denis Foreman, Jr. Non si sentivano da quando si era trasferita a New York. Norah-Elizabeth le aveva accennato in una mail che Junior era arrabbiato del suo trasferimento, ostinandosi a sostenere che "ci ha lasciati indietro." Allibita, Lola le aveva risposto che "non è colpa mia se il tuo ragazzo ha le funzioni cognitive di un cinquenne" e Norah le aveva risposto che aveva ragione e che, nonostante questo, purtroppo dovevano tenerselo così.
«Simpatico» rispose sarcastica Lola.
«Sempre meglio che andarsene via di punto in bianco» il tono del ragazzo era di puro odio.
«Non è colpa mia se mi sono dovuta trasferire, Junior. Mia mamma ha cambiato lavoro. Non ho potuto decidere se rimanere o no a Moksdale. Per essere tecnici, sono minorenne e lei è la mia tutrice legale. Quindi no, non vi ho lasciati indietro e ho cercato di contattarti. Più di una volta mi hai sbattutto il telefono in faccia.»
«Norah-Elizabeth è in ospedale.» Denis la interruppe, sganciando la bomba.
Calò il silenzio più assoluto. La mente di Lola si oscurò.
La voce del ragazzo la riportò alla realtà: «Mi stai ascoltando Lola?»
«Sì, sono qui.» bisbigliò la ragazza.
«Norah-Elizabeth ha avuto un'incidente. È in coma, è stata trasportata d'urgenza al St. Joseph, a Bangor. Pensavo lo volessi sapere.» rispose Denis facendo trapelare il tono acido.
Lola scattò: «Non può essere!» la ragazza mise una mano alla bocca per soffocare il pianto. Si asciugò le lacrime. Junior emise un grugnito e borbottò qualcosa che Lola non riuscì a captare: «Ma mi vuoi dire ora com'è successo o te lo devo estorcere con la forza?»
«Ti ricordi Kelly Ashworm?» domandò a sua volta il ragazzo.
«Ovvio che me la ricordo, Junior, è uscita un paio di volte con noi alla tavola calda. Cosa c'entra?» rispose spazientita.
«Stavano tornando dalla festa di compleanno di John Wilson, il playmaker della squadra di basket, ieri sera. Guidava Kelly. Non sono potuto andare, facevo il turno al ristorante del sindaco, sai quello un po' dopo la chiesa. Tornato a casa, mia madre in lacrime mi urla che Jenny e Laura l'hanno chiamata poco prima, raccontandole cos'era successo.»
«Avviso mia mamma.» soppesò Lola, attorcigliandosi i capelli con l'indice. «Dopo ti richiamo per aggiornarti se riusciamo a venire o meno. Junior, se ti azzardi ad attaccarmi il telefono in faccia, giuro che, sul serio, mi incazzo.»
«Ok.» replicò Junior, riluttante. «Attendo. A dopo.» Riattaccò e Lola si mise a piangere disperatamente. Andava tutto troppo bene, doveva accadere qualcosa che rovinasse ancora una volta la quiete. Si era abituata malamente il nuovo inquilino e anche se lo ignorava, alla fine di buon grado aveva accettato il cambiamento.
Non Norah-Elizabeth.
Non la bellissima, sfrontata, sarcastica, dolce e piena di vita Norah-Elizabeth, la sua migliore amica. Si accasciò a terra, abbracciò le gambe e si mise a dondolare, cercando di calmare quella terribile sesazione di vuoto e disperazione.
Jake entrò in salotto, trafelato. Vide ciò che stava accadendo e si avvicinò cautamente a lei. Il tono di lui si fece dolce, sussurrandole: «Che succede?» si accovacciò di fronte a lei, le accarezzò la guancia.
«Respira lentamente» le disse Jake spostando il corpo accanto al suo, avvolgendole le spalle con il suo braccio destro. «Al mio tre, facciamo dei respiri profondi. Uno ...» Lola fece come le era stato consigliato e inspirò. «Due ...» espirò, chiudendo gli occhi. La mano di Jake stava accarezzando la schiena, delicatamente. «Tre ...» inspirò nuovamente. Andarono avanti così per po', finché Lola non riuscì a calmarsi. Jake la prese in braccio e la fece accomodare sul divano, mettendole una coperta in plaid sul grembo. Nessun pensiero. La sua mente era a mille miglia da lì. Jake le porse una bevanda calda. Lei prese la tazza, ma non bevve subito. Quando Jake si decise a chiedere per la seconda volta cos'era successo, il tè le fumava tra le mani. Chiuse gli occhi, cercando le parole giuste. Quando poi si decise finalmente a parlare, la tazza si era raffreddata.
«Mi hanno chiamata dal Maine. La mia migliore amica ha avuto un'incidente e ora è in coma.» Lola esalò l'ultima parola. Lola fissò intensamente per vedere la reazione del ragazzo che aveva difronte a sé.
Jake si accigliò ma non disse nulla. Si alzò.
«Rimani.» lo supplicò Lola. «Vieni qui» allargò le braccia. «Abbracciami.» Jake si avvicinò, titubante. Lola lo risucchiò in un abbraccio strettissimo. Il ragazzo si sentì a disagio, inizialmente. Chiuse gli occhi e incominciò ad accarezzare i capelli di Lola con la mano sinistra e con il braccio destro avvolse la vita della ragazza.
La mora inspirò il profumo di shampoo alla menta di lui, che ebbe un effetto calmante su di lei. Jake le sussurrava «Va tutto bene, ci sono io qui.» e contemporaneamente la cullava nelle sue braccia.
«Cosa vuoi fare ora?» chiese Jake, accarezzandole la guancia.
Con le lacrime agli occhi e visibilmente scossa disse: «Sinceramente, non ne sono sicura. Per prima cosa vorrei dirlo a mia madre, magari proporle di tornare a Moksdale il prossimo weekend. Oppure rimanere qui.» rispose Lola debolmente.
«Qualunque cosa deciderai, sarò qui.» disse Jake, sorridendole. Cenarono, guardarono una VHS e poi si addormentarono accoccolati sul divano.
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𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖
Romancetw: sangue, linguaggio forte, parolacce, menzione di st*pro - 2007. Lola Gillman ha sedici anni e deve lasciare tutto ciò che conosce. Gli amici, i nonni e tutto quello che le è familiare. Sua madre ha un nuovo lavoro, a New York che è ben distante...
