CAPITOLO DICIOTTO

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Sei settimane dopo Moksdale, erano tornati alla loro vita a New York.

La scuola stava andando bene. Le solite verifiche e relazioni. Lavori di gruppo e altre scoperte agghiaccianti. Lola si chiedeva se sarebbe servito a qualcosa quel dolore, quel sudore e quella dedizione. Annette era impaziente per gli esami di fine anno, Harold costantemente in panico, Seth troppo tranquillo e Larissa concentrata sul club di dibattito.

Lola era felice di rivedere Annette. Uno spiraglio di luce in quelle ore infinite.

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Annette era felice di vedere Lola Gillman attraversare i corridoi della Uptown. Aveva saputo che un'amica del Maine era morta e vederla era una coccola al cuore.
Si sentì in colpa di quella felicità effimera, nella sua testa, dopo una disgrazia del genere. Un'egoista senza cuore.

Non l'aveva detto a nessuno. Forse Seth l'aveva capito. Larissa aveva connesso i puntini e Annette gliel'aveva confermato.

Amava Lola. Innamorata. Persa. Invaghita. Un po' clichè. La rende una Mary Sue, aveva pensato, tutti innamorati di lei. E ci aveva riso su, quando aveva realizzato che la vedeva più di un'amica.

Non poteva farci nulla. Aveva cercato di andare oltre, ma averla sotto gli occhi, abbracciata ad Harold, era una pugnalata.

La gelosia è una brutta bestia e non sapeva come domarla.

Perché fra tutti ha scelto quello sfigato di Harold? Cos'ha lui che io non ho? Pensava spesso Annette mentre tentava di scrivere la relazione di biologia.

E tutte le volte finiva per rompere l'ennesima malcapitata matita.

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Jake si stava divertendo da morire.

«Fermiamoci qua» e con questo intendeva distruggere, distruggere, distruggere.


Dopo il bacio a Moksdale, Lola lo stava evitando. Forse era perché era in affido? Non voleva essere additata? Non voleva sporcarsi? Non erano nemmeno imparentati, per Dio! Perché doveva stare sempre avvinghiata ad Harold?


Una ragazza, del gruppetto con cui era uscito, lo guardò con degli occhi blu, enormi, irresistibili. Per una volta, l'unica volta in vita sua contemplò lo sguardo di un'altra, un'altra che non fosse Lola.


Si portò la bottiglia alla bocca, bevendo un lungo sorso rigenerante. Erano nel Queens e già voleva andarsene. Non gli piaceva, gli mancava Brooklyn. Non esternò il suo disgusto, in ogni caso.
La sua vita era da sempre un bivio, uno straniero ovunque, persino nella sua amata Los Angeles.

«Che succede Jake?» chiese la ragazza, Daryl o Darla, non ricordava il nome. Jake voleva fuggire da tutto e tutti.


«Nulla.» biascicò.
Con un colpo secco, ruppe una vetrata con una mazza da baseball chiodata

La risata di Norah-Elizabeth rimbombò nell'universo.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Oct 08, 2025 ⏰

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