Il New England a inizio marzo era affascinante come l'oceano di notte. Una sensazione magica, solitamente. Quella domenica sera però, a nove ore di distanza da New York, Lola Gillman si sentiva devastata come se un treno merci l'avesse appena investita.
Tornare a Moksdale era necessario. La sua migliore amica aveva bisogno di lei. Tornare al passato un dovere.
Sua madre parcheggiò davanti alla casa dei nonni. La casa era non troppo piccola, aveva un cortile ben curato e una veranda con un dondolo color pesca. I cuscini che vi erano sopra sembravano morbidi nonostante il freddo.
Dolly trasse un sospiro e, guardandoli dal specchietto retrovisore, disse: «Speriamo bene».
Scesero e suonarono il campanello. Sua nonna aprì la porta. Abbracciò sua madre come se avesse paura che potesse sparire da un momento all'altro. Fece loro strada silenziosamente. Suo nonno li aiutò a scaricare le valige e mettere il tutto nella stanza di Lola. Oddio, non era la sua stanza di per sé. Era il luogo in cui dormiva quando i nonni la ospitavano o quando voleva rilassarsi. In un tempo remoto era stata la stanza da letto di sua madre. Ricordò che era talmente nervosa la sera prima di andare a New York che aveva pregato in ginocchio sua madre per andare a dormire dai nonni. C'era qualcosa in quella casa che urlava 'accoglienza' e Lola fu attanagliata dalla nostalgia.
«Voi due dormirete là.» disse sua nonna, indicando la porta della cameretta, che dava sul corridoio principale. «Dolly, tesoro, a te toccherà dormire con Clark, di sopra. O, se preferisci, il divano.» propose sua nonna e prontamente la madre rispose che preferiva dormire in camera con Clark, anche a terra se fosse stato necessario. Si accomodarono in cucina.
«Domani vi accompagno al St. Joseph, purtroppo tua madre deve andare in negozio per qualche ora, la mattina.» si accodò suo nonno, lanciando un'occhiata pensosa a Dolly.
«Certamente» rispose lentamente la riccia. Le spalle di Dolly si rilassarono e sorseggiò il tè che sua madre aveva preparato nel frattempo.
«Visto che mi avevi avvisato che sareste passati, ho preparato qualcosa da mangiare.» Dolores posò un vassoio pieno di tartine al salmone sul tavolo, una caraffa di limonata fresca e delle patate al forno con burro e rosmarino. La cena proseguì in un silenzio assordante. Si sentiva solo il tintinnare delle posate.
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Jake ogni tanto aveva rivolto un'occhiata o due alla mora durante la cena. Lola era giustamente assente da qualsivoglia discussione intavolata. Il ragazzo si rese conto che ci teneva a lei. Quel viaggio li aveva uniti, indissolubilmente. Ne era illuso e sicuro al tempo stesso. Non si erano scambiati una parola, eppure Lola gli si era attaccata come una cozza e questo mandava Jake su di giri e in una spirale di colpa che non riusciva a controllare.
Da una parte provava quella strana sensazione viscerale e primitiva e dall'altra si crocifiggeva per questo. Erano lì per un motivo ben preciso. La migliore amica di lei era in ospedale, in coma e chissà se si sarebbe risvegliata. Lola era distrutta, erano due giorni in cui si era completamente isolata. Amarla, in quel momento, era egoista, si ritrovò a pensare spostando i suoi occhi nocciola ancora una volta su di lei.
La mora posò la forchetta e abbandonò la schiena sulla sedia. Jake le posò una mano sulla spalla e le chiese se volesse andare a dormire. Lei annuì debolmente. Si alzò e disse ai commensali che stava poco bene e che sarebbe andata a dormire.
Si rivolse a lui, si chinò e gli sussurrò: «Non vieni con me?»
«Fra un po'» le rivolse il sorriso più rassicurante che aveva.
Lei ci rimase un po' male, glielo si leggeva in faccia e dalla smorfia che fece. «Ti aspetto, allora.»
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Quando entrò nella stanza, Jake udì dei singhiozzi sommessi. Il suo primo istinto fu quello di avvicinarsi e stringerla a sé. Invece si sedette con cautela sul suo materasso prendendosi la testa fra le mani.
Quella sensazione era nauseante.
Era innamorato e non voleva esserlo. Sapeva che c'era qualcosa fra Harold e Lola, più di una semplice amicizia. Eppure si era innamorato, perdutamente.
«Jake?» la voce di Lola spezzò l'imbarazzante silenzio. Le luci si accesero e il volto della ragazza era in primo piano. Gli occhi verdi erano rossi e lucidi, il naso colava muco e i capelli disordinatissimi e andava bene così. Doveva andare così.
«Vieni qui vicino a me, per favore.» la voce della mora era una supplica, una tentazione.
«Dovremmo dormire, Lola. Domani sarà altrettanto faticoso.» rispose Jake, trattenendo la calma.
«Ti voglio qui vicino Jake.» ribadì, guardandolo dritto negli occhi. Non voleva cedere. Era troppo stanca e voleva conforto. Non c'era nulla di male, no?
E Jake non se lo fece ripetere due volte. Si alzò di scatto e fece una buffa corsetta verso di lei. Si tuffò fra le sue braccia. «Voglio baciarti.» le chiese e Lola sorrise amaramente: «Pensavo non me l'avresti mai chiesto.» Gli accarezzò la guancia, delicatamente.
Erano a un centimetro l'uno dall'altra. Il respiro di Lola nella sua bocca era inebriante e allo stesso tempo malinconico, disperato.
La mora cancellò la distanza fra loro e lo baciò, appena un tocco sulle labbra.
Si staccarono. Le posò una mano sulla guancia. La pelle bruna con delicate sfumature olivastre faceva contrasto sulla sua pelle pallida con sfumature color pesca.
Si baciarono nuovamente. Un bacio più profondo. Quasi affamato. Lei gli accarezzò la schiena, mappando ogni centimetro del suo corpo. Questo fece sbarellare il ragazzo e pensò che se non si fosse fermato ora era la fine.
A un certo punto, Jake si fermò. Le accarezzò i capelli e le disse: «Ora dormiamo.» diede un buffetto sul viso imbronciato di Lola. Le posò un bacetto veloce sulla fronte e aggiunse: «Sul serio. Domani sarà una giornata estremamente lunga!» e tornò fra le coperte dell'altro letto.
«Ok» rispose dolcemente la ragazza. «Mi mancherai, nei sogni.» e si distese chiudendo gli occhi. Spense le luci.
«Mi sforzerò di sognarti, invece» sussurrò Jake.
La notte avrebbe portato consiglio, ne era certo.
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𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖
Romancetw: sangue, linguaggio forte, parolacce, menzione di st*pro - 2007. Lola Gillman ha sedici anni e deve lasciare tutto ciò che conosce. Gli amici, i nonni e tutto quello che le è familiare. Sua madre ha un nuovo lavoro, a New York che è ben distante...
