EXTRA

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Vorrei poter dire di non ricordare quando è iniziato.

Purtroppo ricordo tutto perfettamente, dal primo all'ultimo momento passato insieme. Ogni carezza, ogni risata, ogni scappatella notturna. Ogni bacio.

Era un giorno di metà dicembre, nuvoloso come pochi, quella sera avrebbe piovuto e un albero sarebbe caduto in strada, abbattendo la casa sull'albero dei figli della signora Rogers. Forse, era un segnale divino, un segnale che mi diceva di non rispondere a quel messaggio.









Sbuffo, stringendomi nel giubbotto, mi sistemo irritata il cappello. È da due ore che aspetto Robin, vorrei capire perché ci mette sempre un'eternità per farsi la doccia. Oggi è stata una pessima giornata, Olive ha rovesciato accidentalmente la sua acqua sui miei appunti di storia e vorrei solo tornare a casa per ristamparli e studiare per la verifica di domani. Come se non bastasse, Noah ha pianto tutta la notte. Mio nipote ha solo cinque mesi ma le sue corde vocali fanno impallidire qualsiasi cantante lirico. Danny e papà stanno trasferendo la loro stanza al piano di sotto, cercando un modo per far dormire qualcuno. Con tutto il lavoro che fa, certe volte mio fratello nemmeno si rende conto che suo figlio si svegli la notte e più di una volta io, Robin, la mamma e papà se ne sono occupati.

Non lo abbiamo mai detto a Daniel, finirebbe solo per starci male.

Il pensiero del mio nipotino mi riscalda il cuore, lo amo come poche cose al mondo. Ho pianto quando è nato, non riuscivo a credere che un esserino così minuscolo e con la pelle così raggrinzita potesse essere così perfetto.

<Terra chiama Lily?> alzo lo sguardo, fissando spiritata Marcus.
<Finalmente!> sbuffo, alzandomi in piedi e recuperando il mio zaino.
<Ma quanto tempo ci avete messo? Stavate costruendo le docce?> continuo, posandolo sulle mie spalle.
<Perché sei così irritata? Ti è venuto il ciclo?> mi prende in giro. Lo guardo male. E immediatamente noto qualcosa di diverso in lui. Il migliore amico di mio fratello si è pettinato i capelli e si è messo il profumo.
<Ti sei messo il profumo? Devi vederti con qualcuno?> mi guardo intorno, di mio fratello non c'è ombra però poco dietro di Marcus c'è un ragazzo moro.

Mason Baker accenna un sorriso, indossa una tuta grigia e il borsone della scuola è posato mollemente su una spalla. I capelli sono completamente bagnati. È un amico di mio fratello, sono nella stessa squadra. Ed è l'ex fidanzato di Olive. Lei lo ha lasciato quest'estate perché l'ha tradito a quanto pare, così mi ha detto Jason, anche se non ho idea da chi lo abbia sentito.

<Sì, più o meno...Mason ti accompagna a casa!> batte le mani eccitato come un bambino. Lo guardo male.
<Eh? E Robin?> gli chiedo confusa. Mio fratello non ha ancora la macchina, quindi Marcus ci scarrozza ovunque.
<Se n'è andato con Chloe> mi spiega cordialmente Mason.
<Cosa? E perché non me lo ha detto? È da tre ore che lo aspetto!> mi infurio contro Marcus. Arrabbiarsi con lui e come arrabbiarsi con mio fratello.
<Si sono organizzati all'ultimo! Dai non arrabbiarti! Mi ha detto di dirti che ti porterà un frullato alla fragola> il fratello del mio migliore amico mi sorride angelicamente.
<E io ti comprerò una ciambella. Ora devo andare!> mi lascia un bacio a bruciapelo sulla testa e corre, letteralmente, via.

Lo fisso sconvolta, non riuscendo a credere a quello che è successo.

<Sono due idioti> borbotto imbarazzata, Mason mi sorride divertito dalla situazione. Io mi sento solo a disagio, è molto carino e non so cosa fare.
<Lascialo perdere, questo fine settimana abbiamo una partita con la North e sono tutti impazziti, il coach in primis> mi dice, stringendosi nelle spalle.
<È per questo che ci avete messo così tanto?> gli chiedo sorpresa, sentendomi leggermente in colpa quando annuisce.
<Sìsì, ci ha fatto un bel discorso di almeno un quarto d'ora sulla prossima partita, senza contare come abbia dato dei consigli personali ad ogni singolo membro della squadra> mi spiega con aria sapiente.
<È veramente pazzo> sospiro, estraendo in telefono per chiamare mio padre. Qualcuno deve pur venire a prendermi.
<Dai, andiamo> mi fa cenno con la testa verso il parcheggio, mentre manda un messaggio veloce a chissà chi.
<Non preoccuparti, chiamo mio padre> mi stringo nelle spalle.

My Fake Lover La tua prossima ossessione. Scoprilo ora