17: Sole's pov

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A volte penso che, se fossi rimasta in Italia, le cose sarebbero molto più facili.

Non avrei mai conosciuto quel rompipalle di Nate Smith.

Mia sorella continuerebbe ad essere con il sorriso stampato in faccia, circondata da amici che darebbero la vita per lei.

Io avrei ancora Ludovica e Liam sempre pronti ad ascoltarmi e a farmi ridere nei periodi no.

Monterei ancora nel mio vecchio maneggio con Jerry, il mio cavallo del cuore.
Lui mi manca davvero tantissimo.

In Italia era tutto più facile. Mi manca il mio gruppo di amici. Ogni tanto riusciamo a sentirci, ma ognuno ha i propri impegni e alle videochiamate di gruppo manca sempre qualcuno.

Sono felice di aver conosciuto Alexandra, Julia e Kiara.

Sono felice di aver conosciuto Brian.

Sono felice di star facendo progressi nell'equitazione e di aver cominciato a montare Trilli. Quella cavalla è un amore.

Ma nonostante ciò, mi manca tantissimo il paesino dove vivevo prima. Quel paesino sconosciuto dal mondo intero nel sud della Sicilia.

Non pensavo che l'avrei mai detto. Ma eccomi qui.

Sto ammettendo che, per quanto me ne volessi andare da quel posto, il mio cuore è lì.

Amo Londra. L'ho sempre amata. Ma non riesco ancora a sentirla come casa. Sapevo che ci avrei messo molto ad abituarmi, e le cose stavano anche andando relativamente bene, ma solo fino a ieri sera.

Dopo ieri notte è cambiato tutto.

Se già odiavo con tutta me stessa Nate, ora è anche peggio.

Ha ben pensato che per non farsi divorare dai sensi di colpa nei confronti di Karl, doveva per forza affliggere la colpa a me. Ancora mi chiedo cosa gli ho fatto di male. È dal primo giorno che ho messo piede qui che mi odia in un modo assurdo.

A svegliarmi dai miei pensieri è il mio telefono che squilla.

È Brian che mi sta chiamando.

<Pronto Brian?> rispondo io.

<Ehy Sole, come va?>

<Diciamo bene dai. Tu?> domando io come se non ci fossimo visti sta mattina.

<Bene, grazie. Vai al maneggio oggi?> mi domanda lui.

<Si, mi serve proprio un allenamento. Tu?>

<Si, anche io. Ho chiamato Andrew e mi ha detto che ha la lezione libera per le 16. Vieni anche tu a quell'ora?>

<Si, va bene. Chiedo ai miei se possono accompagnarmi e ti faccio sapere.>

<No, non preoccuparti. Ti do un passaggio io. E poi, stiamo insieme noi, no?>

<Si, certo. Grazie mille Brian.>

Sono molto contenta che finalmente stiamo insieme. Mi piace davvero tanto.

<Comunque ho parlato con Nate...> ricomincia a parlare.

<Mmmh...>

<Ti chiede scusa. Ha capito il suo errore.>

<Lo ha capito da solo usando il suo ultimo neurone rimasto, oppure glielo hai fatto capire tu?>

<Diciamo che l'ho aiutato un pochino...>

<Ecco, appunto. Ora ho la prova che anche il suo unico neurone ha smesso di funzionare.>

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