Era la sera di Halloween, nonché il compleanno di Frank. Quella stupida di Jamia, pensando di avere qualche chance con Frank, invitò me e lui alla festa che avrebbe tenuto quella notte a casa sua. Per fare qualcosa di diverso dallo stare a casa a guardare film idioti, decidemmo di andare alla festa. Ci divertiremo, pensai.
Arrivò l'ora della festa, ed io mi misi il mio pigiamone unito, con il cappuccio ad imitare un teschio ed il resto nero, con delle ossa disegnate in modo infantile. Frank aveva una felpa con le ossa disegnate ed i suoi soliti jeans neri strappati alle ginocchia. In confronto a lui, sembravo io il più piccolo in quel momento.
Andammo alla festa in macchina, Frank guidava.
Appena arrivati alla festa, Jamia buttò le sue grasse e flaccide braccia attorno al collo di Frank -leva le braccia dal mio Frank o ti uccido-, ma quest'ultimo la spinse via irritato.
Ero nervoso, non ero mai stato con così tante persone, al buio, con la puzza di alcool e canne che entrava nelle mie narici come un uragano tremendo. Frank prese la mia mano, e mi trascinò al banchetto dove c'erano patatine, caramelle e mele caramellate. Ho un debole per le mele caramellate, quindi ne presi due e mi sedetti sulle scale che portavano ai piani superiori di casa Nestor. Ne addentai una, mentre Frank si sedeva accanto a me. Non disse una parola, guardava l'altra mela. Glie la porsi e lui sorrise e mi ringraziò con un cenno del capo. Mangiammo quelle mele, guardando gli altri divertirsi mentre la musica diventava sempre più assordante. Vedendo che ero infastidito, Frank mi mise le mani sulle orecchie per attutire il frastuono di quella musica, che a parer mio era a dir poco orrenda. Che dolce, si preoccupava per me. Per due minuti stavo bene, poi levò le mani e se le infilò in tasca. Guardammo per tutta la serata le persone, osservando quasi maniacalmente ogni loro stato: sobri, ubriachi, drogati, ubriachi e drogati, svenuti, troie che ballavano sui tavoli spogliandosi e così via. Ogni genere di persona che si può trovare a Belleville... Mancavano solo quelli come noi. Cosa ci facevamo in quella casa, con quelle persone? Volevo andarmene. Subito.
Mi girai verso Frank e notai che mi stava guardando. Arrossimmo entrambi. Con un'espressione triste e scocciata feci capire a Frank che volevo andare via, tornare a casa -e magari stare accoccolato a lui, mentre mi dava dolci baci-. Mi misi il cappuccio che mi portò poco i capelli davanti e mi alzai stiracchiandomi. Si alzò anche lui e, mettendosi in punta di piedi, mi levò i capelli dagli occhi.
Ci guardammo. I nostri sguardi fugaci di tutta la sera finalmente si incontrarono, e nulla più contava. Tutti ridevano, facevano baldoria, ubriachi e fatti com'erano. E noi? Noi eravamo come due puntini d'acqua sui carboni ardenti, fra le scintille che il fuoco provocava. Sarà stata la situazione o, che so, le stupide emozioni di due giovani ragazzi innamorati, ma lentamente ci avvicinammo, sempre di più. Guardai a lungo i suoi occhi cangianti. Erano verdi, marroni, castano chiaro e poi di nuovo verdi. Non so, ma erano bellissimi. Inconfondibili. Il mio sguardo passava velocemente dai suoi occhi alle sue deliziose labbra rosse, con il labret ad interrompere quella perfezione. In meno di un attimo mi ritrovai a premere le mie labbra contro le sue, pianissimo, con gli occhi chiusi. Avevo paura di romperlo, di fargli male. Si era ghiacciato, Frank non si muoveva. Dopo quelle che sembravano ore (ma invece erano poco più di 2 minuti), Frank schiuse le mie labbra e cominciò a muoverle sulle mie, ed io feci lo stesso. Cos'era? Un bacio? Stavo DAVVERO baciando Frank Iero? Cazzo. Mi sentivo in paradiso.
Frankie leccò piano il mio labbro inferiore, come per chiedermi il permesso di entrare. Io acconsentì immediatamente schiudendo poco le labbra. Le nostre lingue cominciarono a girare e a sbattere in sintonia, avevamo il fiato corto. Non sentivo nemmeno più tutti i rumori circostanti, le persone che ogni tanto sbattevano su di noi per quanto erano ubriache e prese dalla frenesia della festa, non contavano più, non contava più nulla. Quando ci staccammo aprii lentamente gli occhi per guardare le sue guance rosse, le sue labbra che lasciavano una piccola fessura per riprendere il fiato. "S-Scusami Frank, i-io.." Fu tutto quel che riuscii a dire. Mi prese dai fianchi e mi tirò a se, annullando la pochissima distanza delle nostre labbra. Misi la mia mano tremante dall'emozione sul suo petto, e sentii il suo cuore battere velocissimo, in perfetta sintonia col mio.
Sto sognando, vero?
La festa finii e noi non parlammo per tutto il tragitto fatto nella sua macchina fino a casa mia, che durò all'incirca un'ora e mezza. Avevo (e anche lui) le guance ancora arrossate, il cuore non voleva sentirne di calmarsi. Appena arrivati sulla soglia di casa mia, rimasi ancora un po' sulla sua macchina. Non sapev(am)o cosa dire, ci lanciavamo veloci occhiate. Quando i nostri sguardi si incontrarono ancora, non potei fare a meno di guardare i suoi occhi a volte verdi, a volte castani. Oh Iero, perché mi fai questo?
"Beh, Gerard, d-dovresti scen- no..." Disse Frank, aumentando il rossore delle sue guance. Io rimasi immobile, a guardare quanto fosse perfetto. Amavo tutto di lui, tutto. E non potevo fare altrimenti. Era come una droga. La mia droga.
"Senti, uhm... Tu mi piaci, okay? E non tipo una cotta." prese a torturarsi le mani prima di ricominciare a parlare, con voce tremante. "Prob-probabilmente sto rovinando tutto in questo momento" si lasciò sfuggire la sua adorabile risata nervosa. "ma Gerard, oh Gerard io.. I-io ti amo. Quel... Quel bacio... Non sai da quanto lo aspettavo." Potei chiaramente sentire che il cuore mi faceva male da quanto batteva, mille cose mi passarono per la testa. Me e Frank felici, me e Frank accoccolati su un letto stretto stretto, me e Frank sulla spiaggia di notte a guardare le stelle, me e Frank che ci baciamo, me e Frank.
Presi coraggio, e sputai il rospo che mi tenevo dentro dal primo istante in cui lo vidi. "Frankie, ti amo anch'io. Ti amo così.. Così tanto" e spalancai le braccia il più possibile sorridendogli beota. "Ma nemmeno questa unità di misura può esprimere quanto cazzo ti amo, nanetto." Frank sembrava.. Felice. Sorrise, sorrise come non mai. Era il sorriso più bello che abbia mai visto. Presi il suo viso adorabile fra le mani e lo baciai ancora, sta volta con più passione. Staccai da lui le mie labbra avide delle sue e lo guardai sorridendo, poi presi la sua mano. "Q-Quindi stiamo insieme?" Chiesi titubante. Frank annuì sorridendo ebete.
Non ci potevo credere, troppo bello per essere vero.
Scesi dalla macchina e poi, prima di entrare in casa dissi "Buonanotte Frankie, ah.. E buon compleanno." Entrai sorridendo e come un idiota mi buttai sul letto, urlando "FRANKIE È MIO" in continuazione, prima di essermi accurato che non ci fosse nessuno in casa.
Verso le tre del mattino, arrivò un messaggio da parte sua che recitava:"Mi hai fatto il miglior regalo della mia vita, Gerard. Grazie. Ti amo tanto, scusa se ti ho svegliato, buonanotte."
Sorridendo come un idiota digitai un "ti amo anch'io, buonanotte Frankie" e ripiombai nel sonno più profondo, stanco per le troppe emozioni meravigliose e per le farfalle che lottavano nel mio stomaco.
È questa quella che chiamano felicità? Oh, perché se è così, è la cosa più bella che ci sia.
***
Oh oh oh.
Finalmente, non vedevo l'ora di pubblicare questo maledetto capitolo.
L'ho scritto di getto, persa nelle mie emozioni, quindi scusate eventuali errori grammaticali.
Enjoy<
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Hopeless Romantic
RomanceGerard Way è il classico ragazzo asociale che si trova in tutte le scuole; hanno quasi paura di lui. Solo un ragazzo è stato così stupido da avvicinarsi a quel "rifiuto" che se lo mangiava con gli occhi. (((Copertina di x_killjoy_idiot_x)))
