Quegli occhi non mostravano imbarazzo.
Venimmo fuori da quello stretto e squallido bagno del fastfood. Anch'io, rude com'ero, orgoglioso e prepotente, aperta quella porta, la porta di quel bagno, provavo vergogna per ciò che era appena successo.
Lei invece, non so come ci riuscisse, di quel che era successo pareva non se ne ricordasse già più. Come se chiusa la porta di quel bagno, avesse chiuso li dentro ogni tipo di ricordo di quegli attimi. Eppure, i suoi capelli erano ancora scompigliati, i suoi pantaloncini portavano un piccolo strappo a sinistra, e la sua maglia stropicciata. Come poteva essere così impassibile?Una bici s'avvicinò all'ingresso del fastfood proprio mentre noi stavamo uscendo.
"C'è Mia" mi disse lei indicando la ragazza in bici.
"Mia?" Le chiesi io mezzo stranito.
"Sì Mia" mi esclamò lei.
Ci avvicinammo a quella ragazza, e ciò che vidi non lo dimenticherò mai. Erano identiche.
"MIA" le gridò lei correndole incontro.
"Elena, ben trovata. Che ci fai qui?"
Avevo già sentito quella voce, ma dove l'avrò sentita? Fatto sta che mi suonava famigliare.
"Avevo un pò di fame e sono venuta qui col mio amico..."
"Peter, mi chiamo Peter" l'aiutai io, porgendo la mia mano verso quella ragazza.
Il suo volto s'accese di stupore. Chissà cosa le era preso, chissà a cosa pensasse.
"Io ti conosco" mi disse lei.
Ancora una volta il mio cervello andò in tilt. Com'è possibile che questa ragazza mi conosca? Perchè io non mi ricordo di lei? Starò mica facendo una delle mie solite grasse pessime figure?
"Mi hai parlato giusto ieri. Notte"
Ecco chi era! Era la ragazza col grosso cappuccio che la scorsa notte passeggiava sotto la pioggia. Eppure non pareva così bassa ieri. L'acqua che ha preso l'ha fatta diventar più bassa? Ma non dovrebbe essere il contrario? Non dovrebbe esser cresciuta? Chi lo sa.
"Adesso mi ricordo. Avrei voluto darti un'asciugamano ieri, ma parevi già abbastanza attrezzata" le dissi io sghignazzando.
Forse non le piacevano le mie battute. Fatto sta che non smorzò neppure mezzo sorriso.
"Allora io vado" dissi rivolgendomi a loro due.
"Ciao..."
"Peter" disse Mia, correndo in aiuto della sua amica Elena che per l'ennesima volta non ricordava il mio nome.
"È stato un gran piacere"Mi allontanai da loro due. Pochi passi più avanti mi accesi una sigaretta. Erano quasi le sei, e cominciava a far buio. Buio d'inverno. Stava arrivando la parte migliore del giorno. Stavano arrivando le tenebre, ed io stavo cominciando a drogarmi d'adrenalina. Quanto l'amavo sta notte.
Mentre passeggiavo per arrivare a casa, pensavo a Mia. Pensavo poi pure a Elena. Cazzo erano identiche, vestite uguali poi.
Ma Mia, lei, senza aver fatto nulla, aveva lasciato il segno. Io dovevo rivederla.Entrai in casa, tagliuzzai un limone, ne misi da parte una fetta. Uscii fuori sul balcone una sedia, e l'affiancai al tavolino che già c'era. Ci posai su sigarette, un libro di Bukowski e la mia dignità. Quel briciolo che m'era rimasto dopo aver fatto sesso in quel fastfood con una totale sconosciuta che neppure ricordava il mio nome. Quel poco che mi era rimasto, e che a breve avrei fumato assieme alle mie sigarette, e che avrei buttato all'aria mischiata col fumo.
Presi una corona dal frigo, ci infilai dentro lo spicchio di limone che avevo preparato. Poi mi sedetti fuori, e con una piccola lucetta, illuminavo quelle pagine di un libro che tutt'ora adoro. Era rilassante. Anche troppo. Scorrevano le ore e non sapevo quante. Ma sapevo fossero tante, perchè man mano le luci delle abitazioni vicine si spensero ad una ad una tutte, fino a che non rimasi solo io, avvolto dalle tenebre con quella luce che penzolava spinta dal vento. Poi neppure la luce vidi. Poi i miei occhi si chiusero, soli.
Mi sentii russare nel sonno, la mia guancia era poggiata sulla mia mano, che era sorretta dal mio braccio posato sul tavolino. Cercavo di reggermi la testa immagino. Quando il mio braccio cedette, la mia testa cadde, che se non fosse attaccata al collo l'avrei persa. Mi svegliai così di colpo, e presi la decisione più saggia che avessi mai potuto prendere credo. Andai a dormire nel mio letto, quando ormai si era fatto mattino.
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