Capitolo 3

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Questa notte non ho dormito a casa, dopo la festa ho pensato di andare a casa di Matt, avevo paura che Derek questa mattina potesse venire a casa mia, Matt mi ha dato il suo letto, che un tempo è stato il nostro, e ha dormito sul divano.

"Toc, toc, permesso!"

"Avanti, avanti sono sveglia, non devi chiedere permesso, questa è la tua camera, la tua casa!"

"Invece questa è la tua colazione! Spremuta d'arancia e un cornetto al miele e cereali!"

"Complimenti per la memoria, e grazie di cuore, lo sai, questa è la mia prima colazione completa, non la faccio da molto tempo così, mi fai compagnia?"

"Se vuoi si! Vado a prendermi un caffè di là, e torno da te!"

Ed è esattamente ciò che fa, lo sento trafficare in cucina, gli cade qualcosa che si rompe e impreca, a me strappa un sorriso, e ancora il solito distratto.
Poi si affaccia da me.

"Cos' hai rotto?"

"Un bicchiere, l'ennesimo! Waaaoo hai parecchia fame"

"Uhm ... già, credo che diventerò una balena, mi è presa una fame assurda, appena passate le nausee, ho iniziato a mangiare!"

"Come hai fatto li in Etiopia, non deve essere stato facile!"

"Non lo è stato, per ciò che ho visto, per ciò che ho vissuto, che ho rivissuto"

"So che forse avresti voluto raccontarlo ad altri, ma se ti va ..."

"Rivedere quel mercato è stato molto doloroso, ho rivisto spesso la morte dei miei genitori negli incubi la notte, ma poi mi svegliavo e come una nuvola di fumo svanivano via, lì è stato tutto più vivo, ovviamente era la mia mente a giocare, ma li ho vissuti come reali, i proiettili che trafiggevano mia madre, poi mio padre, i loro corpi che cadevano come pupazzi di stoffa vuoti, le urla della gente, è stato tremendo rivivere tutto, senso di panico, l'aria che mancava, mi sentivo pesante, non riuscivo a muovermi e poi ..."

"Poi ..."

"Ero completamente persa con la mente altrove, vedevo ciò che la mente voleva farmi vedere, fino a quando un bambino di circa 4 o 5 anni, mi è venuto contro, forse stava correndo ed è inciampato contro di me, non lo so, ma mi ha svegliata improvvisamente e ho visto cosa avevo intorno veramente, non morte, paura, sangue, ma vita, quel mercato era di nuovo vita, bimbi che giocavano, frutta, colori, era andato avanti, non c'era più traccia del sangue caduto, dei proiettili, quel bimbo mi ha guardata, e mi ha dato un frutto come a chiedermi scusa di avermi urtato poco prima, e lì ho respirato di nuovo, mi sono abbassata verso quel bimbo, gli ho fatto il solletico sulla pancia, e quando sono tornata al nostro campo ho scoperto di essere incinta!"

"È meraviglioso, potrei ascoltare questo racconto ancora un milione di volte, perché non lo scrivi?"

"Sarebbe troppo lungo come articolo, potrebbe essere un romanzo!"

E a quella parola ci guardiamo, come se avessi detto la cosa più giusta al momento giusto.

"Non è una cattiva idea, anzi ..."

"Ma nooo lascia stare, io sono una semplice giornalista, approposito, torniamo alla realtà, devo parlare con Reston, la cosa più giusta è chiedere il trasferimento in California"

Mi alzo dal letto, ho addosso un pantalone corto e una maglia di Matt, e noto che lui punta subito gli occhi sulle mie gambe. Le guardo anche io.

"Scusami Tempest, è che hai addosso la mia roba, ma, diavolo sei incinta, io non, sono fuori luogo, perdonami"

Sì alza dalla poltrona e mette la sua tazzina di caffè sul vassoio che ospitava la mia colazione.

"Se mi guardi ancora così tra tre o quattro mesi te ne sarò grata tutta la vita!"

Gli strappo un sorriso e come sempre rido anche io quando vedo le sue fossette.

"Ma tu no devi andare in palestra?"

"Ho preso la mattinata libera, vado nel pomeriggio, ma solo perché passano dei fornitori, altrimenti avrei evitato!"

"Matt sono solo incinta, non malata, posso stare a casa sola!"

"Lo so, ma non si sa mai, magari passa Derek, e non voglio che tu lo affronti da sola"

"Ti ringrazio, comunque ho bisogno di capirci qualcosa, per cui mi metterò a spulciare le notizie in internet e chiamerò Marvin in redazione per sapere di più!"

"Perché vuoi farti del male?"

Non gli rispondo, mi avvicino a lui e gli do un bacio sulla guancia.

"Posso usare il telefono?"

"Sei a casa tua, fa tutto quello che vuoi!"

Prendo il cordless e chiamo in redazione, ho bisogno di parlare con Jack, spiegargli la situazione.

"Reston, DayReporter!"
"Heii grande capo, mi chiedevo come mai ancora non avessi chiamato?"
"Ciaoo Tempest, beh avete tutta questa settimana ancora libera, pensavo voleste godervela in pace!"
"Non hai tutti i torti, però ci sono delle novità, e io ho bisogno di parlarti, ma non in redazione"
"Mi sembri piuttosto seria, dimmi tu dove e quando"
"Ci vediamo all'entrata di Bryant Park tra un ora?"
"Caspita, deve essere importante, va bene!"
"Grazie, ah Jack acqua in bocca, nessuno deve sapere che ci vediamo"
"Ora mi stai facendo preoccupare, mi muovo subito, ci vediamo li"
"Ciao!"

"Quindi hai deciso? Chiederai il tradimento?"

"È la cosa più semplice e naturale, posso continuare a lavorare, lì ho mia zia che mi coccola, e sarò più protetta, dal prossimo mese la pancia comincerà a vedersi, e fare 2+2 sarà una cosa molto facile, per tutti"

"Mi stupisce la forza che stai dimostrando"

"È che non sono più sola, non posso permettermi forte stress, depressione, potrebbe nuocere al bambino, e lui o lei, adesso ha la priorità"

"Vuoi che ti accompagni al Bryant?"

"Faccio due passi, fa bene camminare!"

"Non ti stancare troppo!"

Matt si sta comportando con me in maniera esemplare, è dolce, protettivo, mi fa quasi sentire in colpa se penso a com'è stato il mio comportamento nei suoi confronti, ma adesso ho una cosa importante da risolvere, il mio futuro è quello di mio figlio.

Vado a farmi una doccia e poi mi vesto, indosso un paio di shorts larghi da safari beige e una canottiera nera comoda, mi fermo un attimo davanti allo specchio e controllo se la pancia si vede, la accarezzo, mi guardo l'ombelico, ancora non si vede nulla, la prossima settimana entro nel quarto mese, non ho molto tempo.




TEMPEST IIIDove le storie prendono vita. Scoprilo ora