"Ciao Pi"
"Teresaaa!" e mi abbraccia.
Solito posto e solita ora è quello che ogni volta ci comunichiamo poco prima di vederci. Oppure come oggi, è bastato un semplice "arrivo".
Lei è Penelope, una delle più care amiche che ho.
Una specie di manna dal cielo, ciò che ci unisce è la sfortuna; non scherzo, le cose ci vanno male praticamente contemporaneamente otto volte su dieci.
Per una cosa o per l'altra a noi va sempre a finire così.
Ci siamo conosciute in prima superiore quando eravamo delle fastidiosissime e super vanitose snob.
Odiavamo tutti e tutti ci odiavano.. Almeno così sembrava.
La prima cosa che ci siamo dette è stata "Che bella borsa!" e la seconda "Mmm.. Grazie, anche la tua."
..peccato che solo una delle due quel giorno ce l'avesse.
Per i seguenti cinque mesi non ci rivolgemmo mai più parola se non per frivole cose da compagne di classe.
Tutto cominciò con l'arrivo di maggio, ormai l'anno scolastico era bello che andato e proprio in quel periodo noi ci siamo trovate.
Quel periodo fu significativo per entrambe, fu molto intenso, doloroso, imbarazzante, malinconico (molto malinconico) e difficile da gestire.
Ma questa è una storia conplessa e ora, di ricordarla proprio non mi va.
"E allora, come stai?" mi chiede con fare sereno, come solo lei sa fare.
Ci siamo accomodate in un bar carino, non di troppe pretese. Poco affollato e riparato dal vento e dal sole.
Non ci piace dare nell'occhio e stare al centro dell'attenzione.
Cerchiamo sempre dei locali poco modaioli.
"Bene, sto bene.. Diciamo che sto bene. Non mi lamento dai.. Tu invece, tutto apposto? Hai dormito da Giacomo?"
"Si sono tornata da poco, lui doveva andare al lavoro e io oggi ho la giornata libera. Già che ero in strada ne ho approffitato per chiederti se ci vedavamo"
"Hai fatto bene.." non faccio in tempo a finire la frase che mi ferma con un colpo di tosse. Mi fa uno sguardo strano e accenna ad un sorriso che mi suggerisce a raccontarle qualcosa di specifico.
Io faccio finta di nulla.
"Non mi devi raccontare niente?" mi chiede.
"Emm.. Che sappia io no. Oddio se vuoi ti racconto una storia, ti canto una canzone o ti recito una ballata, vedi tu cosa preferisci" Sorrido fingendo di non sapere cosa vuole dire ma lei mi conosce fin troppo bene per lasciare scorrere la cosa così velocemente.
"Molto volentieri ma magari più tardi. Prima sono mooolto più che sicura che tu abbia altro di cui parlarmi"
Arriva il cameriere e ci chiede cosa vogliamo, un caffè americano io e un thè alla pesca per lei.
"Va bene, ho capito. Allora.."
Mi accendo una sigaretta, lo stesso fa anche lei.
Certi argomenti non vanno affrontati di certo con le mani in mano.
"È finito."
"Mmm" non sembra convinta.
Effettivamente ho sempre annunciato che fosse finita ma e non è mai stato effettivamente così, ma questa volta è diverso. Questa volta è finita sul serio.
Sospiro.
"Lo giuro, lo so che non si dovrebbe giurare ma dopo tutto sono una ribelle.."
Dico quest'ultima parola con parecchio sarcasmo scandendola il più possibile e lei scoppia in una risata.
Ormai la conosco molto bene pure io, e so come stemperare certe situazioni.
"Sei felice?"
"Si, ma del tutto me ne renderò conto solamente più avanti. Lo so."
"Hai fatto bene. Era un coglione!" ammette con tono deciso, poi si mette una mano davanti alla bocca e muove leggermente il capo come a chiedere scusa, ma io le rispondo di stare tranquilla e la correggo con "un signor coglione" e ritorniamo a ridere.
Conversiamo ancora un po' di questo poi beviamo quello che abbiamo ordinato e continuiamo a parlare del più e del meno.
Mi racconta di Giacomo, il suo amore grande e del fatto che abbia trovato un nuovo lavoro che lo rende più felice e soddisfatto di quello di prima.
Mi parla delle scelte di vita degli amici balordi di lui che però con il tempo sono diventati anche di lei, e poi continuiamo a ridere facendo commenti acidi su chiunque ci venga voglia.
Sono contenta che mi abbia chiesto di uscire, mi ci voleva proprio.
"Teresa" a un certo punto mi chiama.
"Dimmi Pi"
"Questa sera ci verresti con me ad una fesa in spiaggia?"
"Me and you, you and me?"
"Si, serata folle io e te. Giacomo è ad una festa con i suoi amici e a me non va di passare la serata da sola, che ne dici?"
"Domani è festa, non lavoro..quindi ci sto"
Parliamo di altre cose poi ci salutiamo e andiamo ognuna in direzione della propria auto.
Ci sentiremo senz'altro più tardi per metterci d'accordo.
Accendo la macchina e torno verso casa.
Una festa..
Non che ne abbia tanta voglia, ma per lei.. Si, credo che ci andrò.
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Le Rose Rosse Profumano Di Alloro
General FictionA chi come me trova la pace nel caos. A chi il caos se lo crea, perché è quasi linfa vitale. Una storia inventata, o almeno vorrei che in parte fosse così. La inventero' nei nomi, ne smussero' gli angoli ma ne accentuero' i colori. Non mette...
