2. Il Regno dei Cieli

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Nel buio attorno a lei, Charlotte continuava a chiedersi con quella poca forza che le rimaneva se fosse morta, invocando Jhoe, il suo angelo custode, il più forte che poteva, anche se ormai le forze le venivan sempre meno. Sentiva formicolii su tutto il corpo, fino al momento in cui non vide una luce. Una luce bianca proveniente dall'alto si avvicinava verso di lei, forse aveva ripreso a vedere, o forse stava sognando.
Da quella vastità di luce chiara vide una figura umana, della quale riuscì a vedere soltanto una mano ben tesa verso di lei e ad udirne la voce.
—Charlotte, forza! Afferra la mia mano!
Cosa avrebbe dovuto fare, lei? Dopotutto ogni minuto che passava ricordava sempre meno di ciò che era successo. Iniziava a convincersi del fatto che probabilmente era morta.
Afferrò quella mano anonima ed una forte pressione la spinse verso l'alto, come se la forza gravitazionale avesse cambiato andatura. Sentii le ossa spezzarsi e i muscoli piegarsi dal dolore. Si sentiva sola ed abbandonata, se non fosse per quella mano che stringeva forte la sua. La sensazione era simile a quella di volare, secondo Charlotte, pur non avendolo mai fatto in vita sua; sentiva il vento fischiare nelle sue orecchie e il buio poteva sembrare denso e pericoloso, socchiuse gli occhi per non pensarci, ma fu costretta a riaprirli dopo qualche secondo a causa di una luce anomala proveniente dal nulla che la ricoprì di bianco.
Tutt'una volta non sentì più la stretta presa di quella mano e atterrò violentemente su un piano solido. Si guardò attorno ed era tutto completamente bianco: iniziò a pensare che stava perdendo la vista.
Si ricompose e osservò il suo corpo: sulla giacca di lino che indossava risultavano macchie nere probabilmente d'asfalto, miste al sangue ormai scuro e secco, che trovò incrostato sulle mani e senza dubbio anche sul viso.
Si alzò in piedi e notò con meraviglia che non sentiva dolore in nessuna delle parti del corpo. Stirò con le mani la giacca bordeaux e si guardò attorno: le sembrava di vivere un incubo; nulla da vedere, nulla da sentire. Si voltò alla sue spalle e vide un ragazzo seduto per terra che la guardava. Trattenne un respiro di sollievo, per il fatto di non essere sola.
—Buongiorno! Era ora. — e si alzò in piedi.
Charlotte rimase pietrificata quando lo osservò meglio e vide che non aveva niente a che fare con un umano: dietro di lui, infisse nella pelle all'altezza delle costole, egli possedeva un paio di ali, completamente bianche, come il suo abbigliamento, d'altronde.
—Cosa sono, quelle? — chiese Charlotte indietreggiando man mano che vedeva il ragazzo avanzare.
—Sono ali, è normale la tua reazione, non ne hai mai viste prima d'ora. — disse sorridendo.
—Okay non è divertente. Dove siamo? Ho un appuntamento e sarò in ritardo, come sempre.
Charlotte era nervosa ed impacciata in modo evidente, ed il giovane non era altro che divertito.
—So che è difficile da comprendere e da accettare per te, ma la vita può cambiare, a volte. E' questione di credere ai cambiamenti e basta. — tornò serio — Io sono Greg, puoi fidarti di me.
Avanzò verso Charlotte, finché, continuando ad indietreggiare, quest'ultima si ritrovò ad urtare contro un muro che sino ad all'ora non aveva notato, il quale le provocò una fitta di dolore lungo tutta la spalla, tanto da farla piegare sulle sue gambe.
—Stai bene?
—Sto bene, Greg, ma portami in un posto dove io possa sedermi.
L'angelo le porse il braccio, e la ragazza si fece aiutare. —Comunque io mi chiamo...
—Charlotte, lo so.
—E come fai a saperlo? — chiese Charlotte perplessa.
—Hai già dimenticato che non sono un umano?
La ragazza ancora non riusciva a darsi della risposte, ma per il momento quelle le bastavano, aveva troppe domande che le occupavano la maggior parte dei pensieri.
In un silenzio imbarazzante iniziarono a camminare tra corridoi totalmente bianchi e vuoti, ma Charlotte ormai aveva fatto quasi l'abitudine.
—Greg?
—Sì?
—Sono morta? — Di colpo l'angelo di fermò e si voltò per guardarla negli occhi. —No — rispose accennando un sorriso. —Non sei morta.


**

Dopo una lunga camminata giunsero in una grande sala, decisamente affollata. Questo faceva sentire Charlotte più al sicuro, meno sola. Osservando meglio lo scenario di fronte a lei, notò che i presenti seguivano una fila indiana di fronte a grandi banconi da reception bianchi. Erano delle persone normali, lei ne era sicura. Dietro ai banconi però, c'erano degli esseri che assomigliavano a Greg, e ciò la inquietò abbastanza. Si irrigidì e Greg se ne accorse ma rimase concentrato tra i suoi pensieri mentre muoveva una gamba seguendo un ritmo musicale estraneo alla ragazza.
In seguito all'essersi fermati all'entrata, l'angelo riprese a camminare, e Charlotte lo seguì. —Dove andiamo?
—Dovremmo seguire una delle file, qui.
Charlotte continuava a provare dolore all'altezza della schiena ed evitava di toccarsi per non peggiorare la situazione. Le persone situate dinanzi ai due ragazzi erano esattamente come lei: alcune malridotte, sporche di sangue, altri invece erano semplicemente normali.
—Hai delle domande da farmi? — chiese Greg improvvisamente, notando il suo viso teso.
—Chi sono loro? Sono diversi da te.
L'angelo fece un respiro. — Sono umani. — disse — Morti.
La ragazza si voltò nella sua direzione. —Morti?
—Dio, Charlotte! Non hai ancora capito che non siamo sulla Terra? Non so più come fartelo capire.
Charlotte vide un'espressione sul viso di Greg simile all'esasperazione; trattenne il respiro per un po' e sperò di capire meglio cosa stava accadendo attorno a lei, ma non ci riuscì. Pensò, ripensò, ed arrivò ad una sola conclusione. —Sono morta anche io, allora. Sono come loro.
—Non sei come loro.
—Allora se non lo sono davvero, perchè sono qui, in compagnia dei morti? — gridò un po' troppo, tanto da far voltare tutti i presenti nella sua direzione. Greg quasi in imbarazzo, la prese in disparte, afferrando delicatamente il suo polso. —Si può sapere che ti prende?
Charlotte si limitò a guardare nella sua direzione: non aveva notato prima di allora il taglio dei suoi occhi prettamente orientale, i quali sarebbero piaciuti molto al suo amico Austin. Il loro colore era talmente scuro da confondere la pupilla nell'iride; ciò che si vedeva erano soltanto due sfere nere racchiuse in una mandorla. Charlotte lo studiò a lungo, finché egli alzò un sopracciglio, ancora confuso dalla situzione e la ragazza accennò un sorriso.
—Mi dispiace, okay? Non voglio crearti problemi quindi puoi anche lasciarmi qui. Posso proseguire per la mia strada da sola, come il resto dei presenti. Me la caverò.
Greg scosse la testa, sconvolto e non credente alle sue orecchie. —Non posso e non voglio abbandonarti qui. Non sei come loro.
—Sono stanca delle tue storie, io...
ma non fece in tempo a finire il discoro, poiché dinanzi a loro non c'era iù nessuno, se non la ragazza diero il bancone.
—Ehilà! Tocca a voi.
Si voltarono entrambi nella direzione della voce, come se prima di allora, si trovassero in altri mondi.
—Stefy, sono Greg.
La ragazza spalancò gli occhi, sorpresa. —Greg! Non ci credo, quanto tempo è passato?
—Probabilmente cinque, sei anni! —rispose l'angelo, imbarazzato. Charlotte ormai non sapeva più cosa fosse normale o meno, da quella sera.
Tossì per attirare la loro attenzione su di lei e meccanicamente la guardarono.
—Ciao, scusami. Tu sei..?
—Il mio nome è Charlotte.
Al nominare del suo nome, tutti i presenti rivolsero il loro sguardo nella sua direzione, seguito da bisbiglii di sottofondo. Compresa Stefy era alquanto imbarazzata, ma si ricompose poco dopo. —Mi diresti la tua data di nascita, per favore?
—Non ti serve, Stefy. Dovevo soltanto avvisarti del suo arrivo. — disse prepotentemente Greg, sovrastando la voce di Charlotte che stava per rispondere, e lo guardò interrogativa.
—Andiamo ora. — Greg la prese per il braccio, trascinandola verso l'uscita. Charlotte fece solo in tempo a salutare Stefy e ringraziarla per la sua gentilezza, e a sentire la sua risposta, che i due ragazzi si ritrovarono in un altro corridoio completamente bianco e desolato. La ragazza notò la pace situata in questi luoghi, tanto da desiderare di vivere lì.
Il cammino risultava così infinitamente lungo, le pareti sui lati erano soffici come ovatta e Charlotte si divertiva ad appoggiare la mano su di esse. Greg camminava tranquillamente e sicuro di sé, con le mani nelle tasche dei jeans bianchi, e la ragazza era al suo fianco, che seguiva la strada che egli le mostrava. —Non volevo farti innervosire prima, non era mia intenzione...
—Non sono arrabbiato, sto solo pensando a ciò che accadrà a breve.
—Mi sto fidando di te, non conosco questo posto.
L'angelo rise. —Ora ti spiego un po' di cose che dovresti sapere prima che sia troppo tardi, e tu presterai ascolto.
Charlotte annuì e Greg iniziò il suo discorso.
—Adesso ci troviamo nel Regno dei Cieli, più comunemente chiamato Paradiso dagli umani. Non esiste l'Inferno, sono gli uomini che hanno paura di quest'ultimo; esiste soltanto il Regno dei Cieli. In esso troverai gli umani ormai morti nella loro vita terrena, e noi angeli, i quali siamo suddivisi in tre sfere gerarchie: nella prima sfera fanno parte i Serafini, i Cherubini e i Troni; nella seconda sfera ci sono i Dominazioni che devono assicurarsi che il nostro Regno sia sempre in ordine; nella terza sfera troviamo gli Arcangeli che hanno come compito quello di proteggere grandi gruppi di persone come nazioni, popolazioni e gruppi etnici. Ultimi ma non per importanza siamo noi angeli comuni, che ci rendiamo utili nel sociale, quassù. Una parte di questi, sono angeli custodi, e dopo il compimento dei vent'anni scendono sulla Terra per custodire una singola vita. Tutti gli angeli che ti ho appena elencato, sono angeli bianchi, compreso me, e ciò lo puoi comprendere dal colore delle ali. — ed indicò le sue per far notare a Charlotte il loro colore così puro. —Inoltre, giunti al compimento dei ventidue anni, abbiamo la possibilità di scegliere l'immortalità o di continuare a vivere come gli essere umani.
—E tu? Cosa hai scelto? —lo interruppe Charlotte.
—Niente ancora; davvero sembra che io abbia più di vent'anni?
—No, in realtà. Chiedevo soltanto!
L'angelo rise. —Va bene, proseguo il mio discorso. Oltre agli angeli bianchi, ci sono gli angeli neri i quali, a differenza degli angeli bianchi, sono figli di due angeli neri o di un angelo bianco ed un nero. Un'altra differenza è che loro non hanno in dono l'immortalità, senza escludere che, come credo accada anche sulla Terra, sono presenti varie forme di rivalità tra angeli bianchi e angeli neri; siamo pur sempre angeli, però. Non esiste la cattiveria in questo mondo.
—E' davvero interessante. Sembra di vivere in Paradiso! — fu troppo tardi quando Charlotte si accorse di aver espresso un'affermazione priva di senso, e si tappò la bocca con entrambe le mani. —Scusami, l'ho detto senza pensarci.
Greg alzò un sopracciglio, incredulo delle sue parole e rise. —Almeno sei simpatica!
Charlotte gli sorrise ingenuamente, notando i suoi occhi a mandorla chiudersi quasi completamente dal ridere. Ci fu qualche secondo di silenzio tra i due ragazzi e la ragazza pensò che, se non faceva parte degli umani morti e neanche del mondo degli angeli, cosa ci faceva lì?
—Ognuno ha il suo posto qui, nessuno è diverso dagli altri, e se si trova qui ha uno scopo da inseguire. — affermò subito Greg, come se avesse ascoltato i pensieri di Charlotte.
—Qual è il mio compito qui, Greg? — chiese di getto la ragazza, che quasi non riusciva più a sopportare tutto quel concentrato di ansia e preoccupazione.
—Sono un semplice angelo bianco a cui è stato affidato il compito di scendere sulla Terra per portarti direttamente qui, e sorvegliarti finché non saremmo arrivati al Gran Portale; quest'ultimo è un passaggio che avviene dopo i diciotto anni di età per quanto riguarda sia gli angeli bianchi che gli angeli neri. Tu hai diciannove anni, vero?
—Sì, in realtà tra qualche mese ne compirò venti. —rispose senza problemi, non nascondendo però la preoccupazione nei suoi occhi. —Devo attraversare questo Gran Portale, anche se non sono un.. angelo?
—Esattamente! Sono contento che tu sia una persona con la mente aperta, Charlotte. Ma non chiedermi perché devi farlo: per quanto posso dedurre, mi hanno ordinato di farti attraversale il portale perché dubitano del tuo sangue umano.
Charlotte fece un ghigno. —Io non ho un paio di ali come le tue, e ho vissuto sulla Terra da quando sono nata. Dubito sia così.
—Tutti gli angeli prima dei diciotto anni, quindi prima del rituale che prevede il passaggio nel Gran Portale, non possiedono le ali, sono dei semplici giovani che vivono nel Regno dei Cieli, aspettando di scoprire quale sarà il loro destino. —spiegò Greg.
Charlotte volle continuare a porre delle domande al suo compagno di viaggio, ma Greg improvvisamente le fece segno di fermarsi. La ragazza si bloccò in fretta, terrorizzata dal fare qualche sbaglio dovuto alla sua spontaneità e a volte esagerazione.
Greg aprì un braccio davanti a loro. —Charlotte, siamo arrivati.
La ragazza presa dai suoi pensieri non si era accorta prima di allora di ciò che trovava alla sua vista. Il Gran Portale era alto quanto lo erano le pareti bianche; il portale era come una bolla di sapone completamente blu, che non le permetteva di guardare attraverso di essa. Si fece coraggio e si avvicinò pericolosamente, con sua sorpresa appoggiò con fare delicato una mano su di esso, e trasalì quando notò che passava tranquillamente dall'altro lato.
Si voltò a guardare Greg, che nel frattempo vedeva immobile, più spaventato di lei, e gli andò incontro. —Ehi.. Sei tu che mi hai dato quella forza che spesso non ho. Non ho mai immaginato tutto questo, e se continuo a riflettere mi convinco sempre più di essere in un libro fantasy. Ed ora sei tu a preoccuparti? Se è come mi hai spiegato precedentemente, ci rivedremo molto presto. Te lo prometto.
Greg irrigidì la mascella. La ragazza prese le sue mani, che al tatto le sembrarono tremanti, e si scambiarono un rapido abbraccio.
—Abbi cura di te, Charlotte. Ti aspetto nel mio mondo.
Charlotte gli sorrise per l'ultima volta, incrociando i suoi occhi che sembravano spioventi dalla tristezza e si diresse verso il portale.
Appena fu dinanzi ad esso, a pochi centimetri di distanza, fece un grande respiro.

—Per te, mamma.

E lasciò che il Gran Portale la risucchiasse nella sua immensa bolla blu.

L'ultimo angelo grigioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora