7. WITH ME

4 1 2
                                    

Finalmente eravamo a casa, era sotto la doccia da mezz'ora e mi stava per finire l'acqua calda, non avevamo dormito niente ed avevamo entrambi tanto sonno, rinunciai a preparar qualcosa da mangiare e decisi di andar a fare un pisolino.

Avevo la sua mano tra i capelli, che li accarezzava; e lei mi era seduta di fianco con una mia felpa e nient'altro. Voleva uccidermi ne ero sicuro, mi alzai di scatto e aprii un cassetto tirandole un paio di pantaloni della tuta "Vestiti". Rise, "Non ti piaccio così?" feci finta di non sentirla, e lei indossò i pantaloni "Cosa vuoi per pranzo?", sapevo che avrebbe detto pizza, o giapponese e invece mi stupì "Fai una carbonara?". Girai mezza città per trovare ciò che mi serviva, e poi mi misi ai fornelli. Non posso dire che mi abbia aiutato più che altro mi tirava cose addosso e rideva, ma era comunque piacevole. Anche se non capivo cosa, cosa stava succedendo?

"Cosa stiamo facendo Sarah?" mi guardò seria, e poi accennò un sorriso "Recuperiamo il tempo perduto", mi prese il viso tra le mani, ed io la scansai "Non possiamo".

Mi guardò come ferita, ma non mollò la presa, mi chiese perché ed io non volevo rispondere. Non c'era un perché, era sbagliato e basta. "Baciami Alex". Ti bacerei ogni attimo Sarah.. "Mangiamo prima"

Non parlammo, non parlammo più quel giorno, mangiammo e guardammo due film italiani, e poi facemmo l'amore. Non era cambiata, era sempre perfetta come un tempo. I nostri corpi si adattavano alla perfezione, le mie labbra conoscevano ancora ogni punto erogeno di lei e lei era diventata molto più brava. Non parlammo più quel giorno, se non sulla porta, nella tarda serata: "Come finirà questa volta?"

Bene, doveva finire bene, per forza. "Non lo so, viviamola".

E allora iniziammo a viverla. Stavano iniziando i corsi all'università, ed io e Sarah ci eravamo imposti fin dall'inizio che non dovevamo isolarci. In parole povere, iniziammo a fare gli equilibristi tra studio, amici e vita privata. Dormivamo ognuno a casa propria, e quando lei prese questa decisione rimasi basito, ma dopo poco capii il perché. Il nostro rapporto non era semplice, non lo era mai stato, una convivenza avrebbe fatto riaffiorare tanti ricordi e non ci avrebbero fatto bene. In secondo luogo il suo appartamento era piccolo, e nel mio ci aveva vissuto Laura e quindi lei faceva il possibile per non entrarci. Alla mattina ripresi l'abitudine di farle il caffè come le piaceva, e ci sedevamo in veranda a parlare dei nostri progetti per la giornata. Era il momento che preferivo, la luce dolce del sole tra i suoi capelli, il caffè che beveva lentamente mentre si fumava una sigaretta e mi raccontava di cosa avrebbe voluto fare a quel professore tanto antipatico mi faceva ridere e affascinava al tempo stesso. La mattina non ci vedevamo mai, il che era un bene. Io studiavo, mi mancava un anno per finire botanica e volevo davvero concentrarmi sugli studi, e lei era presissima da medicina e mi auguravo che all'inizio del tirocinio non decidesse di abbandonare, non sarebbe stata la prima. La nostra relazione procedeva tranquilla e senza intoppi, per la prima volta nella nostra vita. Alla sera uscivamo, bevevamo una birra e poi tornavamo in casa. Io iniziai a bere di nuovo, ma grazie a lei lo facevo con più consapevolezza. Non facevamo spesso l'amore, il sesso era sempre stato il nostro problema. Vedevamo esso come la soluzione a tutti i nostri problemi, e non farlo diventare una cosa obbligatoria era il nostro modo per difendere la relazione. Questa cosa mi distruggeva, la vedevo spesso durante il giorno, anche di sfuggita, e appena la vedevo oltre a capire giorno dopo giorno che l'amavo sempre di più, mi rendevo anche conto di volerla. Volevo il suo corpo, sotto e sopra il mio, la sua bocca in ogni intima parte di me, e poi non riuscivo a non immaginarla distesa, e la mia testa fra le sue gambe, vederla mordersi il labbro e sentirla gemere. Ero bravo nel sesso, e lo sapevo e con lei facevo fatica quasi a cercare di far l'amore, senza quella volgarità che c'è nell'atto animalesco in sé. Ma io la volevo prendere davvero tutta, farla mia e mandarla in giro con i segni. Non praticavo sesso bdsm o similari, volevo solo far capire a lei, ma soprattutto agli altri, che era mia e che sarebbe rimasto così. Preparai tutto, sicuramente stasera si sarebbe fermata da me. Cucinai del salmone al pepe e basilico, proprio come piaceva a lei, salsa alla yogurt e fettine di patate. Sapevo del suo amore per il vino, e del fatto che durante l'estate aveva addirittura partecipato ad un corso per sommelier, quindi misi in tavola un Chardonnay di Cortona che mi aveva portato mia madre, nella sua ultima visita. Avevo candele, petali di rosa, il sottofondo musicale perfetto. Mancava solo una cosa, l'ospite. Che era in ritardo già da trenta minuti. Mi ero vestito semplicemente, non volevo che sembrasse una serata di gala e soprattutto non era una appuntamento, ma sapevo che lei si sarebbe acconciata come per andare alla premiazione dell'Oscar. Ed invece entrò dalla porta in tuta, con gli occhiali, scalza e soprattutto annaspando. Una parte di me si stava incazzando, avevo preparato tutto questo per cosa alla fine. La parte prevalente, corse da lei e l'abbracciò. Volevo farmi dire cosa stesse succedendo, ma lei non parlava. Iniziai a preoccuparmi e a frugare nella sua borsa, sapevo che anni prima soffriva di attacchi di panico, e portava sempre uno spray d'emergenza a dietro ma non lo trovai. Iniziai seriamente a preoccuparmi, ma sapevo che l'unica cosa che potevo fare era abbracciarla e aspettare. Dopo quasi venti minuti decise di parlare: disse solo una cosa, l'unica cosa che avevo paura dicesse dal primo giorno che ci siamo rivisti "Voglio tornare a casa".

Capita e poi PassaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora