8. PHOTOGRAPH

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Volevo tranquillizzarla, e farle capire che ora anche quella era casa sua, ma era determinata e non sarei mai riuscita a convincerla. "Perché Sarah?" mi sentivo abbandonato, il terrore stava iniziando a prendere possesso di me, "Torna con me, solo per qualche settimana". Ok, mi sentivo meglio, ma io avevo un esame la settimana seguente, e non potevo saltarlo ma pensai che forse saremmo potuti tornare per dieci giorni, avrebbe capito che casa sua era ormai questa e tutto sarebbe filato liscio. Corsi di sopra, mentre lei mi guardava come fossi impazzito, preparai un borsone, e ci buttai dentro vestiti a caso, per fortuna avevo anche qualcosa di suo. Ci misi davvero dieci minuti, e corsi giù con le chiavi della macchina in mano. Io non usavo mai la macchina, mi ricordava Laura e quindi prediligevo la moto, ma l'aeroporto era davvero troppo lontano per fare un viaggio in moto alle unidici di sera. "Muoviti, si torna a casa". Salì in macchina come sollevata, mentre io iniziavo a chiedermi cosa stessi facendo. Io ero scappato da casa, anzi dall'Italia. Io non volevo tornarci, e se lei decideva di star lì? I dubbi iniziarono ad attanagliarmi la mente, e lei invece sorrideva beata. Sorrise beatamente anche quando passammo dal Guardrail, ormai ricostruito e senza neanche più un fiore. Laura non era mai stata importante, se l'erano scordata tutti. Accelerai, e lei mi diede del pazzo. "Vaffanculo Sarah, ti amo ed è perché ti amo che sto tornando in quel paese dove mai avrei voluto rimettere piede. È colpa tua se rischio di non passare quest'esame e sentirmi un fallito ancora. È sempre stata colpa tua, ogni cambiamento drastico della mia vita è stata colpa tua! E sai perché è colpa tua? Perché io ti amo, e ti ho amato dal primo giorno che ti ho vista in quella classe, ti ho amato quando bevevo con i miei amici, quando giocavo a briscola, ti ho amato quando siamo andati al mare, e ho fatto l'amore con te. Era la prima volta per me, la prima volta che facevo l'amore con qualcuno. Prima era stato solo sesso. E ti ho amato anche quando me ne sono andato, e quando una sera da ubriaco chiesi a Laura di sposarmi, ma poi lei è morta. Ed io ora mi ritrovo su questa macchina, a passare dove è morta la mia quasi ex moglie, a tornare nel paese che più odio al mondo, tutto questo per te. Per te che sei stata la migliore cosa che mi sia capitata, e non l'hai mai capito. E allora ora stai zitta, e ringraziami. E dopo io ringrazierò te, come ho sempre fatto."

Lei iniziò a piangere, c'era da aspettarselo. "Fammi scendere". Questo non me lo aspettavo però, iniziai a scuotere la testa e accelerare ancora. Arrivai all'aeroporto più in fretta di quanto pensavo fossero le mie capacità. Iniziò a frugare nel mio borsone, e togliere ogni cosa non fosse sua. Poi mi sorrise con tenerezza, ed io l'amai ancora di più. "Devo andare da sola, tornerò." Ero in preda al panico, iniziai ad urlare, e bloccai le portiere e lei iniziò a piantarci pugni sopra. Al di fuori sembravamo pazzi, ma io sapevo che questa sarebbe stata la nostra normalità. Dopo cinque minuti finì le forze, e sbloccai le portiere. Mi guardò riconoscente, e mi baciò castamente e io più gelido di quanto volessi "Vai, se non sbaglio un aereo per l'Italia parte fra 2 ore, puoi prenderlo". Mi guardò dispiaciuta e scese dalla macchina, si voltò solo una volta "Non sapevo steste per sposarvi.".

Ero convinto non sarebbe più tornata.

Le settimane successive furono un disastro, non riuscivo a concentrarmi in nulla e dentro di me montava l'odio verso Sarah. Era tornata, si era ripresa tutto e poi era scappata, via da qua, da me e soprattutto da noi. Si faceva sentire tutti i giorni, mi diceva ciò che faceva e come stava ma purtroppo non era la stessa cosa. Avevo passato l'esame anche se con il punteggio minimo, dovevo andare a parlarle e convincerla a tornare. Era iscritta all'università qui, aveva una casa, degli amici e anche un fidanzato. In Italia mi diceva che si trovava bene, vedeva vecchie conoscenze, faceva shopping e leggeva ma il suo futuro non era quello, il suo futuro era diventare un medico, e l'America le offriva possibilità grandiose in quell'ambito. Partii anche io, con la mascella contratta e teso ma dovevo riprendermela, prima che sia troppo tardi. La avevo avvisata che sarei arrivato, non amava le sorprese ed io non avevo la forza per farle. Decisi di farmi venire prendere da un amico a Milano e non scomodarla, quando lo vidi mi abbracciò forte e mi chiese di raccontargli tutto. Il viaggio in macchina da Milano a Parma fu ricco di chiacchere, alcune serie altre scherzose. "Ti prego, fermiamoci a prender una pizza", mi guardò stranito, probabilmente pensava volessi correre da lei, prenderla con la forza e rimetterla sull'aereo. Ma non era così, volevo darle il tempo necessario, farla divertire e star bene finchè non si sarebbe decisa da sola. E soprattutto volevo una pizza, una delle poche cose che mi mancavano seriamente dell'Italia. Bevemmo birra e mangiammo pizza fino a scoppiare, gli raccontai le cose divertenti dell'America, e distrussi tanti luoghi comuni.

Fù lui, a dirmi "Ora andiamo dai", si vede che la sua fidanzata stava facendo storie e allora annui. Suonai al campanello di casa di Sarah, mi sembrava strano entrare in quella casa dopo così tanto tempo e pensando a tutto ciò che avevo vissuto lì dentro. Mi venne ad aprire con il sorriso, e mi gettò le braccia al collo. La baciai, e capii che il nostro destino era restare insieme. "Fai piano, c'è un mio amico". La guardai furioso, le erano bastati venti giorni in Italia, per trovare un altro?

"Non preoccuparti, è solo Luca". Entrai in casa facendo silenzio, e stringendo i pugni e vidi il suddetto Luca dormire sul divano beatamente, lo guardai male e la seguì in camera. "Chi è Luca?" mi guardò pensierosa e poi volse il viso verso la finestra "Nessuno, un ex compagno di classe."

Io non ci credevo, e non ci credeva neppure lei. Ma ci sono cose che non possono essere dette, cose che non vanno sapute. 

Capita e poi PassaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora