Capitolo 5

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«Vi riporto qui di seguito un ulteriore esempio, relativo ad un episodio accadutomi personalmente:

ero in macchina con mia figlia piccola di appena 3 anni e stavo guidando in paese. Poiché dovevo compiere un tratto di strada molto breve, incoscientemente non ho assicurato mia figlia al seggiolino, per giunta l'avevo posizionata di fianco a me sul sedile anteriore e non su quello posteriore come avrebbe dovuto essere di norma. Accadde che in un frangente sfiorai la tragedia. Mi ritrovai in piena curva con la portiera dell'auto, dal lato di mia figlia, completamente spalancata e il corpicino di lei per metà penzolante dall'abitacolo. Essendo in piena curva non ho potuto togliere entrambe le mani dal volante. Allora è successo che con una sola mano ho mantenuto ben saldo lo sterzo mentre con l'altra in un repentino scatto di reni mi sono allungato per afferrare mia figlia che intanto scivolava via dall'auto. Visto che il lato destro dell'auto dava in una stradina in discesa, probabilmente mia figlia sarebbe morta investita dalle auto che intanto provenivano dalla direzione opposta. Eppure in quel momento, in una frazione di secondo è accaduto un qualcosa di straordinario. Il mio corpo ha avuto un'estensione che in circostanze normali sarebbe stato impossibile ottenere, per giunta in tempi rapidissimi (all'incirca una frazione di secondo), senza nemmeno guardare ho afferrato il corpo di mia figlia e ripreso il volante prima d'andare a sbattere sulla fioriera ubicata in prossimità d'un negozio di elettrodomestici.

Se ci pensate in situazioni estreme come queste, in cui è a repentaglio la vita stessa, dentro di noi si attivano meccanismi e dinamismi inconsci che mirano infallibilmente alla preservazione. La mia personale esperienza è stata simile ad una sorta di inserimento di un pilota automatico. Per qualche istante era come se il mio cervello non sapesse quello che stava facendo eppure eseguiva una sequenza precisa di movimenti che se solo fosse subentrata la ragione per deliberare a quest'ora probabilmente mia figlia sarebbe morta. In queste circostanze l'emisfero sinistro non ci è d'alcun aiuto, semmai ci può aiutare nel prevenire simili pericoli. Ma quando il tempo è troppo breve, non c'è via d'uscita, è solo l'istinto di sopravvivenza che ci tira fuori.

Cosa ancora più strana è che quando ho riportato mia figlia sul sedile anteriore, non l'ho sgridata poiché ero perfettamente cosciente di essere responsabile dell'accaduto e non volevo in alcun modo traumatizzarla fissandone l'accaduto nella memoria cellulare. Ho sorvolato, e seppure tremassi dallo spavento cercavo di non darlo a vedere, ne di scaricarlo su di lei. Una volta arrivato a casa, consegnata mia figlia alla madre, senza dare troppe spiegazioni, sono andato in bagno e guardandomi allo specchio, ho messo in bocca un asciugamani ed ho finalmente lanciato un grido liberatorio contro me stesso e la mia incoscienza. Solo dopo sono riuscito con calma a riprendermi e raccontare a mia moglie l'accaduto.

Dite un po', vi è mai capitata una situazione simile? Cioè una situazione in cui eravate in pericolo di vita o di danneggiamento? Vi è mai capitato di fare qualcosa con estrema precisione senza sapere esattamente ciò che stavate facendo? Come se foste guidati da un qualcosa di esterno a voi? L'Es, per l'appunto che nella terza persona singolare della lingua tedesca, si traduce con la persona neutra "esso".

Trovo personalmente che definire "Es" l'inconscio sia stata un'idea geniale. Perché è propria alla maniera di un soggetto estraneo che agisce nella nostra mente, e pure è parte di noi.

E con questo abbiamo terminato la trattazione relative alle vie d'accesso all'inconscio.

Ora, affronteremo la questione relativa ai metodi praticati da Freud.

Essi sono sostanzialmente due:

il primo è il "metodo catartico" che Freud mise appunto assieme al medico-psichiatra austriaco Josef Breuer. Tale metodo consisteva nel provocare una "scarica emotiva" (abreazione), capace di liberare il malato dai suoi disturbi.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 31, 2016 ⏰

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