Buon viaggio Achille

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Lacrime calde mi bagnavano le guance.
Mi sedetti, se non lo avessi fatto sarei caduta.
Mi ero svegliata abbastanza tardi quella mattina, e non avendo tanta fame mi ero appoggiata al muro della cucina, guardavo mio padre stendere i panni nella stanza accanto.
"Avanti, mangia"
Mi disse.
"Non ho fame papà"
Risposi abbastanza scocciata
"Allora sietidi"
Non volevo sedermi.
Mio padre si avvicinò lentamente.
"Devi uscire con la tua amica oggi?"
"Alle due e mezza"
"Disdici"
Ma cosa aveva mio padre?
"Tesoro,  tuo nonno non ha superato la notte"
Sgranai gli occhi, non poteva essere.
La mia bocca si aprì in una grande "o" e i miei occhi bruciavano.
Il mio cuore aveva perso un battito, dovevo vomitare.
Fu a quel punto che mi sedetti.
"Dai, ora chiama la tua amica e disdici"
Disse mio padre accarezzandomi la nuca.
Non stavo semplicemente piangendo, dalla mia bocca uscivano strani versi, più che singhiozzi.
Achille.
Il mio valoroso guerriero.
Il supereroe che aveva accompagnato mia madre nella sua vita.
L'uomo altruista e di gran cuore che era conosciuto da tutti nella città da cui  veniva.
L'ultima volta in cui lo vidi fu il 1° di gennaio.
Mi sentii in colpa. Non lo avrei mai più rivisto. Non avrei mai più sentito la sua voce. Non avrei mai più potuto abbracciarlo.
Ritornarono a galla tante cose fatte insieme.
I giri in bicicletta, le nuove scoperte, i suoi racconti, le sue barzellette.
Poi mi venne in mente una sera di pochi mesi prima.
Era ottobre, e non avevo mangiato la cena.
Mia madre si era infuriata con me, io dovevo mangiare.
"Non ci riesco! Non ho fame" gridavo
Mia madre uscì dell'appartamento di mio nonno e andò nel nostro, dove si mise a letto.
Io rimasi con mio nonno.
In casa solo noi due
Seduti sul divano.
Io piangevo, lui mi confortava
La sua malattia gli faceva storpiare qualche parola, gli faceva dire cose poco sensate, a volte, ma non quella sera.
"Perché piangi piccola?"
Non riuscivo a rispondere
"C'è qualcuno che ti prende in giro?"
"La mamma pensa che io sia anoressica" dissi con fatica
"E tu lo sei?"
Era davvero incuriosito
"Certo che no"
Davvero non lo ero, ma ogni tanto il mio stomaco decideva che sarei dovuta stare digiuno
Rimasi fino a mezzanotte circa a raccontargli dei miei problemi, e anche di alcune persone che mi davano fastidio a scuola
"Sai cosa devi dire a persone del genere? Che sono dei ciucchi!"
Mi misi a ridere

"Ora vai piccolina"
Poche settimane dopo entrò all'ospedale.
Cambiò tre sedi, ma non tornò a casa.
"Tesoro"
Scossa alla spalla
"Tesoro!"
Mi ripresi
Era mio padre
"Oggi ti viene a prendere la mamma e, se vuoi, gli vai a dare l'ultimo saluto"
"Mio fratello lo sa già?" Non volevo dirglielo io
"No"
Dannazione.
Arrivò il pomeriggio.
Camera mortuaria.
Quando vi dicono che i morti sono come persone addormentate mentono.
Achille sembrava tutt'altro che addormentato.
Mia madre e mia zia piangevano.
La cosa peggiore di una perdita è vedere le persone a te care crollare sotto i tuoi occhi.
Io ero seduta in un angolo della stanza con i pugni serrati.
"D-dobbiamo andare"
Mia madre era a testa bassa per non farsi vedere da me in quello stato
"Saluta il nonno"
Gli diedi un bacio sulla fronte
Gelato.
"Scusa nonno."
È ciò che ho pensato in quel momento.
Passarono due giorni
Era il suo funerale.
Odio i funerali.
Avevo assistito a solo due di essi e non riuscivo a sopportarli.
Il parroco parlava.
Mi avevano costretto a stare nella prima fila della chiesa, affianco a mia madre.
Lei era appoggiata alla mia spalla, si era lasciata andare
Ero diventata io l'adulto.
Dovevo essere forte
"Niente lacrime."
Avrei solo fatto piangere mia mamma di più.
Il parroco pregava
"Zitto. Zitto. Zitto! Cosa ne vuoi sapere tu di Achille? Cosa ne vuoi sapere di mio nonno! Pensi davvero che lui sia come lo descrivi? Le tue preghiere per lui non lo porteranno indietro!"
Avrei voluto gridare questo a tutta la chiesa, a tutti i presenti.
La messa finì.
Mi lasciai cadere sulla panca, come stremata da una lunga corsa.
Non potevo più trattenermi
Era come cercare di non vomitare dopo una sbronza
Non che me avessi mai presa una, ma nei telefilm fanno sempre questi paragoni con l'alcool
Scoppiai a piangere
Abbracciai fortissimo mio fratello
"Ti voglio bene, non lasciarmi sola"
Sussurai, lui non sentì neanche
Quando mi girai di nuovo dalla parte della navata la bara era sparita.
Mio nonno era nel carrofunebre
Uscii dalla chiesa e andai vicino a questo.
Baciai la bara.
"Buon viaggio"
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Questo capitolo è dedicato a mio nonno, deceduto il 21 gennaio di questo anno.
Nella foto lui e mia madre

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