Spesso affiorano ricordi di giorni remoti, giorni della mia vita precedente, forse. Uno in particolare è quello che racconto con più piacere. In un pomeriggio lontano di un luogo sperduto e dimenticato al mondo, sotto un albero di ciliege, siedevo io. Avevo un bastoncino in mano, e giocavo con il fango sopra cui ero posta. Il mio abito di tulle giallo era sporco di terra e strappato dai rovi. Avevo corso? Non ricordavo. Stavo piangendo. Per quale motivo? Mi alzai e mi guardai il cielo azzurro che mi sovrastata. Un tuffo al cuore, mi tremavano le mani. Arrivò un lieve vento tiepido che portò a me un dolce odore di fiori. Chiusi gli occhi, e quando decisi di riaprirli tutto era scomparso. Il nulla si diffondeva nel mio cuore, circolava nelle mie vene. Riuscivo a respirarlo ed era l'unica cosa a cui pensavo. In quel momento il nulla aveva cancellato i miei problemi, le mie paure, i miei errori; ma aveva anche cancellato i miei sogni, i miei traguardi e le cose che amavo. Ecco perché adoro questo particolare ricordo della me del passato, perché riesco a porre a tutte le persone a cui racconto lo stesso quesito: credi davvero di preferire il nulla alla vita?
