Capitolo secondo

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«Oh, mio Dio!»

«Marinette!»

«Che è successo?!»

«Sta male?!»

«Chiamate un dottore!»

Le voci spaventate degli altri arrivavano ovattate alle sue orecchie, come se al momento lei stessa si trovasse in un'altra dimensione. Il fatto era che, presa com'era dal reprimere le proprie emozioni, Marinette non si era resa conto di essere sull'orlo di esplodere. Cosa che era effettivamente avvenuta quando Adrien aveva ammesso di essere innamorato di qualcuno. Di Ladybug. Di lei, quindi. Ma Adrien non lo sapeva. Né sapeva che lei sapeva. Che gran casino.

«Allontanatevi, fatela respirare!» stava dicendo Alya, cercando di creare un po' di spazio attorno all'amica, che ancora non era in grado nemmeno di riaprire gli occhi. «Marinette, mi senti?» continuava a chiamarla, dolcemente. «Cerchiamo di mantenere la calma, magari è solo un calo di zuccheri.»

«A meno che non sia inciampata sui suoi stessi piedi», affermò il simpaticone di turno.

«Che cattiveria...»

«Ehi, non sarebbe la prima volta, che lo fa.»

Non aveva tutti i torti, dovette riconoscere Marinette, riuscendo finalmente a schiudere le palpebre. La prima cosa che vide furono i volti di tutti sovrastarla dall'alto, visibilmente preoccupati per lei. I più vicini, però, erano quelli dei suoi più cari amici, e cioè Alya, che le teneva con dolcezza una mano, Nino che si trovava accanto a lei, e Adrien che la sorreggeva fra le braccia.

Di colpo Marinette recuperò ogni singolo senso e spalancò gli occhi, lasciandosi andare ad un verso buffo e sguaiato, che suscitò il riso di qualcuno. «Sto bene!» annaspò poco dopo, sfuggendo alla presa di Adrien, che la fissò a metà fra lo stupito e il preoccupato. «Non mi sono natta fiente

«Cos...?»

«Mom ni noso fatta niente!»

«Forse... è una conseguenza della caduta?» ipotizzò Nino, grattandosi il mento.

Alya sospirò e scosse il capo. «No, sta benissimo», gli assicurò, riconoscendo chiaramente i sintomi del solito imbarazzo che la coglieva tutte le volte che le capitava di essere così vicina ad Adrien. Era strano, comunque, perché nelle ultime settimane le era parso che Marinette fosse riuscita a vincere quasi del tutto la propria timidezza nei confronti dell'amato, riuscendo a rapportarsi con lui in maniera pressoché normale. La sua confessione l'aveva sconvolta al punto da resettare ogni progresso fatto? Alya poteva capirla, ma non condivideva affatto quella reazione esagerata e non avrebbe tardato a farglielo sapere.

«D'accordo, gente», dichiarò a gran voce, rivolgendosi alla classe. «Direi che per oggi possiamo finirla qui. Riprenderemo in un altro momento.» Visto quanto appena accaduto, nessuno obiettò. «Mi raccomando, tenete per voi i nostri segreti, ché tanto abbiamo materiale sufficiente per ricattarci a vicenda, nel caso qualcosa trapelasse al di fuori di queste mura. E, sia chiaro, semmai dovesse accadere, non esiterò ad aggiornare il blog della scuola con qualche succulenta curiosità.»

Grazie a quella non troppo velata intimidazione, tutti si rasserenarono, certi che i loro segreti fossero in una botte di ferro: sapevano che Alya era un'amica fidata, ma sapevano anche che era capacissima di mettere in atto le proprie minacce se solo le fosse saltata la mosca al naso.

L'aula cominciò allora gradatamente a svuotarsi proprio mentre Marinette tornava sulle proprie gambe, sorreggendosi alla cattedra. «Tutto bene?» le domandò Nino, che, come Adrien, non si era mosso dal suo fianco.

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