Chi ti consola non sono io

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Quando ti ho vista oggi, triste, con le tue cuffiette nell'orecchie e lo sguardo spento. Ascoltavi le risate di chi non capivi, o meglio, non volevi capire. Potevo sentire i tuoi pensieri dentro l'anima in subbuglio, mentre rispondevi bene alla domanda come stai. E fissavi il vuoto immenso che avevi davanti, e pensavi al mondo senza risparmiarti. Avevi la faccia bella come al solito, ma eri sola, più che mai, in mezzo alla gente. Le risate del gruppetto di ragazzine isteriche accanto a me, facevano da sottofondo ai tuoi pensieri. Le pareti squallide di quella sala, facevano da schermo per le tue emozioni. Io ti guardavo, e quando i tuoi occhi hanno incontrato i miei, hai letto nel mio sguardo il mio infinito amore per la persona che guardavo. Hai letto nel mio sguardo le mille domande che avrei voluto farti, ma che non riuscirò mai a fare.
Che succede?
Tutto bene?
A cosa pensi?
Posso fare qualcosa per renderti felice?
Cosa ascolti?
Ma mi vuoi bene almeno un po'?
Ti do fastidio?
Vuoi che me ne vada?
Posso abbracciarti?
È mi hai ignorato.
Ovviamente ho visto le tue dita su una tastiera su uno schermo. Non ho avuto bisogno di leggere altro che la tua espressione. Pochi minuti dopo ti ho vista alzare e andargli incontro. In fondo, sarebbe stato troppo semplice se tu fossi stata sola. Ovviamente, hai chi ti consola meglio di me. E così ti ho vista andare via, con l'unica persona che ti capisce, o meglio a cui ti fai capire. Non importa, non importa se non mi vuoi, se mi odi, se mi parli male alle spalle. L'importante è che tu sia felice. Tutto il resto? Non conta.

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