PREMESSA: SE NON VOLETE LEGGERE QUESTO CAPITOLO NON FATELO. NON CI SONO GRANDI SPOILER (Anche perché è il primo quindi...). A CIRCA METÀ DEL CAPITOLO MI FERMO E VI METTO IL LINK DELLA PAGINA FACEBOOK DOVE L'HO PRESO PER RISPETTO NEI SUOI CONFRONTI (capitemi non posso brutalcopiare tutto) QUINDI ANDATEVELA A LEGGERE E POI STA PAGINA È ITALIANA ED È BELLA BELLA QUINDI FATECI UN SALTO.
No.
Mi rifiuto di parlare di questa parte. Si tratta della più brutta, più umiliante, più penosa settimana nei miei oltre quattromila anni di vita. Tragedia. Disastro. Dolore. Non ve ne parlerò.
Perché siete ancora qui? Andate via!
Ma, purtroppo, riconosco di non avere altra scelta. Evidentemente, Zeus esige che io vi racconti tutto, come parte della mia punizione.
Non era sufficiente trasformare me, il Divino Apollo, in un adolescente mortale con acne, la pancia e il nome di Lester Papadopoulos. Non era sufficiente l’avermi affidato la pericolosa impresa di liberare i cinque grandi Oracoli da un trio di malvagi imperatori romani. Non era neanche sufficiente l’avermi messo al servizio - il suo figlio preferito - di una semidea di dodici anni chiamata Meg a cui piace comandare.
Oltre a tutto ciò, Zeus vuole che io racconti la mia storia come testimonianza.
Da dove inizio?
Da Grover e Meg, ovviamente.
Eravamo in viaggio attraverso il Labirinto da due giorni - due giorni passati ad attraversare voragini di oscurità, laghi di veleno, centri commerciali abbandonati dove potevi trovare solo negozi di scadenti di addobbi di Halloween e dubbi ristoranti cinesi.
Il Labirinto può essere un luogo sconcertante. Come una rete di capillari sotto la pelle del mondo mortale, il Labirinto unisce seminterrati, fogne e tunnel dimenticati in tutto il mondo senza curarsi delle normali leggi dello spazio e del tempo. Una persona può entrare nel Labirinto da un tombino a Roma, fare dieci metri, aprire una porta e ritrovarsi in una scuola di clown in Minnesota. (Non fate domande, per favore. E’ stata un’esperienza traumatica.)
Avrei preferito stare alla larga dal Labirinto. Purtroppo, la profezia che avevamo ricevuto in Louisiana era stata chiara: Dovete attraversare le terre oscure del labirinto. Divertente! Solo la vostra guida saprà la strada.
Se non fosse stato per il fatto che la nostra guida, il satiro Grover Underwood, sembrava non conoscerla affatto.
“Ti sei perso,” gli dissi per la quarantesima volta.
“Non è vero!” rispose in protesta.
Continuò a camminare con i suoi jeans larghi e maglietta verde. Indossava delle speciali scarpe da ginnastica modificate per adattarsi agli zoccoli, e un cappello rosso sopra i capelli ricci. Cosa gli facesse pensare che un travestimento del genere potesse farlo passare per umano era un mistero. Le corna erano chiaramente visibili sotto il capello. Perdeva continuamente le scarpe, e mi stavo stancando di doverle recuperare ogni volta.
Arrivammo davanti a un bivio, e lui si fermò. Corridoi con mattoni a vista si perdevano nell’oscurità in entrambe le direzioni. Grover si accarezzò il pizzetto con fare incerto.
“Allora?” chiese Meg.
Grover sussultò. Come me, aveva imparato presto che non era piacevole far innervosire Meg.
Non perché Meg McCaffrey avesse un aspetto che intimidiva. Era piccola per la sua età, e indossava dei vestiti che la facevano somigliare a un semaforo - vestito verde, leggins gialli, scarpe rosse - che ormai erano completamente sporchi grazie alle nostre avventure nei tunnel. I capelli a paggetto erano ricoperti di ragnatele. Le lenti dei suoi occhiali erano così sporche che mi domandai come fosse in grado di vederci attraverso. In generale, aveva l’aspetto di una bambina dell’asilo sopravvissuta a una feroce litigata per il suo turno sull’altalena.
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Rick Riordan Fandom
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