Capitolo 1 La biblioteca

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Ero di nuovo nella biblioteca, nonostante l'ora. "Già, che ora è ?". Pensai tra me e me. Sfilai leggermente dalla tasca della pesante felpa nera il mio cellulare, quell'inutile aggeggio, pagato un sacco di soldi dai miei genitori, che speravano che così avrei avuto una vita sociale migliore. Ma quella spesa non era servita. Era uno di quelli di ultima generazione, con milioni di app, inutili. L'unica cosa per cui lo utilizzavo era guardare l'ora e sentire ogni tanto i miei quando me ne stavo in biblioteca per ore. E mentre ero assorta nei miei pensieri rinfilai il cellulare in tasca senza guardare l'ora. Mi succedeva sempre. Sbuffai e lo ripresi tra le mani. Erano le 19:37. Il mio coprifuoco era previsto per le otto e mezzo. Bene, avevo ancora un po' di tempo prima di tornare a casa e sentire il solito discorso sul fatto che avevo bisogno di amici, di uscire a divertirmi.

Ma io non ne avevo mai sentito il bisogno. Io me ne stavo in biblioteca. E i libri erano i miei migliori amici. Passavo intere giornate in biblioteca, che era quasi sempre deserta a parte quando i bambini venivano a fare qualche lettura con la scuola e le maestre leggevano loro libri di fiabe, per fargli scoprire la bellezza dei libri. Mi piaceva passare accanto alle stanze in cui c'erano tutti i bambini intenti a ascoltare attentamente le parole delle maestre e guardare le espressioni sognanti sui loro volti innocenti. C'era una maestra in particolare che amava leggere libri ai bambini e si poteva capire dal modo in cui si calava nei personaggi delle storie. Si chiamava Amanda ed era abbastanza giovane, aveva dei capelli biondo scuro, che da lontano sembravano un ammasso di paglia, due grandi occhi azzurri, sempre nascosti dietro agli occhiali da vista. Abbastanza alta e molto esile di corporatura. Si vestiva in modo un po' vecchio per la sua età. Mi sorrideva sempre quando mi vedeva. E io ricambiavo. Aveva un'aria simpatica, forse sarebbe stata una delle poche persone con cui sarei andata d'accordo. Quel giorno non c'erano bambini che giravano per la biblioteca. C'era pochissima gente, per lo più nella sezione dedicata ai libri da adulti e quelli storici. Io andavo spesso nella sezione adulti solo per dare un'occhiata alle ultime uscite tra i romanzi horror e fantasy. Ne avevo letti alcuni, ed erano belli si, ma non erano il mio genere. Io passavo molto tempo nella sezione dei thriller. Quelli si che mi piacevano molto. Passavo ore a leggere le trame e le prime pagine. Ma amavo anche i libri fantasy. Ero una grandissima amante di saghe come Harry Potter, Divergent e Il Gioco Proibito. Diciamo che avevo dei gusti non proprio concordanti tra di loro. L'unico libro che era riuscito a mescolare in modo fantastico questi due generi a mio parere era Il Gioco Proibito. Bellissimo. L'avevo trovato nella sezione Giovani Adulti nel reparto Ragazzi, in cui non andavo molto spesso ma fui molto felice di esserci capitata quel giorno. Nonostante avessi 15 anni preferivo leggere libri più seri e con temi leggermente più impegnativi. Ecco. Mi ero persa nuovamente nei miei pensieri e non mi ero accorta che nel frattempo si erano fatte le 20:28. Rimisi al suo posto il libro che avevo tra le mani e mi misi a camminare velocemente tra gli scaffali alti. La mia fortuna era che una delle poche biblioteche da film, con gli alti scaffali stracolmi di libri vecchi e nuovi, il profumo delle pagine consumate dal tempo che si mischiava a quello dei nuovi bestseller, quelle con le scale su cui devi salire per raggiungere i ripiani più alti era proprio nelle vicinanze di dove abitavo. Uscii dalla mia vera casa per avviarmi alla casa in cui ero costretta a vivere e a ascoltare gli inutili discorsi di una madre ex capo-cheerleader. Mentre camminavo per le strade scure illuminate da lampioni che emanavano una luce a intermittenza iniziò a piovere. Era una pioggerella leggera e piacevole, considerando che ero una delle fan più accanite dei temporali. Le gocce mi cadevano piano sul viso e mi bagnavano i capelli. Stavo pensando a che avrei potuto dire una volta a casa a mia madre per sviare le sue lamentele, ma mi accorsi di essere già davanti al vialetto. Presi un bel respiro e mi preparai psicologicamente. Aprii il cancello e camminai sul piccolo sentiero di mattonelle. Pulii bene le scarpe sul tappetino marrone con la scritta Welcome. Misi la mano sulla maniglia e la spinsi aprendo la pesante porta bordeaux. "Sono a casa". Dissi. "Di nuovo in biblioteca giusto ?? Come al solito ...". Mio Dio. "Si ricomincia" pensai e alzai gli occhi al cielo.

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