Parte 4

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“Come diamine sono finito qui?” pensò ricevendo una fitta lancinante alla testa. Mugugnò di dolore cercando di scavare nella sua memoria. Ricordava poco e nulla di quello che era successo dopo essere caduto in ginocchio. Cercò di mettersi seduto per poter osservare meglio ciò che lo circondava e con fatica ci riuscì. Guardò la finestra, fuori era buio. “Ho passato il resto della giornata qui a quanto pare” pensò ricevendo un’altra fitta che lo costrinse a sdraiarsi nuovamente sui cuscini guardando in alto. Il mondo girava. Girava vorticosamente come in un girotondo folle; dove i colori continuavano a danzare davanti alle pupille del ragazzo che ancora disorientato faticava a stargli dietro. Puntini neri si mischiavano al soffitto bianco della stanza, sembravano granelli di polvere sparsi al vento. Jungkook portò una mano sugli occhi, cercando di fermare la vista di tutte quelle cose che, ahimè, gli provocavano un fastidioso mal di testa.
“Devo alzarmi” si disse dopo un attimo per poi alzarsi ancora e spingersi lentamente giù dal letto. La testa continuava a girargli “Sarà l’effetto dei medicinali” pensò tenendosi la base del naso per cercare di rimanere concentrato e non svenire nei peggiori dei casi. I piedi toccarono il pavimento gelido; brividi di freddo risalirono il corpo di Jungkook facendogli fare una smorfia. Guardò in giro se ci fossero un paio di pantofole ma non ne vedeva neanche l’ombra, in compenso c’era la sua fidata vestaglia di Iron-man sulla sedia accanto a lui: doveva avergliela portata sua madre, quella donna poteva donargli il mondo se avrebbe voluto. Si infilò la vestaglia avvicinandosi lentamente alla finestra; il panorama notturno lo avvolse come una coperta e per un momento si dimenticò persino dov’era. Se ne dimenticò finché non sentì delle voci in corridoio venire dalla sua parte, sembravano due ragazzi nel bel mezzo di una discussione.
- Torna indietro! Devi bere la tua camomilla! – disse il primo inseguendo quello che Jungkook pensò stesse fuggendo via
- Non ci penso nemmeno, non voglio ritornare a bere quella schifezza! Voglio bere qualcosa che non sia camomilla! – rispose senza fermarsi
- Mingyu, dai! Parliamone! Se la bevi giuro che poi ci vediamo un film – disse, quasi pregandolo di prendere quella bevanda, di tutta risposta il secondo ragazzo disse:
- Ah, sì Wonwoo? Scommetto che il film si chiamerà il ritorno della camomilla, la vendetta delle tazze da the –
Jungkook rise, nonostante il mal di testa, nel sentire quel ragazzo di nome Mingyu fare quella battuta, sembrava quasi il titolo di un film d’azione… o meglio, di un thriller.
La porta della sua stanza si aprì di scatto ed entrambi i ragazzi si fiondarono dentro uno dopo l’altro.
- Ah! Ora sei in trappola! – disse il ragazzo di nome Wonwoo cercando di bloccare il fuggitivo.
- Non mi avrai mai! – disse l’altro, con tono di sfida, salendo sul letto del povero Jungkook che intanto li guardava divertito.
Per sbaglio uno dei due attivò il pulsante di chiamata che suonò insistentemente nella testa di Jungkook per diversi secondi. Il bottone rosso era accanto al letto  e i due, nel bel mezzo della battaglia con i cuscini che prima erano sotto la testa del ragazzo ancora immobile accanto alla finestra, non se ne accorsero nemmeno; così come non si accorsero del proprietario della stanza accanto alla finestra che aveva solo le tende a nasconderlo.
|Cosa farà Jungkook?|
Li interrompe vs Esce senza farsi vedere
|Risultato del sondaggio: Li interrompe|
Nonostante i due se le stessero dando di santa ragione, con i cuscini, si vedeva che entrambi non volevano farsi del male sul serio… ovviamente non volevano!
- Lo sai che ti serve… devi prendere la medicina Min – disse ridacchiando il ragazzo moro bloccando un colpo diretto alla sua faccia.
- Ma è ingiusto chiamarla camomilla! Chiamala bevanda di morte che fa talmente schifo ma non serve realmente a nulla! -rispose l’altro dandogli un’altra cuscinata - So bene che in realtà non è una vera camomilla Wonwoo! Solo perché ho questo problema non potete rinchiudermi per in ospedale finché non prendo quella cosa orribile! – continuò quando il cuscino gli fu strappato via e venne immobilizzato dal suo aguzzino contro il materasso. Mingyu mise un adorabile broncio, nonostante fosse solo qualche centimetro più alto del moro, quello riuscì ad intrappolarlo fra lui e il materasso, sovrastandolo.
- Min, min… sai che ti… ehm… che tengo molto a te, no? Lo fai questo piccolo sforzo per il tuo Beanie? – disse avvicinandosi al suo viso mentre Mingyu arrossiva leggermente sotto di lui
- Mm-mh – annuì brevemente distogliendo lo sguardo - Quindi la prenderai? – gli chiese praticamente ad un soffio dalle labbra
- Si… - disse anche lui in un soffio, socchiudendo gli occhi. Le loro labbra si stavano per toccare, mancava veramente poco prima che lo facessero effettivamente.
Jungkook sgranò gli occhi con un mezzo sorriso, era arrivato il momento di entrare in scena, anche perché non ce la faceva più a rimanere nascosto, insomma… quella era pur sempre la sua stanza, mica se ne poteva andare alla chetichella lasciando quei due alle prese… con le loro cose! Se non li avesse interrotti… la situazione avrebbe decisamente preso una piega ambigua. Si schiarì la voce rumorosamente, facendo voltare i due ragazzi verso la sua posizione. I due rimasero impietriti quando lo videro comparire dal tendaggio per poi dirigersi verso la loro posizione.
- Emh… non è come sembra – disse il ragazzo con la schiena sul materasso
- Si, e io sono Marylin Manson – disse Jungkook ridacchiando mentre i due si ricomponevano e finalmente si sedevano.
- Giuro che non è come sembra, Won… ehm… il mio hyung tiene alla mia salute, voleva solo farmi prendere la medicina – continuò, scompigliandosi i capelli in imbarazzo, mentre Jungkook li guardava sorridendo, per nulla convinto.
- Che ci fate nella mia stanza? – gli chiese, curioso di sapere per quale assurdo motivo si fossero infilati là, i due si guardarono brevemente
- Beh… questa stanza era vuota fino a ieri, di solito Min viene a rifugiarsi qui quando non vuole bere la “camomilla” – disse, virgolettando la bevanda, il ragazzo dai capelli neri.
- Non usare quella parola con me – disse il più alto, incrociando le braccia, quasi offeso
- Va bene, va bene… ma ci andremo a vedere questo film quindi? – domandò il moro mettendo un braccio intorno alle spalle dell’altro che ora non era più così offeso
- Ehm – li interruppe nuovamente Jungkook e i due lo guardarono di nuovo
- Posso sapere chi siete? – gli domandò
- Io sono Mingyu, K… - cominciò il ragazzo prima che l’altro lo interruppe
- Lui è Mingyu mentre io sono Wonwoo, ti basti sapere questo – si affrettò a dire il moro lasciandosi sfuggire una risatina nervosa – Tu? –
- Mi chiamo Jungkook… – disse non capendo per quale motivo i due sembrassero avere sospetti su di lui tanto da non rivelare i loro cognomi, ma per sicurezza non rivelò nemmeno il proprio… infondo non poteva andare in giro ad urlare ai quattro venti chi era e dire quello che il tizio inquietante gli stava facendo.
- Come mai sei in questo ospedale? – gli chiese Mingyu
- Non ne sono del tutto sicuro e… non ho esattamente idea di come sia successo, mi ricordo solo di essere svenuto – disse Jungkook sedendosi accanto a Wonwoo che stava giocherellando con l’orlo della sua giacca.
- Cioè sei tipo svenuto e bam! Ti sei ritrovato qua senza motivo? – domandò il ragazzo accanto a lui distogliendo l’attenzione dal capo d’abbigliamento
- Sì, più o meno si – disse con finto imbarazzo “Non posso mica raccontargli quello che mi è successo realmente” pensò “Rischio di finire segregato in casa o peggio…” continuò il suo discorso mentale prima di sospirare lievemente.
- Voi? – chiese
- Il signorino qui presente – disse il moro indicando Mingyu - Deve venire a prendere le sue medicine ogni settimana e puntualmente fa il ragazzo… - continuò prima di ricevere una cuscinata che lo stese sul materasso.
- Stavi per dire che sono viziato, vero? – disse il ragazzo preso in causa parando una cuscinata di Wonwoo che, dopo essersi rialzato, aveva un sorriso luminoso.
- Effettivamente… sì! – disse quello ridendo mentre iniziava, ancora una volta, la battaglia senza esclusioni di colpi. Stavolta nella lotta con i cuscini venne coinvolto anche Jungkook che fino a poco prima era un semplice spettatore, si prese una mega cuscinata che lo stese per diversi secondi, colpa ancora del mal di testa che però si era affievolito notevolmente.
- Oh oh – disse Mingyu guardando Woonwoo con fare colpevole
- Non sapete in che guaio vi siete cacciati – disse serafico Jungkook, assottigliando lo sguardo, ma divertito come non mai – Nessuno mi hai mai battuto in questo! – gridò afferrando il cuscino rimasto, cominciando a menare colpi a entrambi i ragazzi che scappavano ridacchiando, felici di averlo coinvolto nonostante non lo conoscessero bene. Jungkook era nettamente in vantaggio seppur svantaggiato numericamente, i tre si stavano battendo coraggiosamente ognuno per la propria causa quando ad un tratto qualcuno bussò brevemente alla porta; i tre si guardarono allarmati abbassando le “armi”.
- Nascondetevi! – disse, a bassa voce, Jungkook fiondandosi sotto le coperte dopo aver afferrato i cuscini degli altri due, fingendo di dormire.
- Io spero vivamente per te di non aver sbagliato ancora stanza altrimenti giuro che ti picchio – disse un ragazzo con il camice da dottore al suo collega aprendo la porta.
- Ti giuro che il segnale veniva da qui – si difese l’infermiere entrando dietro il dottore.
- Sembra non ci siano problemi… - disse il dottore controllando la temperatura di Jungkook posando la mano sulla sua fronte
- Probabilmente ha spinto il pulsante mentre si girava nel sonno – disse l’infermiere evitando casualmente l’occhiataccia ricevuta dal dottore.
-… Aish, lo sapevo Park, non ci si può fidare di te – disse scrivendo sulla cartella del paziente i dati appena appresi – La febbre è apparentemente scesa e il taglio sulla gola non sembra essere peggiorato – sussurrò sovrappensiero rimettendo la penna nel taschino mentre Jungkook cercava di non muovere un muscolo.
- Dottor Byun… mi spiace, come facevo a sapere che questo era l’ennesimo falso allarme? – disse l’infermiere Park imbarazzato
- Sì, ma questo cavolo di sistema di chiamata lo dovevi aggiustare tu – lo rimproverò il dottore avviandosi verso la porta seguito immediatamente dal povero infermiere che abbattuto dava un’ultima occhiata alla stanza.
- Dottor Byun… abbiamo sempre avuto due pazienti in questa stanza? – chiese indicando il secondo letto, dove erano nascosti Mingyu e Wonwoo, l’interpellato controllò la cartella per un breve momento.
- No, nessun altro paziente qui, solo questo studente della YISS – rispose
- Dottor Byun… secondo lei ci vedo male io o il letto è occupato? – chiese l’infermiere Park
Jungkook si allarmò, non voleva che gli altri due venissero scoperti nella sua stanza… nonostante se lo meritassero, in fondo se l’erano cercata loro per primi. Sospirò, che fare? Voleva aiutarli, davvero, ma poi gli venne in mente quello che avrebbe dovuto fare non appena si fosse alzato  dal letto, quello che avrebbe dovuto fare sin da subito ma che con il mal di testa gli era passato di mente. Doveva cercare Taehyung. Doveva sapere se stava bene.
|Cosa farà Jungkook?|
Li aiuta a scappare vs Rimane ad osservare
|Risultato del sondaggio: Li Aiuta a scappare|
“Aish…non voglio che finiscano nei guai però” pensò Jungkook, aprendo gli occhi, squadrando i due estranei che si stavano per dirigere verso i poveri ragazzi per vedere se nel letto, accanto al suo, c’era effettivamente qualcuno.
“Devo aiutarli ad uscire di qui” si disse mentalmente, sedendosi sul letto ma continuando ad appoggiarsi ai cuscini dietro di lui. Decise che doveva distrarre il dottore e l’infermiere per un po’ di tempo, per far scappare Mingyu e Wonwoo da quella situazione, gli venne un’idea abbastanza rischiosa e iniziò a metterla in pratica facendo uno sbadiglio molto rumoroso che attirò l’attenzione dell’infermiere Park.
- Dottore! Il paziente 0109 si è svegliato – disse, girandosi verso di lui, l’infermiere avvicinandosi al letto di Jungkook.
-Do-dove sono? – disse lui, fingendosi confuso, mentre i due si guardarono sorpresi non aspettandosi che il paziente avesse un vuoto di memoria.
- Non ti ricordi? – gli disse il Dottor Byun mentre l’infermiere andava a prendere dall’armadietto alcuni effetti personali trovati nelle tasche dei suoi pantaloni.
- Sei in ospedale, sei stato portato qui d’urgenza insieme ad un altro ragazzo – disse l’infermiere porgendogli il suo portafoglio.
Jungkook spalancò gli occhi afferrando l’oggetto che conteneva i suoi documenti, fingendosi sorpreso, doveva fare di meglio; avrebbe sfoggiato le sue migliori doti da attore, avrebbe meritato un oscar per quello.
- Questo… sono io? – chiese tirando fuori una tessera, che riconobbe essere della YISS, indicando la foto del suo ID scolastico dove c’era scritta la matricola ma non il suo nome; forse fingere un’amnesia li avrebbe distratti abbastanza. Guardò brevemente i due sul secondo letto che avevano capito subito cosa stava cercando di fare e l’importanza di cogliere l’attimo creato da lui.
- Si, sei tu, ti ricordi come ti chiami? – gli chiese il dottore, riportando l’attenzione di Jungkook su di lui. Il ragazzo seduto sul letto scosse la testa lentamente facendo una faccia pensierosa mentre gli altri due scendevano silenziosamente dal secondo materasso e si avviavano silenziosamente verso la porta aperta.
- Come… come mi chiamo!? – domandò improvvisamente quasi in panico, sorprendendo persino Mingyu e Wonwoo che lo guardarono ammirati per le sue doti recitative. Afferrò per la giacca bianca il dottore che non si aspettava una reazione così imprevista, mentre l’infermiere, anche lui colto alla sprovvista, gli prese le mani cercando di farlo calmare ma non riuscendo a fargli lasciare il collega che oramai, rimaneva là aspettando che si calmasse… in fondo era abituato a tutte le reazioni strambe dei pazienti, quella era una delle meno gravi a suo parere.
“Se questa scenata non li ha convinti allora posso anche ritirarmi dalla mia futura carriera d’attore” pensò mentre l’infermiere gli porgeva il cellulare ma poi ci ripensava e lo metteva in tasca. Jungkook vide, con la coda dell’occhio, i due ragazzi che uscivano sani e salvi dalla stanza bianca, salutandolo con le mani un’ultima volta, ringraziandolo, scandendo la parola senza far uscire suoni dalle labbra per poi sorridergli.
- Stia calmo, ora le spieghiamo tutto – disse l’infermiere Park con l’intento di non spaventarlo e staccarlo definitivamente dal camice del suo superiore.
- Ti chiami Jeon Jungkook e sei stato portato qui per colpa del taglio che hai sul collo – disse il dottore, indicando la benda candida attorno al posto citato, per poi afferrare la penna e la cartella clinica, aprendola.
– Possibile amnesia momentanea dovuta allo shock emotivo subito o ad un trauma causato dalla caduta per svenimento – disse a fior di labbra, scrivendo, il dottor Byun mentre l’infermiere gli fece vedere ancora una volta il suo telefono.
Jungkook si staccò dal dottore e prese il cellulare, pregando che nessuno gli avesse scritto messaggi o lo avesse chiamato.
“Ti prego, ti prego, ti prego… non voglio messaggi da parte di quel tizio” pensò sbloccandolo. 22 notifiche. Jungkook tremò impercettibilmente: quasi per certo anche quel tizio gli aveva scritto. Non aveva veramente voglia di aprirle e così posò il cellulare sul mobile accanto al letto.
- Ricordi qualcosa di quello che stava succedendo prima che svenissi? – gli chiese il dottore. Jungkook negò ancora una volta, non perché non lo ricordasse ma perché non voleva rivedere mentalmente la scena che l’aveva fatto crollare; doveva essere forte e cercare di non pensare al fatto che avrebbe potuto perderlo.
“Taehyung… chissà dov’è” pensò preoccupato prima di rispondere
- Ricordo solo che ero in infermeria – disse sovrappensiero grattandosi la testa
- Come ti senti ora? – gli chiese l’infermiere accennandogli un piccolo sorriso
- Penso… bene? – disse inclinando la testa da un lato, sorridendo brevemente, ricambiando il sorriso.
- Posso sapere dov’è il ragazzo che era con me? – chiese al dottore che lo guardò brevemente
- Se vuoi andare a vederlo si trova nella stanza 3012… il reparto è quello di terapia d’urgenza, si trova al terzo piano – rispose preoccupato leggendo il caso clinico del ragazzo di nome Taehyung per poi chiudere la cartella – Ma prima devi fare alcuni esami – continuò facendo cenno all’infermiere di seguirlo.
Jungkook annuì. Non aveva nessuna intenzione di aspettare oltre: appena avrebbe potuto sarebbe andato a cercare Taehyung.
- Noi ritorniamo fra poco con alcune medicine che dovrai prendere – disse il dottor Byun prima di varcare la soglia della porta seguito dall’infermiere Park. Era di nuovo solo. Il cellulare vibrò brevemente sul comodino, dove l’aveva appoggiato. 23 notifiche. Lo guardò e poi guardò la porta.
Doveva scegliere: andare a cercare Taehyung immediatamente, rischiando di ignorare il tizio psicopatico che avrebbe potuto far ancora male a chi amava o rispondere ai messaggi ed evitare che qualcun altro a cui voleva bene si ferisse.
Si prese la testa fra le mani… una scelta complicata che poteva cambiare completamente il corso degli eventi, una scelta che poteva condannare qualcuno o salvarlo… Si morse il labbro indeciso. Cosa doveva fare?
Il cellulare vibrò ancora una volta, insistentemente. Jungkook si sporse per prenderlo.
|Cosa sceglierà di fare Jungkook?|
Esce dalla stanza vs Risponde ai messaggi
|Risultato del sondaggio:Risponde ai messaggi|
Le mani gli tremavano, non voleva rischiare, non un’altra volta. Sospirò ancora; non voleva che qualcun altro si facesse male per colpa sua. Sperava solo di aver fatto la scelta giusta.
Afferrò il cellulare sbloccandolo velocemente: avrebbe risposto ai messaggi. Sì, il tizio, finalmente, avrebbe persino avuto una risposta, o così pensava di fare. Sapeva che era la scelta migliore da fare, avrebbe salvato tutti… tranne sé stesso… ma poco gli importava in fondo.
- L’importante è salvare lui – disse sottovoce ripensando al povero corpo martoriato del suo hyung crollare tra le sue braccia dopo essere stato dentro quella stanza maledetta, non poteva non rispondere. Osservò lo schermo per qualche secondo prima di decidersi a tirare giù la tendina a scomparsa e vedere da dove venivano quelle notifiche. Una decina provenivano dai social mentre le altre erano di Kakao Talk. Prese un respiro profondo, non sapeva se era pronto ad affrontare la situazione e qualunque cosa ci fosse stata scritta in quelle chat. Erano 5 chat diverse, tre con numeri sconosciuti. Jungkook deglutì rumorosamente.
Chiuse il telefono poggiandolo sul cuscino. Non era pronto. Non era decisamente pronto ad aprire quelle chat. Si buttò sopra le coperte stringendo le lenzuola, frustrato con sé stesso.  Le nocche delle mani gli diventarono bianche per quanto le aveva strette, gli veniva automatico. Doveva stringere i pugni per cercare di farsi forza. Si trattava di aprire quella dannata applicazione di messaggistica ma per Jungkook non era affatto semplice, anche solo un messaggio, che era stato scritto con dei numeri sconosciuti, gli metteva un’inquietudine pazzesca… forse non era psicologicamente pronto.
“Devo farlo per Taehyung, sì, vedrò questi messaggi e poi andrò subito a cercarlo” disse fra sé e sé, deciso ad andare avanti senza guardarsi alle spalle. Alzò la testa sentendo un rumore dal corridoio, dal rumore dei passi dedusse che si stavano avvicinando alcune persone.
- Va a finire sempre così Park! – disse la voce, che Jungkook riconobbe essere del dottore che l’aveva visitato poco prima.
- Baekhyun… ti prego non ricominciare, anche se sei il mio superiore non ti permetto di parlarmi così! Sono pur sempre il tuo ragazzo! – disse l’infermiere, visibilmente irritato, entrando nella stanza che avevano lasciato poco prima seguito dal dottore che lo superò velocemente.
- Jeon, come va la memoria? – chiese gentilmente il dottore, ignorando la frase del suo compagno, mentre Jungkook si metteva nuovamente seduto sul letto e guardava i due avvicinarsi a lui.
- Credo… mi stia ritornando – disse, guardandolo negli occhi e mentendo spudoratamente ancora una volta. Il dottore lo guardò brevemente per poi annuire.
- Bene, ora le faremo qualche test clinico e le somministreremo delle medicine, il mio collega – disse il dottor Byun indicandolo distrattamente – Ti spiegherà come prenderti cura della ferita che hai sul collo – continuò afferrando lo stetoscopio al collo e indossandolo gli fece cenno di avvicinarsi per controllargli il cuore.
Dopo un paio di minuti gli esami di controllo sul suo fisico erano completati, il dottor Byun fece cenno all’infermiere di avvicinarsi e quello obbedì con un sospiro.
- L’infermiere Park Chanyeol ti darà le medicine di cui stavamo parlando prima e ti fascerà la ferita spiegandoti anche come dovrai trattarla una volta che sarai tornato a casa – disse avviandosi verso l’uscita
- Ah, Dottor Byun – lo fermò, prima che se ne andasse, Jungkook
- Si? – domandò voltandosi con uno sguardo interrogativo
- Grazie, per quello che ha fatto per me – disse mordicchiandosi il labbro, quasi imbarazzato, per poi abbozzare un sorrisino tirato, quasi stanco, o meglio, un falso sorriso. Si vedeva lontano un miglio che non era il suo vero sorriso, quello vero avrebbe potuto illuminare una città per una settimana, eppure il dottore non se ne accorse; era troppo bravo a mentire.
- Prego – rispose, con un sorriso amichevole, per poi uscire dalla stanza.
- Il dottor Byun è veramente gentile – disse Jungkook, non appena quello uscì da lì lasciandoli soli. L’infermiere buttò gli occhi al cielo borbottando qualcosa tra sé e sé mentre gli stava porgendo qualche pillola che prontamente venne ingerita insieme ad un bicchiere d’acqua.
- Di certo lo è con i pazienti… - sospirò quello andando a prendere le bende che aveva posato sul comodino del ragazzo per poi cominciare a togliere quelle attorno al suo collo.
- Perché, non lo è con te? … insomma, ho sentito che siete fidanzati se non ho capito male – disse Jungkook osservando con curiosità le mani dell’infermiere muoversi aggraziate attorno alla sua ferita.
- È complicato. – rispose semplicemente, finendo la fasciatura, lasciando andare un sospiro più profondo degli altri. Jungkook annuì distrattamente e fu assorbito dalle spiegazioni dell’infermiere su come fare, quello che lui aveva completato in due minuti, a casa una volta che fosse stato dimesso.
- Rimarrai sotto osservazione per altre 12 ore e poi ti rimanderemo a casa tua – disse avviandosi verso l’uscita mente Jungkook annuiva velocemente
- Grazie mille infermiere Park – disse sorridendo falsamente ancora una volta in quella giornata
- Hey Jungkook, vero? – disse prima di uscire, fermandosi sull’uscio della porta. Il ragazzo annuì. – Evita di sorridere se non hai nessuna intenzione di farlo, chiunque potrebbe dire che stai urlando di disperazione vedendo quel falso sorriso che regali a tutti – continuò per poi salutare con un cenno della mano e andarsene chiudendo la porta.
Il suo sorriso falso aveva sempre funzionato con chiunque, eppure con uno sguardo quell’infermiere era riuscito a distruggerlo. Si scompigliò i capelli nervosamente, aveva pienamente ragione.
Sin da quando ne aveva memoria aveva sfoggiato quel sorriso per nascondere la sua preoccupazione o direttamente i suoi veri sentimenti. Ormai era diventato il suo meccanismo di difesa contro le avversità: basta sorridere e il mondo ti sorriderà, quella era diventata la sua filosofia di vita quando affrontava i momenti difficili. Ma a quanto pareva c’erano alcune persone che se ne accorgevano. Diede un’occhiata al cellulare ancora sul suo cuscino. Prese il coraggio con due mani ed afferrò l’apparecchio elettronico girandolo. Lo sfondo si illuminò mostrando lui e Jimin all’ultima festa organizzata dal solo ed unico Sungwoon, una delle conoscenze del suo hyung. Cliccò L’app di Kakao: era arrivato il momento di affrontare la sua paura. La prima chat che si ritrovò davanti agli occhi era quella di sua madre, sorrise lievemente aprendola.
- Wonder Eomma –
‘Cucciolo mio!! Sono venuta a trovarti e a portarti il cambio ma non ti sei svegliato, la tua super vestaglia è accanto al letto, non sforzarti troppo ometto e riposati. Un mega bacione dalla tua Wonder Eomma! Ps. torno fra qualche ora’
Sua madre era sempre così spontanea nei messaggi, ridacchiò brevemente, magari alternare le chat sconosciute con quelle conosciute l’avrebbe aiutato ad affrontare la situazione in maniera più “tranquilla”, o almeno ci sperava, voleva quasi credere che facendo così la situazione l’avrebbe affrontata meglio. Prese un profondo respiro, chiuse quella chat ed aprì il primo numero sconosciuto che appariva sulla sua lista.
‘Sembri così innocente mentre dormi… verrebbe quasi da rapirti immediatamente’ Lesse Jungkook, che rimase senza parole: quella frase gli fece venire i brividi sulla schiena. Rimase imbambolato là, davanti a quella schermata per un tempo indefinito. Una volta che si riscosse notò che, insieme a quel messaggio, c’erano anche moltissimi allegati. Erano tutte immagini. Foto, delle sue foto. Erano anche piuttosto recenti, doveva averle scattate molto recentemente. Jungkook sbiancò non appena notò un dettaglio fondamentale: erano tutte foto raffiguranti lui nel letto dell’ospedale. Come aveva fatto ad arrivare là senza che nessuno se ne accorgesse e lo cacciasse? Cominciò a salirgli un groppo in gola che non riusciva a mandare giù, deglutì a vuoto diverse volte prima di notare che quel numero era stato disconnesso del tutto. Non poteva rispondergli. Chiuse la chat e la cestinò, non voleva nessuna foto che il tizio psicopatico gli aveva scattato. Non aveva nessuna intenzione di assecondarlo, o almeno non in quel senso... voleva solo proteggere tutti.
Aprì un altro messaggio, sempre di un numero sconosciuto, cercando di calmare il tremolio alle mani, il numero era diverso ma la persona che l’aveva scritto era la stessa, lo sapeva. Quella cosa cominciava a non piacergli: non gli piaceva per niente. Anche questo numero era bloccato definitivamente, non poteva mandare nemmeno lì i messaggi. “Prima vuole che lo noti ma poi blocca due numeri per non farsi rispondere, a che razza di gioco stai giocando psicomalato?” si chiese, scrollando le spalle per riprendersi dal freddo che l’aveva pervaso fino a poco prima. Passò una mano sulle labbra screpolate e torturate dai suoi denti, cominciando a leggere, subito dopo, la conversazione. Sgranò gli occhi immediatamente, Jungkook non fu più così sicuro di aver fatto la scelta giusta. Infatti, gelò sul posto non appena lesse la prima frase.
‘Non sai quanto mi sono divertito a parlare con tua madre bunny… è una brava donna, non vorrai farla preoccupare, vero?’ e insieme a quello c’era un primo piano di sua madre seduta accanto al suo letto, sorrideva. Jungkook, nonostante fosse congelato sulle sue, sussultò impercettibilmente, incredulo di ciò che aveva appena visto. Sua madre aveva visto in faccia il suo aggressore ma non lo sapeva.
“Cazzo.” Pensò mettendosi le mani nei capelli per la disperazione “Nemmeno mia madre è al sicuro con questo tizio in giro… per di più non sospetterà di lui nemmeno un po’ visto che l’ha conosciuto, chissà cosa le avrà detto per ingannarla” continuando dando un’occhiata di sfuggita alla foto della madre. I lineamenti del viso erano rilassati. Quei lineamenti, così simili ai suoi, non mostravano l’ombra di spavento ma solo di preoccupazione per lui e quel piccolo sorriso accennato l’avrebbe riconosciuto tra mille. I messaggi con quel numero si interrompevano lì. Con fatica chiuse anche quella chat e fortunatamente un nome illuminò per un momento di speranza il suo viso. Tra tutte le conversazioni ancora da aprire c’erano anche dei messaggi di Jimin, sorrise ampiamente aprendo la sua chat, già intuiva per quale motivo gli aveva scritto.
- ChimPeachy –
‘Yo Kookie, non ti ho visto a pranzo… sei scappato col tuo hyung?’
‘Che fine hai fattooo!? Non dirmi che stai scopando con quel gran pezzo di manzo!’
‘Aish… ma vuoi rispondere? Così mi confermi quello che ho scritto’ le faccine pervy alla fine aggiungevano un tocco alla “sai benissimo cosa intendo” solito di Jimin. Jungkook arrossì violentemente per poi ricominciare a leggere la chat
‘Kookieeeeeeeeeee… è urgenteeee rispondimiiii’
‘Bene. Sei proprio un bell’amico eh?! E io che volevo raccontarti di Mr. Tenebroso… non ti dirò un bel niente!’ Jungkook ridacchiò, sollevato di star leggendo la chat del suo migliore amico e non pensando ai messaggi precedenti, immaginava già cosa poteva essere successo con questo fantomatico Mr. Tenebroso. Da quel messaggio in poi il tono allegro e spensierato del suo hyung cambiò.
‘Kook… mi hanno appena detto che prima di pranzo un’ambulanza è arrivata e ha portato via te e il tuo hyung… puoi dirmi cosa è successo?’ il tono era preoccupato e serio, l’aveva sentito e visto così pochissime volte, Jimin era un tipo allegro ma quando diventava serio sembrava calargli un velo di nebbia ad oscurare il suo sguardo sbarazzino, quasi infantile per la sua età. I messaggi di Jimin si interrompevano bruscamente. “Devo rispondergli…? Nah, non credo sia il momento, lo chiamo dopo… ho altro da fare adesso” pensò passando, senza pensarci troppo, ad un'altra chat col numero sconosciuto, l’ultima. La tranquillità che l’aveva pervaso leggendo i messaggi del suo migliore amico svanì lasciando spazio al terrore puro che apparse improvviso con l’apertura di quell’ultima chat.
‘ Scommetto che ti starai chiedendo come ho fatto a farti così tante foto… La stanza è talmente grande che nessuno si è accorto di me, nemmeno i due idioti che sono entrati… è facile stare accanto a te senza che tu te ne accorga ahahah’ Jungkook si guardò intorno per cercare di capire dove fosse nascosto, cosa avrebbe fatto se fosse stato ancora proprio lì? Cominciò a sudare freddo.
‘Povero bunny, non sono più nella tua stanza se mi stai cercando e poi non vorrai metterti nei guai continuando a stare sulle tue, esatto? Ho la soluzione anche per questo ed è semplice’ e subito sotto appariva un messaggio in grassetto, quasi a sottolineare l’importanza pressante che avrebbe avuto.
‘Vuoi sapere cosa devi fare? Devi essere solo mio’ Jungkook fissò quel messaggio non sapendo veramente cosa pensare, i pensieri si erano presi una pausa permanente e nella sua testa vigeva il silenzio perenne. Di nuovo quella frase. Gliela aveva detta anche la prima volta che si erano visti in quell’aula, su quel fatto sembrava si fosse impuntato, quella di farlo suo sembrava quasi una mezza minaccia o un avvertimento dell’inevitabile. Deglutì a fatica il groppo che era rimasto in agguato già dai messaggi precedenti.
‘Non penso vorresti che capitasse qualcosa nella stanza 3012… quindi ora farai ciò che ti dirò piccolo Bunny e ti chiamerò non appena finirai di leggere questo messaggio.’
Non passò nemmeno una decina di secondi che sulla schermata del cellulare apparve lo stesso numero sconosciuto. Jungkook si riscosse lentamente dalla trance ed era indeciso se accettare la chiamata o rifiutarla… ma poi si ricordò del messaggio mirato a fargli accettare ogni cosa o le conseguenze che avrebbero affrontato le persone a cui teneva sarebbero state drastiche... soprattutto per Taehyung che era nella stanza 3012. Rispose. Era l’unica opzione che poteva ribaltare la situazione in cui si trovava, forse.
- P-pronto? – disse balbettando Jungkook ancora non riuscendo a credere a quello che aveva appena fatto.
- Bunny… sapevo avresti risposto subito – disse per poi ridacchiare, la voce del tizio psicopatico… non era come l’aveva sentita dal vivo – Piaciuta la foto di tua madre? È stata molto gentile con me – aggiunse mentre Jungkook istintivamente tratteneva il fiato per poi rispondergli
- Come facevi a sapere che avevo appena finito di leggere i messaggi? –
- Ho i miei metodi piccolo Bunny – disse semplicemente
- Cosa vuoi e perché la tua voce non è come ricordo? – gli chiese Jungkook, stranito, dopo aver sentito la risposta vaga e ripreso fiato, la voce dall’altra parte rise di gusto
- Non spremere quella bella testolina sto usando un modulatore vocale così, anche se mi incontri per puro caso, non mi riconoscerai – gli disse – Voglio te perché sei già stato mio e lo sarai di nuovo… se significa dover minacciare le persone intorno a te, come quel ragazzino, quel Kim Taehyung – continuò diventando sprezzante sul nome del suo hyung. Jungkook si ammutolì. Qualcuno spalancò la porta facendolo saltare almeno a due metri da terra per lo spavento.
- Diamine mi sono perso! È questa la stanza 3012? – gli chiese un tipo affacciandosi, Jungkook scosse la testa e quello si dileguò come era apparso.
- Di chi era quella voce Bunny? C’era qualcuno lì con te – chiese alterata la voce del tizio al telefono facendo sussultare il ragazzo.
- N-nessuno, non c’era nessuno, sono solo– rispose frettolosamente torturando le lenzuola con la mano libera
- Non funziona così Bunny, io so sempre se menti… e ora stai mentendo piccolo. – disse laconico – Ma ti do una possibilità per farti perdonare… facciamo un bel gioco! – riprese improvvisamente euforico
“Un altro gioco?!” pensò allarmato… quella frase cominciava a fargli venire un’angoscia all’altezza dello stomaco, l’ultimo gioco non si era concluso bene…
– Che genere di gioco? – chiese tremando impercettibilmente
- Un piccolo gioco che si chiama… vita o morte – rispose quello facendo una breve pausa - E in gioco c’è qualcosa di molto importante per te – disse, facendo un’altra pausa che Jungkook trovò durasse un secolo, per poi continuare il discorso – Qualcosa che si trova esattamente dove sei tu e che ha subito un ricovero d’urgenza… allora, ti va di giocare? –
Jungkook rimase pietrificato. Non aveva idea che il tizio psicopatico avrebbe scoperto che anche Taehyung era stato ricoverato là, insieme a lui. Non voleva pensarci, anzi, non voleva proprio dirlo ma si costrinse a chiederglielo per avere conferma del sospetto che gli frullava allarmante in testa.
- Si tratta della vita di Taehyung, vero? – disse con voce incrinata, cercando di non andare nel panico.
- Esatto mio piccolo Bunny, ho diciamo… manomesso qualcosa e ho aggiunto un piccolo meccanismo che potrebbe fare danni se non viene fermato – disse divertito mentre Jungkook si sentiva crollare il mondo addosso in un secondo.
Improvvisamente non ricordava più come respirare, un peso sopra il suo petto glielo impediva, ma la cosa più grave era che aveva appena peggiorato la situazione inconsapevolmente, per colpa di chi, poi? Quel ragazzo nemmeno lo conosceva! E, come la prima volta che non gli aveva dato ascolto, era di nuovo Taehyung ad andarci in mezzo. Una lacrima scese sulla guancia del ragazzo che la asciugò velocemente, non voleva mostrarsi debole anzi una rabbia sorda stava crescendo dentro di lui. Nemmeno se lo chiese. Sapeva benissimo cosa fare.
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(Siamo giunti alla fine della parte 4! Wow devo dire che non mi aspettavo di scrivere +5k di parole, una cosa inaspettata! Ci vediamo al prossimo capitolo, sempre se non siete morti d'ansia ahahahah comunque spero vi sia piaciuta questa parte :3 l'autrice)
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Comincerò a scrivere la prossima parte dopo il 25 giugno sorry not sorry

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