Roma. Primo giorno di università, sono qui davanti alla facoltà di legge e ancora una volta non so prendere una decisione su quale sia il corridoio giusto da prendere per arrivare a lezione. Destra o sinistra? Sinistra! No no anzi destra.. Faccio la conta! Si dai faccio la conta. E penso proprio che sono una bambina, mi metto ancora a fare la conta! E mentre Paperino cerca di scegliere chi la spunterà fra i due corridoi, sento una mano che si poggia decisa sulla mia spalla. Sussulto, e non capisco più quale dei due corridoi la stava spuntando. Mi volto, e vedo accanto a me un ragazzo, è alto, ha gli occhi verdi e i capelli castani, ricci e spettinati, porta gli occhiali da vista appesi alla tasca della giacca, forse perché si vergogna a portare quella montatura che non gli dona più di tanto, o forse perché ci vede benissimo e vuole sol dare l'impressione dell'universitario intellettuale. È bello, ma è di quelli che sono belli ma non sanno di esserlo. Sorride e quel suo sorriso mi da fastidio, è spavaldo e si prende gioco di me, come se lui sapesse già tutto della vita.
"Che c'è? Ti sei persa baby?" e ride, e non capisco cos'ha da ridere. È la prima volta che vengo qui.
"No, non mi sono persa. E comunque non sono affari tuoi. Chi sei e che vuoi?" Rispondo a tono e mi sento figa. "Ma guarda questo sbruffone!" Penso, e dieci minuti dopo sono lì, accanto a lui, corridoio destro, e di lui so già tutto: Stefano Corsi, 20 anni, secondo anno di università, studia legge, è il padre che ha voluto così, lui voleva fare il pittore. Allora penso che è uno che non sta coi piedi per terra, è un sognatore, e penso che quelli così sono i peggiori, riescono a fatti illudere che c'è qualcosa di veramente bello in questo mondo per cui valga davvero la pena vivere, riescono a illuderti che le cose possano cambiare, e riescono a farti innamorare.
Ci separiamo, io vado alla mia lezione e lui alla sua, e quando sto per entrare nell'aula mi urla "chiamami se ti va!" Allora gli dico che non ho il suo numero e lui mi risponde che non importa, mi basta urlare il suo nome, ovunque io sia.
Penso che è un matto, si è matto, non ha senso, no e allora perché sto qui fuori a urlare il suo nome?
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Azzurra
RomanceAzzurra. Il suo nome così ricco di personalità. La sua debolezza. Scoprire se stessa. Stefano. La sua ancora. Salvarla. Suo padre. Uno sconosciuto. Andrea. Tutto da scoprire. Una novità dopo l'altra. Cambiamenti. Crescere. Vivere.